Romanzi – Ernest Hemingway

“L’amore è l’amore e il divertimento è il divertimento. Ma c’è sempre un tale silenzio quando muore un pesciolino rosso.”

Di là dal fiume e tra gli alberi

Dunque, 19 giorni passati in compagnia di un uomo straordinario e delle sue storie. Questo volume dei meridiani, il secondo, contiene i romanzi: Avere e non avere, Per chi suona la campana, [singlepic id=390 w=200 h=332 float=left] Il vecchio e il mare e Di là del fiume e tra gli alberi. Prima di andar distinguendo tra le quattro opere, andiamo per quello che c’è in comune. La prima cosa che balza agli occhi è la prosa asciutta, il tono non elevato e la scorrevolezza del testo. Tre caratteristiche che si associano a perfezione al carattere dei protagonisti maschili di queste quattro opere. Quattro stoici, due anziani oramai vicini alla fine della loro vita, un giovane soldato e un marinaio di contrabbando di cui seguiamo un ampio arco di vita. Quattro uomini che affrontano la vita a testa alta, che non si lasciano piegare dagli avvenimenti e che portano al termine il loro peregrinare e le loro vite con determinazione e una grande forza d’animo. Non sono assolutamente assimilabili al classico modello dell’eroe, ma d’altronde Hemingway resta un autore estremamente vicino al modernismo, hanno molti dubbi, meditano a lungo e vacillano molto e nonostante tutto arrivano alla fine.

Per quanto riguarda le singole opere, un accenno alla trama. Avere e non avere è la storia di un marinaio che si guadagna da vivere portando a pesca di marlin uomini dalle tasche gonfie e le teste vuote nel mare tra L’Avana e Key West e che, per arrotondare sui guadagni, contrabbanda liquore, profughi e si occupa di altri traffici più o meno leciti. Per chi suona la campana è, invece, una storia di guerra, nella Spagna divisa tra Lealisti e Repubblicani un giovane americano deve far saltare un ponte per consentire all’esercito repubblicano di condurre un’offensiva. Nello svolgere la sua missione conoscerà un gruppo di partigiani spagnoli e tra loro l’amore della sua vita che lo aiuteranno nella missione. Il vecchio e il mare è quella che si potrebbe dire, in modo estremamente semplicistico, la storia di un vecchio pescatore che di notte sogna i leoni, alla mattina presto beve caffè nero e legge di baseball in compagnia di un ragazzo e prende il largo per pescare i marlin. Di là del fiume e tra gli alberi ha una trama ancora più semplice, un colonnello, generale degradato, dell’esercito americano torna in Italia, a Venezia, nei luoghi in cui ha combattuto ben due guerre mondiali, per vivere una storia d’amore con una donna molto più giovane di lui ed andare a caccia di anatre.

Quattro storie che si riassumono in poche parole, ma che affrontano temi di ampio spettro con grande profondità. Amori disperati, eppure estremamente consapevoli, consumati in luoghi e in momenti improbabili, ardenti e veri, colmi di un’intensità travolgente. Camminare sul ciglio della vita con la morte al fianco, lottare per un ideale, con la natura, ma non contro di essa. Invecchiare, ricordare ed emanciparsi dai propri incubi avendo il coraggio di riviverli.

“L’amore è l’amore e il divertimento è il divertimento. Ma c’è sempre un tale silenzio quando muore un pesciolino rosso.”

Di là dal fiume e tra gli alberi

Dunque, 19 giorni passati in compagnia di un uomo straordinario e delle sue storie. Questo volume dei meridiani, il secondo, contiene i romanzi: Avere e non avere, Per chi suona la campanaIl vecchio e il mare e Di là del fiume e tra gli alberi. Prima di andar distinguendo tra le quattro opere, andiamo per quello che c’è in comune. La prima cosa che balza agli occhi è la prosa asciutta, il tono non elevato e la scorrevolezza del testo. Tre caratteristiche che si associano a perfezione al carattere dei protagonisti maschili di queste quattro opere. Quattro stoici, due anziani oramai vicini alla fine della loro vita, un giovane soldato e un marinaio di contrabbando di cui seguiamo un ampio arco di vita. Quattro uomini che affrontano la vita a testa alta, che non si lasciano piegare dagli avvenimenti e che portano al termine il loro peregrinare e le loro vite con determinazione e una grande forza d’animo. Non sono assolutamente assimilabili al classico modello dell’eroe, ma d’altronde Hemingway resta un autore estremamente vicino al modernismo, hanno molti dubbi, meditano a lungo e vacillano molto e nonostante tutto arrivano alla fine.

Per quanto riguarda le singole opere, un accenno alla trama. Avere e non avere è la storia di un marinaio che si guadagna da vivere portando a pesca di marlin uomini dalle tasche gonfie e le teste vuote nel mare tra L’Avana e Key West e che, per arrotondare sui guadagni, contrabbanda liquore, profughi e si occupa di altri traffici più o meno leciti. Per chi suona la campana è, invece, una storia di guerra, nella Spagna divisa tra Lealisti e Repubblicani un giovane americano deve far saltare un ponte per consentire all’esercito repubblicano di condurre un’offensiva. Nello svolgere la sua missione conoscerà un gruppo di partigiani spagnoli e tra loro l’amore della sua vita che lo aiuteranno nella missione. Il vecchio e il mare è quella che si potrebbe dire, in modo estremamente semplicistico, la storia di un vecchio pescatore che di notte sogna i leoni, alla mattina presto beve caffè nero e legge di baseball in compagnia di un ragazzo e prende il largo per pescare i marlin. Di là del fiume e tra gli alberi ha una trama ancora più semplice, un colonnello, generale degradato, dell’esercito americano torna in Italia, a Venezia, nei luoghi in cui ha combattuto ben due guerre mondiali, per vivere una storia d’amore con una donna molto più giovane di lui ed andare a caccia di anatre.

Quattro storie che si riassumono in poche parole, ma che affrontano temi di ampio spettro con grande profondità. Amori disperati, eppure estremamente consapevoli, consumati in luoghi e in momenti improbabili, ardenti e veri, colmi di un’intensità travolgente. Camminare sul ciglio della vita con la morte al fianco, lottare per un ideale, con la natura, ma non contro di essa. Invecchiare, ricordare ed emanciparsi dai propri incubi avendo il coraggio di riviverli.

Una galleria di umanità che vive e arde raccontata con la perizia di un grande romanziere e i tocchi di genio del giornalista e dell’uomo che ha vissuto in prima persona quello che racconta.

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it/

Tiramisù maybe

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Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolavano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: essere vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.

Eugenio Montale, Ossi di Seppia, Meditteraneno

Finale

[singlepic id=284 w=420 h=280 float=center]

Più non muggisce, non sussurra il mare,
Il mare.

Senza i sogni, incolore campo è il mare,
Il mare.

Fa pietà anche il mare,
Il mare.

Muovono nuvole irriflesse il mare,
Il mare.

A fumi tristi cedé il letto il mare,
Il mare.

Morto è anche lui, vedi, il mare,
Il mare.

Finale, La Terra Promessa, Giuseppe Ungaretti