Blues in sedici – Reading Teatrale – Evento Speciale

20-21 APRILE 2017
gio-ven ore 20.30

un evento extra-ordinario
ARGOT PRODUZIONI
BLUES IN SEDICI
La ballata della città dolente

READING TEATRALE
di
Stefano Benni

regia
Maurizio Panici

con
Stefano Benni, Elena Arvigo, Irene Maiorino,
Maurizio Panici, Tiziano Panici, Dacia D’Acunto

musiche
Umberto Petrin e Paolo Damiani

luci
Fabio Durastante

aiuto regia
Maria Stella Taccone

grafica
Marcella Santomassimo

Prenotatevi o acquistate il biglietto su: http://www.teatroargotstudio.com/

Deragliamenti – Spettacolo Teatrale

Anche quest’anno è giunto il momento dello Spettacolo Teatrale che conclude il Laboratorio, organizzato da ZappAttori, Piccolo Cinema America e Teatro Argot Studio.

Siamo felici di presentarvi lo spettacolo: Deragliamenti, una successione di Sketch comici che vi farà passare una serata all’insegna della risata.

locandina2

16/17/18 Maggio 2016
Ore 21.00
Teatro Argot Studio
Via Natale del Grande 27/a Roma (RM)

Biglietto (Posto Unico), 6 €

Per informazioni e prenotazioni:

Tel. 06589811
EMail. zappattori[at]altervista[dot]org

Potete aiutarci scaricando e diffondendo la locandina da qui.

Informazioni su: zappattori.altervista.org.

A Sciuquè – Spettacolo Teatrale

Compagnia LMalmand e compagnia I Nuovi Scalzi
presentano
A Sciuquè
di
Ivano Picciallo
Al debutto il 22 e il 23 aprile al Nuovo Cinema Palazzo

Il 22 e il 23 aprile alle ore 21.00 debutta a Roma al Nuovo Cinema Palazzo, in Piazza dei Sanniti 9a, lo spettacolo A Sciuquè: una pièce dedicata allemergenza sociale della dipendenza dal gioco dazzardo.

Scritto e diretto da Ivano Picciallo, con Adelaide Di Bitonto, Giuseppe Innocente, Igor Petrotto, Ivano Picciallo e Francesco Zaccaro, il progetto è una coproduzione LMalmand e I Nuovi Scalzi.

LocandinaASciuquèMascherato dal velo di legalità” che lo ha reso un business, il gioco dazzardo crea una dipendenza, impropriamente detta ludopatia, che ancora oggi non è affrontata dalle istituzioni in modo sufficientemente adeguato. La mancanza di attenzione al tema consegna il giocatore dazzardo a un viaggio verso la rovina senza possibilità di ritorno.

Al centro dello spettacolo la dipendenza del protagonista Nicola dalle Slot Machine. Il gioco lo ha portato lontano dai suoi affetti e lontano dalla sana normalità” della sua vita, fino a condurlo lontano da se stesso. Nicola, ormai corroso dalla dipendenza dal gioco dazzardo, vive al tempo imperfetto scandito solo dai suoni, dai colori e dalle luci della Slot.

La polifonia dialettale e un energico ed accurato uso del corpo e del gesto creano un dinamismo scenico ricco di immagini e suggestioni che si rincorrono e si susseguono in un movimento senza fine. Gli attori – in forma di coro moderno– accompagnano il protagonista nellexcursus della propria vita.

Uno spettacolo sul paradosso e la contraddittorietà del termine gioco: nella sua forma pura, esso è parte integrante dello sviluppo e della crescita del bambino, ma può divenire vizio e motivo di rovina nelladulto.

Il Nuovo Cinema Palazzo, che ha rischiato di essere trasformato in un casinò, si presenta perfetto per ospitare la performance. Oggi è un faro per la creazione e la diffusione della cultura per tutta la comunità del quartiere di San Lorenzo e non solo.

Roma, 13 aprile 2016

Il Respiro dell’Anima – Spettacolo Teatrale

 

