Ars Amatoria – Ovidio

http://www.lalibreriaimmaginaria.it/2012/06/ars-amatoria-ovidio/

Quod iuvet, ex aequo femina virque ferant.
Odi concubitus qui non utrumque resolvunt.

Torno di nuovo a chiacchierare amabilmente, recensire un’opera del genere mi sembra sempre troppo immodesto, di un classico: l’Ars Amatoria di Publio Ovidio Nasone (per i feticisti delle date: Sulmona, 20 marzo 43 a.C. – Tomi, 17) . Permettendomi di dire qualcosa al riguardo e di parlare di qualcosa all’intorno. Cominciamo dall’intorno procedendo verso il centro: i classici non li leggono solo i laureandi/ti in lettere o in filosofia. Oramai è un po’ di tempo che mi aggiro per la metro con la raccolta de “I Classici del Pensiero Latino e Greco” messa in vendita dal Corriere e mi è capitato più volte che mi si chiedesse se studiavo lettere, la risposta è no, ma sostanzialmente non è questo il problema. Il problema è che, a quanto pare, nella percezione generale i classici sono materiale da addetti ai lavori che,anche se in un certo senso può essere vero, non ne limita l’uso in esclusiva ai letterati. Chiunque, con un minimo di sensibilità e praticità con la lettura, può cimentarcisi: non mordono, non diventerete ciechi leggendoli e avranno anche qualcosa da dirvi. Levato anche questo macigno dalla scarpa passiamo oltre.

Probabilmente in quest’ottica di fruibilità della letteratura il Corriere ha deciso di mettere in vendita questi edizioni a basso prezzo (1 € + il costo della rivista che non ricordo), sono le ristampe delle medesime edizione BUR, spogliate della loro prefazione originale e con una in versione ridotta preparata ad-hoc per questa edizione. Iniziativa ammirabile che però, si c’è sempre il però, ha qualche pecca:

  • Con l’occasione della ristampa non hanno approfittato per correggere gli errori presenti nelle edizioni originali BUR (ex. Le Bucoliche di Virgilio hanno la stessa doppia pagina in latino non tradotta dell’edizione originale);
  • Hanno pubblicato tutta una serie di opere “smangiucchiate”, capisco che volessero ridurre il numero delle pagine per mantenersi nel prezzo di 1 €, ma che senso ha pubblicare solo il primo libro della Metafisica di Aristotele? Oppure solo le prime due Verrine di Cicerone? Per non parlare dei libri scelti un po’ a caso della Guerra Civile di Cesare o de La Guerra del Peloponneso di Tucidide? Sarebbe stato meglio optare per qualche opera minore o di qualche autore meno noto, ma che almeno fosse completa.

Finito di girarci attorno, torniamo all’opera in oggetto: l’Ars Amatoria di quel furbacchione di Ovidio, l’opera la cui [singlepic id=448 w=200 h=312 float=right]licenziosità, se vogliamo abbandonarci ad una visione poetica della realtà, gli costo l’esilio ad opera di Ottaviano o che, se vogliamo essere un filino più realistici, servi da pretesto per eliminare il Poeta, impegnato in torbidi affari con la nipote dell’imperatore, a quanto si sospetta questioni di letto e congiure. Quale che sia la vostra interpretazione preferita, questo è uno di quei libri con una bella storia dietro oltre che dentro. L’Ars Amatoria è divisa in tre libri, due dedicati agli uomini ed uno dedicato alle donne, anche se, a dirla tutta, il primo dei tre è quasi più concentrato sull’amore in genere e sul dare qualche lume sui luoghi d’incontro della Roma Imperiale. Dietro ad ogni verso si percepisce e, se ci si lascia un po’ coinvolgere, si riesce a vedere, Ovidio che ride sornione, strizzando l’occhio e con galanteria tocca qua e la argomenti scabrosi, tirando in ballo gli dei, i miti e accennando, più probabilmente simulando, qualche racconto personale. Al di là di qualche tratto tipicamente maschilista alla romano duro e puro, donne carpite con la violenze, il Ratto delle Sabine e qualche amplesso decisamente troppo focoso, tra i versi si aprono scorci su una visione della sessualità che possiamo quasi considerare tra le conquiste del ‘900, a titolo di esempio la citazione in apertura:

Portino insieme l’uomo e la sua donna pari concorso al gaudio dell’amplesso.
Odio l’abbraccio che non dà languore all’una e all’altro insieme.

Oppure ancora:

Correte a fianco a fianco, fino alla meta. Il godimento è pieno quando,
vinti ad un tempo, tu e lei soccomberete insieme.

Siamo sempre in date che vanno tra l’1-3 d.C., tanto per dire: in Galilea si lapidavano le adultere. A tutto questo ci sono da aggiungere consigli sulle pettinature, i luoghi d’incontro, gli abiti più adatti, come scambiarsi messaggi tramite le serve e come sfuggire al controllo di mariti gelosi e padri protettivi. Anche qualche accenno dai filtri d’amore, a base di erbe della tracia e liquidi non meglio precisati di cavalle in calore, ai belletti a base di terre pregiate, sterco di coccodrillo e tanti altri bizzarri rimedi.

Una lettura piacevole, che scorre velocemente e ti lascia sempre con un sorriso divertito. Sempre concludendo a proposito di sorrisi un brando dall’album Sexus et Politica di Giorgio Gaber in cui il maestro ha messo in musica gli ultimi versi del terzo libro dell’Ars:

httpv://www.youtube.com/watch?v=iY6W49V52_o

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it/

Tenebre e tempi d’esposizione

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[…] This deep world
Of darkness do we dread? How oft amidst
Thick clouds and dark doth Heaven’s all-ruling Sire
Choose to reside, his glory unobscured,
And with the majesty of darkness round
Covers his throne, from whence deep thunders roar.
Mustering their rage, and Heaven resembles Hell!
As he our darkness, cannot we his light
Imitate when we please? This desert soil
Wants not her hidden lustre, gems and gold;
Nor want we skill or art from whence to raise
Magnificence; and what can Heaven show more?
Our torments also may, in length of time,
Become our elements, these piercing fires
As soft as now severe, our temper changed
Into their temper; which must needs remove
The sensible of pain. […]

John Milton, Paradise Lost (libro 2°)

Strike!

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I am alone, in spite of love,
In spite of all I take and give —
In spite of all your tenderness,
Sometimes I am not glad to live.

I am alone, as though I stood
On the highest peak of the tired gray world,
About me only swirling snow,
Above me, endless space unfurled;

With earth hidden and heaven hidden,
And only my own spirit’s pride
To keep me from the peace of those
Who are not lonely, having died.

Alone, Sara Teasdale

Per annegare tutti i dolori…

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Drink to-day, and drown all sorrow,
You shall perhaps not do it tomorrow.
Best, while you have it, use your breath;
There is no drinking after death.

Wine works the heart up, wakes the wit;
There is no cure ‘gainst age but it.
It helps the headache, cough, and tisic,
And is for all diseases physic.

Then let us swill, boys, for our health;
Who drinks well, loves the commmonwealth.
And he that will to bed go sober,
Falls with the leaf still in October.

Drink To-day, And Drown All Sorrow, John Fletcher

Con una foto dell’ultimo spettacolo portato in scena con gli ZappAttori.