Deficients & Dragons vol. 3, Avventura al castello! – Recensione

[singlepic id=180 w=200 h=310 float=left] Questa volta non recensisco un libro, ma bensì un fumetto. Una brillante parodia del gioco di ruolo Dungeons And Dragons di Emanuele Tonini. Per quelli che non conoscessero il gioco di ruolo una definizione breve può essere: un gioco in cui un giocatore, detto Master o Narratore, costruisce una storia in cui gli altri giocatori interagiscono attraverso i loro personaggi. Una versione piuttosto elaborata del “Facciamo finta che …”. Per chi, inoltre, non sapesse cos’è Dungeons And Dragons, dico che è un gioco di ruolo con ambientazione Fantasy, in cui, in genere, si interpretano degli avventurieri a caccia di tesori e gloria. Date le dovute spiegazioni, posso ora parlare  del fumetto in questione. Il fumetto, diviso in tre parti, racconta, nella prima, una strampalata avventura di una compagnia di avventurieri, in cui fanno la loro comparsa lo sfortunato ladro Akkacielle, il mago imbranato e pasticcione Diossina e il prode nano Luppolo e il senza macchia, quanto senza cervello, Ser Roderik. Nella seconda una raccolta di brevi strisce su una compagnia di cattivoni e nella terza la conclusione di una storia online, perché parte di queste strisce sono pubblicate dallo stesso autore su http://www.shockdom.com/deficientsanddragons/.  Il disegno è accattivante e i personaggi ben caratterizzati, se poi, nella vostra vita, avete giocato qualche volta a D&D, non potrete fare a meno di ricordare le vostre sessioni di gioco più deliranti. Insomma, una piccola perla di una trentina di tavole, che, per allentare letture più serie, è da tenere in considerazione.

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I Have Landed, S.J. Gould – Recensione

“Gli intralci rappresentati da sistemi superati possono seminare frustrazione e discordia, ma se noi costringiamo la nostra mente a cercare soluzioni più utili e a mettere in discussione la nostra propensione ad accettare in modo passivo il pensiero tradizionale, allora potremo espandere il regno dello spazio concettuale grazie allo strumento intellettuale in apparenza più umile, ma più segnatamente efficace: lo sviluppo di un nuovo schema tassonomico per spezzare un’impasse mentale.”

Quando i fossili erano giovani, p. 195-196

Una raccolta di trenta saggi, a carattere divulgativo, del naturalista, che è in realtà un paleontologo, un tassonomo ed un esperto di evoluzione, S.J. Gould. [singlepic id=168 w=200 h=266 float=right] Un’opera costruita con l’assunto che la differenza tra un testo divulgativo ed uno per addetti ai lavori la differenza non si trovi nella profondità concettuale, ma quanto nell’uso del linguaggio. Con questa idea in mente e delle ottime capacità argomentative Gould riesce sempre a stupire ed essere profondo mostrando un’ampiezza di interessi incredibile, che stia parlando delle Farfalle di Nabokov, delle teorie evoluzionistiche di Freud o dei quadri di Frederic E. Church. La sua prosa scorre agevole e regala sempre spunti di riflessione, da bravo uomo di scienza indica sempre chiaramente ciò che deve essere approfondito o quello che è ancora una frontiera di ricerca, stimolando il lettore a farsi partecipe della riflessione e a documentarsi. In definitiva un autore da leggere e da apprezzare in tutte le sue sfumature, fosse solo anche per la dedica del libro “ai miei lettori, mie concittadini nell’antica e universale (e sempre piena di vita) Repubblica delle Lettere”.

Sempre al riguardo del restare informati, per chi fosse interessato, o anche solamente incuriosito,  qua: http://www.stephenjaygould.org/ c’è un archivio con molti suo articoli, saggi e interviste.

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La rivoluzione impossibile – recensione

[singlepic id=164 w=199 h=319 float=left] Un libro che è una raccolta di documenti riguardanti la nascita e la morte della Nuova Destra italiana. Saggi e articoli di giornale inseriti in un ampio discorso, guidato dalla mano di Marco Tarchi (http://www.unifi.it/dispo/CMpro-v-p-62.html) che riesce a dargli un senso di quasi omogeneità e coerenza, persa nell’artificiosità di molti interventi. Articolisti e movimenti che pensarono di volersi riallacciare all’esperienza del fascismo movimento (argh!), per poi tentare di separarsene, di gettarsi nella metapolitica e di fondare un “gramscismo di destra” (argh!) sfruttando le parole e i termini del “sinistrese”. Un’analisi dell’universo di una destra giovanile schiacciata tra l’autoritarismo del MSI-DN e le spinte “progressiste-conservatrici” dei giovani, mediata tramite il racconto dei tre Campi Hobbit (http://it.wikipedia.org/wiki/Campi_Hobbit) e l’appropriazione, a mio parere indebita, del Signore degli Anelli e del suo mondo immaginario come punto di riferimento per un conservatorismo esistenziale. In realtà nel testo si parla molto poco, dell’opera di Tolkien rimandando alla prefazione di Elémire Zolla per la prima edizione italiana ad opera Rusconi.  Da questa rivoluzione impossibile esce un grande guazzabuglio di idee, spesso poco sostenute, molto abbozzate e dai contorni imprecisi, le cui uniche note di pregio sono rappresentate dalle cornici di Tarchi.

