Splendori e Miserie del Cervello – Semir Zeki

“Se la realizzazione del concetto cerebrale sintetico, o l’ideale cerebrale, è comunemente difficile o impossibile nella vita reale, o persino nell’arte, una soluzione potrebbe essere presentarlo in una forma incompleta – essendo la forma completa irraggiungibile – e lasciare all’immaginazione del soggetto che percepisce, all’artista non meno che allo spettatore o al lettore il compito di completare l’esperienza in base ai concetti sintetici del suo cervello in un determinato istante.”

Semir Zeki, autore di questo saggio, è professore di neurobiologia alla University College di Londra e dal 1994 ha cominciato ad occuparsi dello studio delle basi neurali di quella che noi chiamiamo “creatività” e [singlepic id=267 w=200 h=303 float=right] della formazione dei concetti e dei giudizi estetici. Questo è l’argomento di questo saggio. Partendo dall’analisi della struttura del cervello e dal processo di astrazione, propone un’analisi del meccanismo di costruzione dei concetti e delle idee. Per chi avesse un po’ di ricordi della filosofia del liceo, o di qualche lettura filosofica successiva, un’analisi simile a quella della Critica della Ragion Pura di Kant. Per chi associa questo nome a giorni di paure e tormenti indicibili, calma, l’indagine è simile e con la stessa prospettiva, ma il linguaggio e gli strumenti sono diversi. A partire dagli studi, le mappature e le possibili date dall’imaging del cervello (fMRI), il professor Zeki costruisce e propone uno schema attraverso cui, dal sensibile, si arriva alla costruzione di un concetto sintetico della realtà, ovvero di una astrazione ottenuta mediando tutti gli input sensoriali. L’idea, o concetto, di unità nell’amore, di bellezza o di colore.

L’importanza e le potenzialità di questo approccio sono notevoli: attraverso la conoscenza del meccanismo neurologico è possibile interrogarsi sul nostro modo di percepire la “realtà” di intessere rapporti e di sviluppare un senso estetico. Tra le prime cose di cui ci si rende conto, c’è l’impossibilità di soddisfare i nostri concetti sintetici, di provare esperienze reali, dunque finite, che possano soddisfare un’idea astratta, risultato, di un’infinità di percezioni differenti. Ecco la fonte dell’insoddisfazione, dell’impossibilità di trovare una compiutezza che sia anche completezza. Questa, in effetti, è una tesi che è attualmente impossibile sostenere solo sulla base degli esperimenti neurologici, per cui probabilmente saranno necessari ancora anni di esperimenti. Tuttavia, c’è un modo indiretto di tentare questa verifica, ed è attraverso l’analisi dei prodotti della mente: le arti figurative, la letteratura e la creatività umana in genere. Quest’analisi è quello di cui si occupa la terza e quarta parte del libro: Michelangelo, Cézanne, Dante i poeti mistici arabi, Wagner e Thomas Mann. Una carrellata attraverso la produzione artistica dell’uomo per osservare come il cervello pone i concetti che ha generato in essere: l’uso dell’ambiguità, dell’incompiuto, l’impossibilità di trovare una soluzione terrena al problema dell’amore, la volontà di unità nell’amore.

Si può considerare questo saggio come il manifesto di una disciplina neuroestica (http://www.neuroesthetics.org/), disciplina su cui probabilmente è ancora presto per pronunciare giudizi conclusivi e limitativi, ma che sembra essere promettente e feconda di risultati e di punti di vista innovativi e unificatori tra i diversi approcci all’estetica. Per questo se siete interessati a farvi qualche domanda sul funzionamento del cervello e su quello che possiamo fare in più conoscendone i meccanismi questo saggio può essere un buon punto di partenza.

Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/.