Tutto il Teatro (Vol. 1) – Nino Martoglio

“Dammi furtuna o sorti e jettami a mari! Quannu ‘a sorti ti voli aiutari, ti cerca macari o’ ‘nfernu! Guarda sudd’è veru. ‘U mari s’arrobba la megghiu giuvintù d’ ‘u paisi, a quannu non si l’agghiutti, t’a manna a’ casa vecchia e china di malattii, senza nu soldu ‘ntr’a sacchetta… si po niari?… Cc’è cchiù boia e tradituri d”u mari?”

‘U Paliu

Primo dei due volumi che raccoglie l’opera di Nino Martoglio (1870-1921), uno dei tanti rimossi dalla nostra storia della letteratura, di origini Siciliane figlio di un garibaldino, [singlepic id=440 w=200 h=328 float=right] regista, sceneggiatore e cantore delle storie e dei personaggi della sua Sicilia. Probabile causa della sua rimozione dall’alvo dei letterati di cui fare memoria è il suo del dialetto siciliano, in una variante strettamente catanese, che ne fa un esponente, almeno per quanto riguarda il linguaggio, di quella corrente letteraria dei primi del novecento che è lo strapaese, in opposizione alla stracittà.  Tuttavia, ridurre la sua opera alla forma del dialetto e al campanilismo è veramente riduttivo, se il suo tono e il suo modo di raccontare è fortemente legato alla sua terra d’origine, i suoi argomenti e il suo modo di affrontarli è privo di qualsivoglia stucchevole celebrazione dell’esser paese, ed isola, in opposizione al continente. Si mantiene in contatto e in collaborazione con gli altri autori siciliani dell’epoca come Pirandello e Verga, tanto da firmare alcune commedie col primo e tradurne altre del secondo in dialetto. Volendo ricordare, almeno per sommi capi e molto ad orecchio, una citazione di Camilleri: i dialetti sono le radici che portano la linfa vitale dalla terra all’albero della lingua. In questo senso, l’uso del dialetto di Martoglio è veramente sapiente e molto ben direzionato, tanto da portare molte suggestioni e idee che poi la lingua italiana ha riassorbito e rielaborato.

L’impressione si riceve dalla lettura dei suoi drammi e delle sue commedie è quella di una radicata conoscenza della sua terra e la capacità di usarne i vizi ed i pregi per estrapolarne alcune caratteristiche umane universali. Ai giorni d’oggi molte delle situazioni e dei motivi usati per costruire le trame sembrano inconsistenti e persino un po’ ridicoli, ma le emozioni e le reazioni che suscitano sono invece così tipicamente umane da riuscire a superare lo scoglio del tempo con agio. Per il lettore che non abbia un po’ di dimestichezza con il dialetto la lettura potrebbe risultare ostica, anche se le note sono piuttosto d’aiuto a sbrogliare alcuni dei discorsi più ingarbugliati. Per usare un termine di paragone recente, se riuscite a cavarvela con i romanzi di Camilleri con Martoglio non dovreste avere problemi. Se vi piace il teatro questa è una direzione che merita sicuramente di essere esplorata con attenzione. Se vi divertite anche a mettere in scena qualcosa questa può essere una buona fonte di ispirazione, magari non proprio agevole da portare in scena, ma comunque una buona fonte di soluzioni sceniche e idee di regia. Buona lettura!

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it/