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Eros e Civiltà – Recensione

Un saggio di cui mi sono innamorato. [singlepic id=150 w=200 h=351 float=right] Il mio approccio al mondo della psicologia e della filosofia di Freud era un qualcosa di strettamente scolastico, trattato in modo anche piuttosto veloce: i famosi tempi contingentati pre-maturità. Il rapporto con Marcuse era, invece, del tutto inesistente, sentito nominare di sfuggita in qualche lezione, toccato, ma mai approfondito, così quando in libreria mi cade l’occhio sul libro colgo l’occasione per colmare una mia ignoranza. Herbert Marcuse rappresenta, insieme ad Max Horkheimer e Theodor Adorno, la Frankfurter Schule. Tre filosofi in fuga dalla Germania nazista e trasferiti in quel di New York, che hanno sviluppato un approccio alla filosofia e alla sociologia di stampo Neomarxista. Eros e civiltà è uno studio, e una critica, della teoria meta-psicologica freudiana. Dalle tesi filosofiche di Freud sulla nascita della civiltà, la dialettica tra Principio del Piacere, Principio della Realtà e Principio di Prestazione, per dimostrare e suggerire se e come sia possibile edificare una civiltà rispettosa del piacere, al di là dell’alienazione del lavoro e che riesca a ricostruire il giusto rapporto con il regno della fantasia e del sogno. La nascita di una ragione estetica, sensuale in senso Kantiano, il riuscire ad andare oltre, verso una stadio non traumatico di civiltà, ricordando che:

Il progresso al di là del principio di prestazione non viene promosso migliorando l’esistenza presente con l’aggiunta di un po’ più di contemplazione, un po’ più di tempo libero, propagandando e praticando <<valori superiori>>, elevando se stessi e la propria vita. Sono idee che appartengono all’economia culturale dello stesso principio di prestazione. Le lamentele sull’effetto degradante del <<lavoro totale>>, le esortazioni ad apprezzare il bene e le bellezze di questo mondo e di quello al di là, sono esse stesse un fenomeno repressivo in quanto riconciliano l’uomo col mondo del lavoro, lasciando il mondo del lavoro tale e quale. Inoltre rendono un servizio alla repressione facendo divergere lo sforzo proprio da quella sfera nella quale la repressione ha le sue radici, e dove essa si perpetua.

Un saggio da leggere e su cui riflettere, le avvertenze per l’uso sono legate all’aver sotto mano un qualche supporto su cui rispolverare qualche definizione di Freud che l’autore ritiene scontata.

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Fisica dell’impossibile – Recensione

“Ogni tecnologia abbastanza progredita è indistinguibile dalla magia”
Terza legge di Clarke.

[singlepic id=149 w=205 h=273 float=left] Ammetto di aver acquistato questo libro nutrendo non pochi dubbi riguardo la serietà dell’argomento, dalle informazioni raccolte sulla rete sembrava essere la solita accozzaglia di annunci straordinari strappati dai giornalisti a scienziati esasperati dalle domande, invece la “Fisica dell’impossibile – Un’esplorazione scientifica nel mondo dei phaser, dei campi di forza, del teletrasporto e dei viaggi nel tempo” di Michio Kaku (il suo sito: http://mkaku.org/ e la pagina di wikipedia-it: http://it.wikipedia.org/wiki/Michio_Kaku) è riuscita a sorprendermi. L’Autore riesce a fare un analisi piuttosto rigorosa, ma in un linguaggio non troppo tecnico, di alcune delle magie-tecnologiche che si vedono spesso nelle opere di fantascienza. Nel compiere questa analisi divide le “impossibilità” in tre classi, quelle di cui abbiamo la perfetta, o quasi, conoscenza delle leggi fisiche, ma un’oggettiva distanza tecnica, quelle che non sembrano violare alcuna legge fisica, ma che presentano difficoltà tecniche per ora insormontabili, e quelle che violano le leggi oggi conosciute e che potrebbero essere possibili solo a seguito di un cambiamento radicale delle nostre idee riguardo il funzionamento del cosmo. Durante la lettura si rincorrono nomi di premi Nobel, scienziati famosi e di alcuni tra i più grandi visionari della storia, le cui idee vengono esposte in modo chiaro e molto discorsivo. La semplicità di esposizione costa in termini di precisione e puntualità riguardo alcuni dei concetti, ma questo neo non risulta alla fine essere troppo vistoso o troppo fastidioso, si rientra nei termini di quello che è, a mio parere, un ottimo esempio di divulgazione scientifica. Un aspetto che sarebbe potuto esser approfondito è quello delle implicazioni sociali di alcune delle tecnologie, anche se probabilmente il non avere tra le mani lo strumento di cui si sta parlando pone un limite a questo tipo di speculazioni. In definitiva, se volete sapere cosa potrà consegnarci in futuro la scienza questo è un libro che vale decisamente la pena di leggere.

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