Ciao Mario!

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“La vita, come sai, non sempre merita di essere conservata. Non è un bene il vivere, ma il vivere bene. Perciò il sapiente vivrà tutto il tempo che può vivere. Vedrà lui dove dovrà vivere, in quale società, in quale condizioni e in quale attività. Egli pensa sempre quale sarà la vita, non quanto debba durare. Se gli si presentano molte disgrazie che turbano la sua serenità, dà l’addio alla vita. E non lo fa solo nell’estrema necessità. Appena la fortuna comincia a sembrargli sospetta, considera con cura se non sia il momento di por fine alla vita. Egli giudica cosa di nessuna importanza darsi la morte o riceverla, morire prima o dopo. Egli non teme la morte come una grande perdita. Nessuno può perdere molto in seguito alla caduta di poche gocce. L’importante non è morire più presto o più tardi, ma morire bene o male. Ora, morire bene significa sfuggire al pericolo di vivere male.”

Seneca, Lettere a Lucilio, Lettera 70

httpv://www.youtube.com/watch?v=-jbk6NlFe78

Anche se non c’è bisogno di dirlo, dal Marchese del Grillo sceneggiato e diretto da Mario Monicelli, ciao maestro!

Lettere a Lucilio – Recensione

Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt difficilia.

[singlepic id=181 w=200 h=318 float=left] Lanciarsi nella recensione delle Lettere a Lucilio, dopo che persone come Quintiliano e Montaigne, è una manovra piuttosto avventata. Tuttavia, il valore di quest’opera è così grande che anche smettere di parlarne, a solo millenovecentoquarantacinque anni dalla sua ultimazione, è sconsiderato. La forza di quest’opera, in gran parte, risiede nella profonda capacità di Seneca di scavare nell’animo umano, ma anche nella sua abilità di richiamare immagini, sentimenti e paure che attanagliano l’uomo. Affermare che tutta la vita di Seneca sia stata cristallina ed elegante, come il suo stile, non è certamente possibile, ma d’altro canto, il suo inserimento nella storia dell’impero, le vicende degli imperatori Claudio e Nerone, gli hanno reso possibile un’analisi dell’uomo che, per la sua profondità, è anticipatrice di molte situazioni che oggi viviamo. La sua sfida alla morte, la sua risoluzione nel vivere fin quando si deve e non fin quando si può, il richiamo ad essere essenziali, coerenti e contenuti, l’invito a “far pace” con noi stessi, accettandoci, per poter porre poi le basi della conquista della Saggezza. Il suo stile, accompagna questo progetto filosofico, costruendosi su di un doppio binario che mette in contatto continuamente l’Io con l’esterno, costruendo una dialettica filosofica e fruendo di una ampia dose di racconti di vita quotidiana.  Queste 124 epistole si rendono una testimonianza importante della storia dell’uomo e del suo dialogo con l’esistenza e con l’esistente. Un’opera che è dunque da leggere, col giusto tempo, con la dovuta pazienza e con tutta l’attenzione che il Filosofo richiede.

Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/.