Notturno da Isaac Asimov – Spettacolo Teatrale

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Note di Regia.

Andiamo ad appiccare il fuoco all’Osservatorio
così la cosa non si ripeterà mai più!
Simpson 06×14 – “La Cometa di Bart”
Scriveva Simone Weil “la scienza è un monopolio [….]; i profani hanno accesso solo ai risultati, non ai metodi, cioè possono solo credere e non assimilare.”, una posizione che non sembra lasciare spazio ad alcuna per un racconto del mistero delle scienze. Allora che possibilità resta per un’opera come quella che siete seduti a vedere? Cosa possiamo e desideriamo mettere in scena per voi? Ciò che vogliamo è rappresentarvi uno scontro tra monopoli, viaggiare sul limite della comunicabilità della scienza, mostrarvi dove l’affermazione di modelli contrastanti può portare. Sul margine di una catastrofe, prevista o presunta, due modi di vedere il mondo si scontrano: da una parte il Culto, in cui nessuno più crede, ma le cui basi poggiano su verità celate; dall’altra un gruppo di Astronomi, in cui si può solo credere, ma che disvela la verità del Culto ammantandola in un linguaggio di cui pochi conoscono il metodo. Il probelma di assimilare questa dicotomia, di scegliere di apprendere il metodo, di svelare il linguaggio piuttosto che di credere, è quello che vi si pone, ed è quello che si pone alla giornalista Theremon 762. Al termine sapremo se calerà la Notte su Lagash, se l’Oscurità e le Stelle alla base del culto faranno la loro comparsa, verrà la follia a bruciare le città, oppure se il Culto e gli Astronomi si sono lasciati ingannare, gli uni dalla tradizione e gli altri dai propri modelli del Mondo. Tuttavia non è questo ciò che importa, che calino le Tenebre o che i Cinque Soli continuino a risplendere, chi resterà vivo per il nuovo giorno dovrà portare con se una consapevolezza e degli occhi nuovi con cui guardare al mondo. Mettere in scena la crisi per suscitare la scelta, per suggerire il metodo e raccontare i rischi di continuare lungo il crinale dei profani e dei sacerdoti-tecnici.
Fabio Durastante
Note al Testo.

Quando gli Zappattori mi proposero di adattare con Fabio Durastante un testo di Asimov ho sentito un fremito. Fabio ha sempre avuto acume nel pescare bei testi e la sua passione per la scienza non è certo nuova. Lavorare su Asimov è elettrizzante, la sua abilità nel cogliere le psicologie e i processi della società è geniale, e incredibile è la sua capacità di farlo immergendo l’umanità in fantasie scientifiche ogni volta diverse ma sempre verosimili.

Drammatizzare Notturno si è rivelato uno studio istintivo, come se questo racconto e i suoi personaggi chiedessero già un corpo e dei ritmi scenici.
L’attenzione principale è stata nel ricreare la potenza dell’atmosfera e il coinvolgimento in un mondo così diverso dal nostro. Immaginare e rappresentare otto soli, luce quasi perenne. Quasi. Un tramonto ogni 2050 anni che porta ad un buio sconosciuto, spaventoso. E in una fantasia così lontana scoprire un’umanità che circonda e riempie tutti noi.

Manuele Guarnacci

Cast e Tecnici.
Aton 77 – Marco Patania
Theremon 762 – Martina Malfitana
Beenay 25 – Eleonora Di Rienzo
Sheerin 501 – Edoardo Massa
Latimer 25 – Daniele Fabbri
Faro 24 – Simone Borghini
Yimot 70 – Matteo Bossoletti
Regia: Fabio Durastante
Assisstente alla Regia : Lucrezia Lanza
Scene, Costumi e Trucco: Eleonora Casciani
Adattamento de Testo: Manuele Guarnacci, Fabio Durastante
Luci e suono: Fabio Durastante
Date e Biglietti:
Sabato 13 Dicembre, ore 21.00
Domenica 14 Dicembre, ore 18.00
Intero, 10 €; Ridotto 8 €; Tessera del Teatro: 2 €.
Evento Facebook.
Info e Materiale.
– Bacheca pinterest.
– Sito del Teatro Aurelio in “Largo San Pio V, 4”:

Galileo. Le opere e i giorni di una mente inquieta – Enrico Bellone

Di Enrico Bellone vi avevo già parlato in un’altra recensione, tuttavia visto che meno della metà dei miei 23 lettori, 25 sarebbe veramente troppo immodesto, andranno a gettare uno sguardo al vecchio vi ricordo qualcosa. Che vuol dire che se siete nella metà dei 23 potete saltare il prossimo paragrafo.

