Di quale mondo sei parte

“Ma bisogna ormai, una buona volta, che ti renda conto di quale mondo sei parte, che capisca di quale realtà che governa il mondo sei efflusso e che un limite di tempo ti è fissato”

Marco Aurelio, Pensieri

“Ma bisogna ormai, una buona volta, che ti renda conto di quale mondo sei parte, che capisca di quale realtà che governa il mondo sei efflusso e che un limite di tempo ti è fissato”

Marco Aurelio, Pensieri

(Foto scattata al cimitero di Greyfriars, Edinburgh – Scotland)

L’Autunno del Patriarca – Gabriel García Márquez

In questa nostra crepuscolare, ahimè quasi grottesca, stagione politica un libro come questo è piuttosto disarmante. In una piccola isola  caraibica, un dittatore si trova a vivere l’autunno del suo potere, un lunghissimo e solitario autunno passato al centro del proprio regno di afflizione.   [singlepic id=396 w=200 h=331 float=right] Attraverso una scrittura costruita per continuo accumulo di immagini, sensazioni e, soprattutto, odori, Marquez propone un’impietosa vista di ciò che avviene nelle stanze del potere. Le parole, le frasi si concatenano una dietro l’altra in periodi lunghissimi, spesso di alcune pagine, in cui i punti di vista si sovrappongono, la voce narrante cambia e dall’io di un personaggio si passa, senza soluzione di continuità, al punto di vista di un narratore onnisciente o di un secondo personaggio che riprende la narrazione ad anni di distanza. Di certo, la lettura di questo libro richiede una notevole attenzione e una grande quantità di tempo, interrompersi nel mezzo di un periodo vuol dire essere costretti a tornare indietro di pagine per provare a ricucire insieme il filo della narrazione.

L’altra costante della narrazione è rappresentata dalla presenza centrale della morte, il personaggio che apre e chiude tutti i capitoli del libro e torna a colpire chiunque sia così sprovveduto da avvicinarsi al potere. Questo perché il potere corrompe, ma, per citare uno dei nostri tetri patriarchi, non corrompe solo chi non ce l’ha, corrompe chi lo possiede, chi lo desidera e chiunque osi solo avvicinarglisi.

L’impressione che si ha immergendosi nella lettura è proprio quella di entrare in un fiume denso, sotto l’incombente ombra di una giungla, per nuotare contro corrente. Dall’inizio si sa che questo autunno dovrà aver termine, ma l’inerzia del potere e delle sue architetture è talmente grande che persino la vita del Patriarca si allunga indefinitamente. Generazioni di uomini cambiano, i servi sono sostituti da altri servi, ma lui, il Patriarca, resta, eterno, con la sua divisa senza insegne, le uose, i guanti bianchi e l’unico sperone d’oro. Una presenza così incombente, solitaria ed enorme che persino quando arriva la fine sembra che non se ne sia mai andato. Una stagnazione che supera la morte e che ha bisogno di ancora altro tempo per essere dissipata.

Questo è un tema non nuovo per Marquez, affrontato, anche se con mento intensità, almeno altre due volte ne “I Funerali de la Mama Grande” e nel personaggio del colonnello Aureliano Buendia in “Cent’anni di solitudine“. Due figure dal potere e dal fascino oscuro che pervadono le pagine fino a diventare terribilmente reali. O che essendo figure terribilmente reali e tristemente note nella nostre vite, possano poi pervadere le pagine con tutta la loro carica narrativa.

Per chi, come me, ama questo autore o per chi si interroga, o sia interrogato almeno una volta, sulla solitudine e il potere questo è un libro per cui prima o poi bisogna passare. Un regno di afflizione nel cuore dei Caraibi da visitare e con cui riempirsi gli occhi, le orecchie e il naso.

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it/.

L’ultimo giorno di un condannato – Recensione

Anche se quanto sto scrivendo riuscirà utile un giorno ad altri, frenerà il giudice dal giudicare, salverà degli infelici, innocenti o colpevoli, dall’agonia cui m’hanno condannato, ebbene? A che pro? Che me ne viene? Quando m’avranno tagliato la testa, cosa m’importerà se la taglieranno anche ad altri? Come ho potuto pensare simili follie? Smantellare il patibolo dopo esservi salito! Ditemi voi a che mi gioverà.

