Un ipercubo sotto un sole cocente…

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A boat beneath a sunny sky,
Lingering onward dreamily
In an evening of July—

Children three that nestle near,
Eager eye and willing ear,
Pleased a simple tale to hear—

Long has paled that sunny sky:
Echoes fade and memories die:
Autumn frosts have slain July.

Still she haunts me, phantomwise,
Alice moving under skies
Never seen by waking eyes.

Children yet, the tale to hear,
Eager eye and willing ear,
Lovingly shall nestle near.

In a Wonderland they lie,
Dreaming as the days go by,
Dreaming as the summers die:

Ever drifting down the stream—
Lingering in the golden dream—
Life, what is it but a dream?

A Boat Beneath A Sunny Sky, Lewis Carroll

Un Ipercubo per ogni stagione, anche uno per una stagione che si chiude a buon bilancio e che si abbandona sotto al sole in attesa di andare a fare un certo numero di belle foto, un’onesta quantità di riposo e qualche accenno di lavoro e progetti per ciò che deve venire. Ovviamente in compagnia di buoni amici e buoni libri.

Un giorno con Euclide

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Old Euclid drew a circle
On a sand-beach long ago.
He bounded and enclosed it
With angles thus and so.
His set of solemn greybeards
Nodded and argued much
Of arc and of circumference,
Diameter and such.
A silent child stood by them
From morning until noon
Because they drew such charming
Round pictures of the moon.

Euclide di Vachel Lindsay

Tè: l’amore e il tramonto

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“Falk: […] Ditemi piuttosto quale fiore in particolare simboleggia l’amore, quale gli somiglia di più.
[…]
Falk: Tante teste, tante opinioni! No, brancolate tutti per vie erronee. Ascoltate il mio paragone, adesso: non fa una grinza, da qualunque lato lo guardiate. Nell’estremo oriente cresce una pianta; la sua patria è nel giardino dei figli del sole…
Le ragazze: È il tè! È il tè!
Falk: Esso dimora in una valle del paese delle fiabe, ben mille miglia oltre gli squallidi deserti; riempimi la tazza, Lind. Grazie. Ha la sua patria dunque nel paese delle leggende; anche l’amore ha laggiù la sua. Soltanto i figli del sole sanno coltivare quella pianta, farla crescere e fiorire. E con l’amore non è la stessa cosa? Una goccia del sangue del sole deve cadere nelle vene, se l’amore vi deve ardere incandescente, e germogliare, e crescere e fiorire ancora.
[…]
Falk: Signore mie, ciascuno ha nella propria anima un pezzettino di <<Celeste Impero>>. Spuntano migliaia di germogli, dietro quella muraglia cinese in rovina che è la timidezza. E le piccole bambole della fantasia sognano lontano, tanto lontano. Per loro raccolgono le prime gemme della terra, senza pensare al raccolto futuro. Vedete infatti il tè che arriva da noi, con gli steli e la sabbia, sta a quell’altro come il lino alla seta.
Guldstad: Parlate del tè nero.
Falk: …che riempie i mercati. Invece, per avere libero transito sino qui, l’amore deve passare per la Siberia delle convenzioni, dove nessun vento di mare potrà danneggiare la merce, poi deve mostrare il sigillo nero apposto dal sagrestano, dall’organista e dallo scaccino, da parte della famiglia, dei conoscenti e del diavolo e di tante altre brave persone senza ripresentare il passaporto che ottenne direttamente dal buon Dio. E poi l’ultimo grande punto di somiglianza: considerate come la mano della libertà s’è posata pesantemente sul Celeste Impero in estremo oriente; la sua Grande Muraglia va in rovina, la sua potenza politica è vinta mentre hanno impiccato l’ultimo mandarino leggittimo e mani profane hanno raccolto il tè. Tra poco questo Impero d’Oriente non sarà più che una leggenda, una saga a cui nessuno crederà; e del resto tutto il mondo ingrigisce in un grigiore uniforme; abbiamo distrutto il paese del meraviglioso. Ma allora dov’è l’amore? È sparito anche lui. Ebbene allora che scompaia quello che è troppo bello per la nostra età… via, un brindisi col tè in onore di questo amore che è morto.”

Ibsen, La commedia dell’amore – atto secondo

Un ponte di luce

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“So piteously the lonely soul of man
Shudders before this universal plan,
So grievous is the burden and the pain,
So heavy weighs the long, material chain
From cause to cause, too merciless for hate,
The nightmare march of unrelenting fate,
I think that he must die thereof unless
Ever and again across the dreariness
There came a sudden glimpse of spirit faces,
A fragrant breath to tell of flowery places
And wider oceans, breaking on the shore
From which the hearts of men are always sore.
It lies beyond endeavour; neither prayer
Nor fasting, nor much wisdom winneth there,
Seeing how many prophets and wise men
Have sought for it and still returned again
With hope undone. But only the strange power
Of unsought Beauty in some casual hour
Can build a bridge of light or sound or form
To lead you out of all this strife and storm;
When of some beauty we are grown a part
Till from its very glory’s midmost heart
Out leaps a sudden beam of larger light
Into our souls. All things are seen aright
Amid the blinding pillar of its gold,
Seven times more true than what for truth we hold
In vulgar hours. The miracle is done
And for one little moment we are one
With the eternal stream of loveliness
That flows so calm, aloft from all distress
Yet leaps and lives around us as a fire
Making us faint with overstrong desire
To sport and swim for ever in its deep—
Only a moment.

O! but we shall keep

Our vision still. One moment was enough,
We know we are not made of mortal stuff.
And we can bear all trials that come after,
The hate of men and the fool’s loud bestial laughter
And Nature’s rule and cruelties unclean,
For we have seen the Glory—we have seen.”

Dungeon Grates, C.S. Lewis