Enrico Bellone, 1938-2011, è stato un fisico e [singlepic id=468 w=195 h=300 float=right] ordinario della storia della scienza presso le università di Genova, Lecce, Milano e Padova, dove occupò la Cattedra Galileiana. Nel 1995 diventa direttore de Le Scienze, edizione italiana di Scientific America. Ricoprendo questo ruolo avvia nel febbraio 1998 la pubblicazione della collana i Grandi della Scienza, di cui questo fu il primo volume. Da Febbraio di quest’anno Le Scienze ha ripreso la pubblicazione di quei volumi, ricominciando proprio dal Galileo di Bellone.

A questo punto sorge, più o meno, spontanea la domanda, ma perché questa fissazione con Galileo? Sono davvero così importanti e fondamentali le sue scoperte? Ho la speranza che molti rispondano che sì le sue scoperte sono veramente importanti e che riescano a citare l’invenzione del metodo scientifico e la famosa affermazione:

La mathematica è l’alfabeto in cui Dio à scritto l’Universo.

Seguito immediatamente, o quasi, dalla storia di Galileo, Bellarmino e l’inquisizione. Tutto giusto, ma, in effetti, erano già esistiti gli empiristi e le istanze dimostrative riconosciute in Aristotele, mentre, per quanto riguarda la seconda affermazione, Platone aveva già ampiamente investigato l’idea. Dunque cosa c’è di veramente importante e innovativo nel paradigma galileiano?

“Queste due immagini sono, a mio avviso, troppo unilaterali. Vero è che prima di Galileo la conoscenza scientifica era spesso ancorata all’esperienza e alla misura, ma è anche vero che Galileo seppe trovare rapporti originali tra osservazione e teoria. […] Si tratta, allora, di rileggere l’opera galileiana senza eccedere nel privilegiarne la componente sperimentale a scapito di quella teorica, e senza dimenticare che la struttura della teoria di Galileo era meno potente di quanto spesso si immagina.”

È dunque una questione di sintesi e raffinamento quella che Galileo ha affrontato. L’opera di una mente inquieta e straordinariamente attiva che merita di essere riletta nel dettaglio e attraversata in tutte le sue fasi per scoprirne l’eredità e le ricadute sulla nostra vita quotidiana. Il saggio di Bellone, nell’affrontare quest’opera di rilettura e sistemazione, riesce anche a trasmettere il sentimento di amore per la ricerca e la passione per la scienza come chiave per entrare a vedere la verità e la bellezza del cosmo. Una grande opera passionale e che distrugge l’aridità con cui ahimè molto spesso viene recepita e trasmessa la scienza, oggi, specialmente tra gli studenti delle scuole superiori, che probabilmente si sentirebbero in pieno accordo con il Simplicio del Dialogo nel considerare che:

I filosofi si occupano sopra gli universali principalmente; trovare le definizioni ed i più comuni sintomi, lasciando poi certe sottigliezze e certi tritumi, che son poi più tosto curiosità, a i matematici

per infrangere questa credenza di perdere tempo in sottigliezze, tritumi e la massimo inutili curiosità, e riconquistare il contenuto di verità e bellezza che è possibile raccogliere dall’indagine scientifica, rileggere l’opera di Galileo con la guida di Bellone è un itinerario sicuramente valido. Chiarezza, citazioni puntuali ed esempi sempre spiegati in modo chiaro e linguaggio cristallino.

Datevi la possibilità di superare le vostre diffidenze in quella fisica che non avete mai capito, in quel mare di numeri e figure che vi sono sempre restate oscure. Risalendo alle fonti e rivivendo il percorso di molte di quelle idee vedrete aprirsi un mondo nuovo.

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it/

Quattro Saggi Sulla Scienza – Enrico Bellone

“L’abisso, insomma, ci salva, se riusciamo ad essere liberi di esercitare la nostra curiosità sulla natura e di fabbricare ponti e sentieri che sempre meglio colleghino ciò che percepiamo grazie ai sensi a ciò che evolve nelle nostre teorie sul mondo.”

Galilei e L’Abisso

Enrico Bellone (1938 – 2011) è stato un fisico, filosofo e un grande divulgatore scientifico. Direttore della rivista scientifica “Le Scienze“, edizione italiana di Scientific American, dal 1995 al 2009 quando ha lasciato il posto all’attuale direttore Marco Cattaneo. [singlepic id=445 w=200 h=295 float=right] Personaggio poliedrico e quello che, a tutti gli effetti, si può definire un grande comunicatore con una cultura scientifica e filosofica di respiro veramente ampio corredata da una passione enorme per la scienza e per i suoi racconti.