Quest’opera venne pubblicata per le prime due edizioni senza firma, ma con un invito a pensare che fosse la reale trascrizione dei fogli scritti durante le ultime sei settimane prima dell’esecuzione. Forse Hugo voleva rendersi conto [singlepic id=194 w=200 h=360 float=left] dell’accettazione che avrebbero avuto dell’opera i suoi contemporanei, o forse voleva incrementare l’autenticità del racconto rendendolo reale. In ambedue i casi a noi resta questo piccolo capolavoro, con la sua forza e la sua autenticità, un caso in cui la finzione è più reale di una qualsiasi cronaca. Il ritmo incalzante del racconto in prima persona, l’uso continuativo dell’antitesi da la possibilità di avvicinare sfere di pensiero lontane, la famiglia e la solitudine del carcere, il destino dei forzati e quello dei condannati a morte e così via in un confronto stringente che anima tutto il racconto. L’orologio che scandisce il tempo, che mi ha ricordato il rintocco dell’orologio in “The Tragical History of Doctor Faustus” di Marlowe, l’impressione di vedersi fuggire via la vita secondo dopo secondo, la continua domanda “sarà oggi?” o “che giorno è?“, tutto questo elegge come nemico principale del condannato, non la morte, quanto il tempo che col suo scorrere ne logora l’essenza, tanto da fargli desiderare a fasi alterne un’immediata morte o i lavori forzati a vita. In definitiva un’opera coinvolgente, importante e che consegna un grande messaggio sulla vita, la giustizia e la morte. Ne consiglio la lettura a tutti, ma, soprattutto, a chi, ancora, pensa che la pena di morte sia giustificabile, troverà in questo libro un’argomentazione più convincente di qualsiasi discorso astratto sulla giustizia.

Recensione pubblicata su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/

La fine di tutto – Recensione

“Ci fonderemo invece con la tecnologia e diventeremo la macchina. Avremo molti milioni di robot delle dimensioni di cellule ematiche. o nanorobot, che sciameranno nel nostro corpo, pattugliandolo in cerca di agenti patogeni e riparando le nostre ossa, i muscoli, le arterie e le cellule cerebrali. […] Questa visione ha un lato sdrucciolevole. Se la tecnologia può conquistare l’invecchiamento e possiamo evolvere in cyborg, l’immortalità è vicina. Ma, a parte l’immane questione etica, dovremmo farlo? E c’è anche una questione pratica: e se qualcosa va storto?”

[singlepic id=187 w=193 h=277 float=left] Un libro sulla fine, come dice l’esplicito sottotitolo, dai singoli individui all’intero universo, o come dice, in modo ancora più diretto, il sottotitolo inglese “from you to the universe“. Noi moriremo, il nostro corpo si sgretolerà, torneremo ad essere atomi sparsi nella biosfera, forse rientreremo nell’atmosfera e di là nello spazio, ma anche i nostri atomi non sono eterni, ad un certo punto anche essi cesseranno di esistere. Di tutto questo e di molto altro Chris Impey (http://www.chrisimpey.com/ – il suo sito) ci parla nel suo saggio, attraversando letteralmente l’universo a tutte le scale dalle dimensioni di una stringa a quelle dell’intero universo, passando per la vita batterica, gli estremofili e noi, le scimmie nude, gli esseri umani. Il percorso, nonostante l’argomento ai limiti dell’inquietante, è interessante, ben strutturato e soprattutto ben documentato, molte delle note rimandano direttamente agli articoli scientifici di riferimento e molti di questi sono consultabili direttamente in rete.  Lungo la strada l’autore presenta le posizioni, anche quelle divergenti,  di scienziati di vario tipo e futurologi che si sbilanciano immaginando, su solide basi scientifiche, quale sarà il futuro della specie umana e dell’universo. Transumanesimo, la modificazione del corpo umano per prolungarne la vita e migliorarne la salute, con i suoi enormi problemi etici, la panspermia, l’arrivo della vita dalle stelle, i viaggi spaziali e le teorie sulla struttura dell’universo, la scoperta del tempo profondo e la valutazione dell’incidenza dell’esistenza dell’essere umano sulla storia dell’universo. Attraverso questo libro l’autore prova ad aprire un ventaglio di opzioni per la specie umana, per la sua evoluzione e alcuni punti di vista sulla sua fine, che prima o poi avverrà. Per chi vuole interrogarsi sul futuro, sulle sue incertezze, ma anche sulla sua grande certezza, un buon punto di partenza e di riflessione.

Recensione pubblicata su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/