Lucca, tè alla rosa con castagne e tanta pioggia

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Giunto è dunque il momento. Quale momento? Il momento di tentare un resoconto del Lucca Comics 2010 che non si allunghi in una brodaglia immonda. Fatto il buon proposito mettiamo su il pentolone e iniziamo a mettere l’acqua. In primo luogo, cos’è il Lucca Comics And Games, se non lo sapete leggere la pagina di wikipedia è cosa buona. Fatto questo possiamo passare ad un quasi resoconto dei due giorni lucchesi. Giorni flagellati dalla pioggia, una cascata di acqua che ha trasformato Lucca in un mondo di fango e mi ha consegnato la visione del fossato pieno d’acqua. Fatto il solito giro di perlustrazione, provato il gioco di carte Magic, sì esisteva ancora una persona che non l’aveva mai provato, partecipato al torneo di Pathfinder, ma non ascoltata la premiazione. Quindi chissà. Comprato un meraviglioso albo, autografato dall’autore, di Deficients&Dragons e visitata la mostra nel palazzo ducale. Da questa ultima arriva la foto che, in particolare, è un’opera bellissima di Massimiliano Frezzato. Ultimo, ma non meno importante, tanto da essersi meritato spazio nel titolo, un brillante tè alla rosa accompagnato dalle caldarroste, consumato con i due compagni di avventura, tanto per non sottovalutare l’aspetto gastronomico. Nota negativa il prezzo del biglietto che cresce di 2/3 € l’anno contando sulle visite degli appassionati, controllare un minimo l’inflazione sarebbe apprezzato 😛

Sperando di aver mantenuto una certa brevitas, alla prossima!

Tè: l’amore e il tramonto

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“Falk: […] Ditemi piuttosto quale fiore in particolare simboleggia l’amore, quale gli somiglia di più.
[…]
Falk: Tante teste, tante opinioni! No, brancolate tutti per vie erronee. Ascoltate il mio paragone, adesso: non fa una grinza, da qualunque lato lo guardiate. Nell’estremo oriente cresce una pianta; la sua patria è nel giardino dei figli del sole…
Le ragazze: È il tè! È il tè!
Falk: Esso dimora in una valle del paese delle fiabe, ben mille miglia oltre gli squallidi deserti; riempimi la tazza, Lind. Grazie. Ha la sua patria dunque nel paese delle leggende; anche l’amore ha laggiù la sua. Soltanto i figli del sole sanno coltivare quella pianta, farla crescere e fiorire. E con l’amore non è la stessa cosa? Una goccia del sangue del sole deve cadere nelle vene, se l’amore vi deve ardere incandescente, e germogliare, e crescere e fiorire ancora.
[…]
Falk: Signore mie, ciascuno ha nella propria anima un pezzettino di <<Celeste Impero>>. Spuntano migliaia di germogli, dietro quella muraglia cinese in rovina che è la timidezza. E le piccole bambole della fantasia sognano lontano, tanto lontano. Per loro raccolgono le prime gemme della terra, senza pensare al raccolto futuro. Vedete infatti il tè che arriva da noi, con gli steli e la sabbia, sta a quell’altro come il lino alla seta.
Guldstad: Parlate del tè nero.
Falk: …che riempie i mercati. Invece, per avere libero transito sino qui, l’amore deve passare per la Siberia delle convenzioni, dove nessun vento di mare potrà danneggiare la merce, poi deve mostrare il sigillo nero apposto dal sagrestano, dall’organista e dallo scaccino, da parte della famiglia, dei conoscenti e del diavolo e di tante altre brave persone senza ripresentare il passaporto che ottenne direttamente dal buon Dio. E poi l’ultimo grande punto di somiglianza: considerate come la mano della libertà s’è posata pesantemente sul Celeste Impero in estremo oriente; la sua Grande Muraglia va in rovina, la sua potenza politica è vinta mentre hanno impiccato l’ultimo mandarino leggittimo e mani profane hanno raccolto il tè. Tra poco questo Impero d’Oriente non sarà più che una leggenda, una saga a cui nessuno crederà; e del resto tutto il mondo ingrigisce in un grigiore uniforme; abbiamo distrutto il paese del meraviglioso. Ma allora dov’è l’amore? È sparito anche lui. Ebbene allora che scompaia quello che è troppo bello per la nostra età… via, un brindisi col tè in onore di questo amore che è morto.”

Ibsen, La commedia dell’amore – atto secondo