Questo volume raccoglie, come il titolo lascia non proprio velatamente supporre, quattro saggi sulla scienza, i cui titoli sono:

  1. L’Origine delle Teorie;
  2. Galilei e l’Abisso (da cui ho tratto la citazione in apertura);
  3. Qualcosa, là fuori;
  4. La Scienza Negata.

 Il primo ed il terzo saggio hanno molti in comune e fanno parte quasi di una stessa riflessione sulla nascita di quelle che chiamiamo “Teorie” e su che senso abbia, in realtà, l’uso di parole quali nascita ed origine al riguardo. Con un linguaggio che si poggia sempre delicatamente sui termini tecnici, non lasciandoli mai non spiegati, o sui concetti sempre ben delineati nelle premesse e nelle conclusioni, Bellone conduce il lettore alla scoperta del metodo detto scientifico di approcciarsi al mondo e al suo rapporto con le percezioni, il cervello come organo e la mente come astrazione  da risolvere in chiave neurologica. Si parla di idee e di trasmissione di idee, come avviene la trasmissione di un’idea in realtà? Quando si legge qualcosa, come questa recensione, il giornale od un saggio scientifico, si entra nella “mente” dell’autore per prelevarne le idee? Se ne fa una copia? Dov’è davvero situata un’idea e cosa vuol dire possederla? Queste e molte altre domande al riguardo sono analizzate in questi due saggi ed alcune di queste è delineata una risposta a base di sensate esperienze e necessarie dimostrazioni.

Il Saggio su Galilei ripercorre brevemente la vita dello scienziato italiano e della gestazione della sua cinematica, ovvero la scienza del descrivere quantitativamente il moto dei corpi in modo indipendente dalle cause che l’hanno generato. Del suo osservare, [singlepic id=446 w=200 h=307 float=left] meditare e sperimentare coltivando, in modo più o meno segreto, le idee di Copernico destreggiandosi tra i giochi politici dello Stato Pontificio e il rischio di subire delazioni presso l’inquisizione, cosa che in realtà subì una volta già prima del famoso processo, anche se in quel caso riusci a cavarsela con un insabbiamento ad opera del governo di Venezia. Al di là di queste generalità riguardo la vita, la parte fondamentale è l’analisi e il commento de “Dialogo de Cecco Ronchitti da Bruzene. In perpuosito de la Stella Nuova“, un’opera di probabile attribuzione galileiana in cui due contadini discutono dell’apparizione di una nuova stella il 9 Ottobre del 1604. Il dialogo riporta attraverso le parole dei due contadini della discussione sorta tra un filosofo ex libris che, in rigida osserva aristotelica, ne voleva la posizione in un luogo intermedio tra la Terra e la Luna, per non intaccare la perfezione e l’incorruttibilità del cielo delle stelle fisse, ed un certo matematico, in modo praticamente sicuro Galileo, che invece esibiva delle misure e delle prove che la collocavano molto più lontana della Luna e dei Pianeti, nella parte del cielo che doveva competere all’incorruttibilità. Un’opera, riportata per intero in fondo al saggio in dialetto e tradotta in un italiano seicentesco, che vale veramente la pena leggere per respirare un po’ del clima culturale del tempo.

L’ultimo saggio, La Scienza Negata, parte dall’impietoso elenco dei dati e le classifiche che vedono il nostro paese in fondo, o quasi in fondo, a tutte le classifiche che riguardano i settori di Ricerca e Sviluppo (R&S) e l’istruzione e la cultura, con dei dati aggiornati fino al 2005, per poi dare il colpo di grazia andando indietro fino a risalire alle origini della decadenza con l’avvento del fascismo e delle sue pessime scelte in campo scientifico: numeri da scoramento.  Sopravvissuti in qualche modo alle statistiche comincia un’analisi di ampio respiro sui movimenti culturali e filosofici che da metà dell’ottocento ad oggi hanno negato la scienza, impilando una serie di citazioni e ricostruzioni dell’anticultura scientifica europea. Dalla matematica disumanizzante, agli scienziati imbroglioni e guidati sola da una volontà di potenza e di sopraffazione. Da presunti ritorni ad età dell’oro in cui era la filosofia e la religione a guidare la cultura, mentre gli intelletti minuti (sob) si potevano dedicare a giocare con i piani inclinati, agli esperimenti in genere e agli sterili formalismi. Tra le affermazioni più sconcertanti alcune perle sulla matematica e la fisica di personaggi che, tutto fuorché degli stupidi, sia chiaro, non avrebbero comunque saputo distinguere un melone da un teorema. Il risultato disarmante per cui poi l’Italia si caratterizza è quello di aver fatto gioco sul diffondere questa diffidenza per spostare fondi e impegno verso altri settori e depotenziare i cattivi scienziati disumanizzanti indirizzandoci verso i tempi bui per la ricerca. Quest’ultimo è un saggio decisamente utile e da leggere per riuscire ad interpretare molte delle scelte politiche e delle affermazioni che sentiamo sulla scena politico culturale del nostro paese.

