“Il Turno” e “Suo Marito” – Luigi Pirandello

Di tutta l’opera di Luigi Pirandello, nobel per la letteratura 1934, i romanzi sono spesso considerati una parte secondaria rispetto al suo monumentale lavoro teatrale e novellistico, quand’anche sono presi in considerazione in genere si citano le due opere di peso maggiore, ovvero: “Il Fu Mattia Pascal” e “Uno, nessuno e centomila”, [singlepic id=412 w=200 h=330 float=right] accompagnati, qualche volta, da “L’Esclusa” (primo romanzo) e da i “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”. Come suggerisce il titolo voglio, invece, provare a spendere due parole su questi altri due romanzi, ovvero “Il Turno” e “Suo Marito”. Tentando di parlarne in parallelo, le due opere sono ambientate una nella Sicilia della sua infanzia, a metà tra le arie di paese e le voci del sud, l’altra nella Roma della maturità letteraria, tra salotti bene, circoli letterari e redazioni di giornali. La nota caratterizzante del primo è quell’umorismo, cifra caratteristica di Pirandello, in cui ad ogni sorriso per una qualche bizzarria della società siciliana fa da contraltare un senso pena per le miserie umane, mentre, per quanto riguarda “Suo Marito”, siamo molto più vicini al tono di una farsa tragica, di due vite incastrate tra loro quasi per caso tra due incompatibilità caratteriali a incastro necessariamente sofferto.

Ambedue i romanzi sono profondamente emblematici della vita e dell’opera di Pirandello, in comune con tutta l’opera narrativa, hanno l’essere manifesto, ma, molto più spesso, riassunto del suo pensiero. I personaggi che si affacciano sulla scena del romanzo sono sempre minuziosamente descritti: atteggiamenti, pensieri, financo la mimica facciale sono mostrati nel dettaglio. Ad esempio:

“[…] don Diego fino fino, piccoletto, che gli arrancava accanto con lesti brevi passetti da pernice, tenendo il cappello in mano o sul pomo del bastoncino, come se si compiacesse di mostrar quell’unica e sola ciocca di capelli, ben cresciuta e bagnata in un’acqua d’incerta tinta (quasi color rosa), la quale, rigirata, distribuita chi sa con quanto studio, gli nascondeva il cranio alla meglio.
Niente baffi, don Diego, e neppur ciglia: nessuno pelo; gli occhietti calvi scialbi acquosi. Gli abiti suoi […]”

quadro, come al solito, tra il comico e il pietoso, ma che lascia intuire come possa andare la storia, quando Marcantonio Ravì decide di dargli come quarta moglie la giovane figlia, poiché, lui, Don Diego, proprio non può rinunciare al piacere dell’esser circondato da giovani e perché l’altro, Marcantonio, desidera per la figlia tutto il bene che l’eredità del vecchio può garantirgli… nel mentre un altro giovanotto, non abbastanza ricco da garantire la stessa felicità, attende il suo turno per sposar la figlia di Marcantonio.

Veniamo ora a “Suo Marito”, storia di un’umile, ma geniale, scrittrice tarantina che si trasferisce a Roma sulla spinta del marito, un improbabile contabile d’ufficio notarile, che le uniche cose che comprende della letteratura sono i soldi che possono cavarsene e che la moglie, con la sua smania di regalare e scrivere per nulla, si fa sottrarre. Una coppia decisamente male assortita e in cui le incomprensioni si accumulano giorno dopo giorno, o pagina dopo pagina, e in cui il rancore cova sotto le ceneri di una quotidianità familiare spezzata dall’oscuro demone che spinge Silvia Roccella a scrivere e dalle cure del marito, nato Boggiolo, diventato Roccella che ritiene il successo della moglie unicamente risultato della sua opera pubblicitaria e promozionale.

Entrambi i romanzi si lasciano leggere con facilità e scorrono via preda della curiosità di mandare avanti la vicenda per farla giungere al suo finale, che, per quanto sembri attendibile già dalle brevi trame che ho dato, riesce a sorprendere in entrambi i casi e lasciare una sua nota originale con cui abbandonare il volume.

Per concludere, due parole sull’edizione, questi sono due classici, dunque si trovano pubblicati presso tutte le case editrici possibili ed immaginabili, per quanto riguarda “Il Turno” la situazione è abbastanza equivalente, invece un po’ di attenzione va prestata alla scelta dell’edizione di “Suo Marito”. Alcune case editrici hanno pubblicato il libro con due redazioni diverse mischiate, il finale dall’originale e la prima metà dalla riscrittura che Pirandello non ha completato causa morte. Se lo volete leggere penso che sceglierne una che riporti tutta la prima redazione e magari la seconda in nota o in appendice possa essere la soluzione migliore. Buona lettura!

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it/