“Mia Divina Eleonora”
Eleonora Duse. Una leggenda. Il testo è un omaggio alla sua vita, costellata di successi e di eccessi, di gioie accecanti e di amarezze
struggenti, ma soprattutto alla sua anima di donna appassionata e fragile, volitiva e vulnerabile.
Il palcoscenico la eternò nella storia, il pubblico la acclamò Divina, l’amore la rese disperata.
La Duse fu attrice palpitaduse-locandina-definitivante e odernissima, capace di trasmettere Il respiro dell’anima, di scandagliare le pieghe introspettive delle creature che portava in scena, attraverso una cifra stilistica ed interpretativa scevra da quell’enfatica gestualità e stentorea dizione tanto in voga ai suoi tempi. Essenziale, sublime, perfetta. Ecco com’era la Duse attrice. Vibrante, inquieta, passionale. Ecco com’era Eleonora donna. La vicenda narrata nel testo si svolge in una stanza di albergo a Pittsburgh, negli Stati Uniti, dove la Duse si trovava in tournée il 21 Aprile 1924. Qui, nel suo ultimo giorno di vita, Eleonora consegna a Madeleine, la custode della sua anima (unico personaggio fittizio che rievoca echi proustiani) il racconto ed i ricordi della propria vicenda artistica e privata. Si assisterà, pertanto, a continui slittamenti temporali e
all’avvicendarsi sulla scena di altri personaggi: Arrigo Boito, suo grande amore, Sarah Bernhardt, sua fascinosa rivale e Gabriele D’Annunzio, con il quale costituì un sodalizio artistico e visse una struggente passione d’amore. Ma la protagonista assoluta è lei.

Note di regia
La Duse fu, come Daniela Musini ha giustamente sottolineato nella sua attenta e puntuale introduzione, attrice moderna, anzi modernissima. “Ibsen, sì Ibsen, sempre e soltanto Ibsen” è stato l’autore che più amava interpretare. Il nostro allestimento prende avvio proprio dalle battute finali di “Casa di bambola”, testo che il drammaturgo compose pensando alla Duse (non è un caso che la protagonista si chiami Nora). Nora fugge da una quotidianità coniugale che la soffoca ed intraprende un viaggio
verso l’ignoto, mossa dalla fedeltà alla vita. Quello del viaggio è certamente un tema metafora del percorso esistenziale della Duse e del suo desiderio di essere sempre altrove. Il viaggio sentito come la ricerca irrequieta e disperata di un qualcosa che si vanifica sempre, approdando all’ inconsistente e al vuoto. Ciò si evince chiaramente dallo studio, per noi appassionante, del carteggio dell’attrice: per la Duse scrivere sembra essere stata quasi un’ ossessione, come se, attraverso l’atto della scrittura, ella avesse voluto fermare sulla carta i frammenti di vita che scorrono inesorabilmente, i “cocci” della sua storia. Ci è piaciuto indagare le molteplici sfaccettature dell’animo della Divina, inserendo nel lavoro varie lettere indirizzate a Boito o D’Annunzio, utili a ricostruire, oltre alle relazioni intime, anche quelle artistiche. Non meno interessanti I risultati delle ricerche relative alla voce: esile, roca, franta… come il suo spirito nomade… come gli occhi malinconici e smarriti che ricordano la Silvia leopardiana. Nel recitare, ad esempio Ibsen, la Duse si concedeva delle lunghe pause, apparentemente vuote ed ingiustificate; si trattava, invece, di un parlare meditato, essenziale, di chi conosce la verità. Soltanto in occasione delle “messe in scena” dannunziane, ella abolì qualsiasi intonazione e scelta personale, a favore della purezza della Parola del Poeta. Quello che è risultato per noi essere l’elemento guida nelle scelte di regia è stato utilizzare il personaggio Duse per esprimere un disagio esistenziale moderno, anzi modernissimo. Il contesto è quello in cui oggetti e costumi strizzano l’occhio alla moda del passato per mescolarsi con elementi del presente. La scenografia è volutamente essenziale, senza orpelli né fronzoli, come il viso di Eleonora, privo di trucco su un collo vuoto di gioielli. Ancora una volta è il vuoto  dell’esistenza che sembra vincere. Per la Duse, la vita è il carcere dell’eterno ritorno, il ripetersi infinito dello stesso ritmo. Infine il Teatro: la vertigine della sua anima, attraverso cui sovrapporre l’attrice al personaggio e viceversa in una simbiosi perfetta. Per continuare con l’esempio di Ibsen, Eleonora è Nora, come Nora è Eleonora. Recitare è uno “sdenudamento dell’anima” nel tentativo di liberarsi del peso della vita. Cesare Molinari, uno dei più grandi studiosi della Divina, ha sintetizzato così il percorso esistenziale di Eleonora Duse: “Buttava in aria gli stracci della sua anima con quell’unico gesto di volontà che consisteva nell’entrare in scena”.

Maria Pia Iannotta – Stefania Pascucci.

5/6 Marzo 2016 – ore 21.00/18.00
Teatro Aurelio
Largo San Pio V, 4 – Roma (00165)
(Metro Baldo degli Ubaldi)