Se qualcuno di voi è arrivato a leggere fino a qua giù, complimenti, ora però correte a rimediare questi quattro saggi e lasciatevi affascinare dal come comprendere il mondo tentando di tenere a mente come funzioniamo e in che modo percepiamo. Vi lascio con una simpatica canzone di Caparezza in cui la voce registrata che si sente sul finire è quella di Enrico Bellone:

httpv://www.youtube.com/watch?v=gzlm7NSJcJE

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it/

L’Universo Oscuro – Richard Panek

“Benissimo. La storia dell’astronomia è piena di scoperte che sembrano fatte apposta per ridimensionare Homo sapiens. Ma, in cambio di queste lezioni di irrilevanza, abbiamo sempre potuto dire di aver quantomeno conseguito una conoscenza più approfondita dell’universo.”

Inizio questa recensione con un po’ di insana autoreferenzialità, avevo scritto un po’ di tempo fa la recensione del libro “I Re del Sole, il racconto dell’astronomia moderna.“, quest’opera si può considerare come un’ottima aggiunta a [singlepic id=305 w=200 h=290 float=left] quel, già di suo molto pregevole, lavoro. Penso, o almeno mi piace pensarlo, che almeno una volta nella vita ognuno di noi abbia avuto l’occasione e il piacere di potersi sdraiare, o almeno sedere, sotto un cielo stellato, di rivolgere lo sguardo verso le profondità del cosmo e di meravigliarsi davanti al suo spettacolo sublime. Sappiate, anche se spero lo sappiate già, che quello che avete visto e che vi ha meravigliato è praticamente un niente, un filo di paglia in un pagliaio. Già nel 1609 Galileo Galilei ha aperto ulteriormente i nostri occhi e ci ha spinto a guardare ancora più in profondità, mostrandoci le valli sulla Luna, i satelliti di Giove, le fasi di Venere e le macchie sul Sole. E, ancora, questo è niente di tutto quello che l’universo ha da mostrarci. Sulla scia di questo ampliarsi di orizzonti, una costante dell’astronomia per non dire della scienza in generale, si muove il racconto dell’Universo Oscuro di Panek.

Attraverso la storia di alcuni gruppi di ricerca e di alcuni scienziati si ripercorre l’ascesa della cosmologia da filosofia a scienza. Il passaggio dalla pura speculazione filosofica, ed in alcuni casi puramente matematica, alla formulazione di esperimenti e quindi la ricerca di prove che possano verificare la teoria e costruire scenari coerenti, fino alla possibilità di ottenere uno scenario di riferimento unico. Il libro scorre velocemente, tutte le volte che viene introdotta un’idea o un concetto tecnico, la spiegazione arriva puntuale, asciutta e molto chiara, per quelli che ne sono terrorizzati, formule matematiche non se ne vedono, numeri ogni tanto, con parsimonia, ma con i valori da capogiro, di quelli che facciamo fatica ad immaginare.

A questo punto giusto due parole sul perché e in che senso l’Universo è oscuro. Nelle vostre notti stellate, quelle di cui sopra, forse vi sarete posti la domanda, ma quante stelle ci sono? Ecco, in modo un po’ più formale, ci si potrebbe chiedere qual è la massa dell’Universo? Sostanzialmente, quanta roba c’è la fuori? Il primo modo, che per quanto ingenuo con un po’ di accorgimenti funziona, è puntare il telescopio al cielo e cominciare a contare tutta la materia che potete vedere, un po’ di pazienza e molte dita delle mani dopo arrivate ad una prima stima. Ora metodo vuole di rifare il conto in un altro modo, questa volta aggiungendo al conto un po’ di carta, penna e matematica. Si calcolano gli effetti gravitazionali della massa vista usando le equazioni della relatività generale, si controllano traiettorie, comportamenti e velocità e si vede che il conto non coincide, assolutamente, col precedente. Fatti i dovuti controlli, sbattendo la testa per un po’, alla fine ci si arrende al fatto che non tutto quello che c’è si vede. Cioè che c’è molto di più di quello che si vede. Anzi, è ancora peggio, oltre ad esserci materia mancante c’è pure un’energia mancante e che non sappiamo come vedere. Tutto l’universo che vediamo e di cui siamo fatti è una quantità tra il 4% e il 5%. Il resto? Benvenuti alle frontiere della cosmologia moderna.

Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/.