Le montagne, Gandalf, le montagne …

Stella del Mattino – Wu Ming 4

Gli uomini che inseguono i propri sogni nel deserto
sono pericolosi fanatici oppure profeti.

I Wu Ming, i senza nome, collettivo di autori bolognesi che ho conosciuto imbattendomi in un loro lungo-post, o breve [singlepic id=471 w=187 h=300 float=right] saggio, sul New Italian Epic (NIE) a cui sono giunto dalle pagine di Carmilla Online. Una suggestione lasciata a fermentare per un piuttosto lungo periodo di tempo, finché, in una notte buia e tempestosa, ma di quelle notti buie e tempestose … il mio girovagare online mi ha portato sul loro blog: Giap, di cui consiglio caldamente una lettura attenta. Da lì agli articoli su J.R.R. Tolkien, una passione piuttosto ben manifestata dal mio nickname, il passo è stato breve. Arrivati a questo punto, vagato nell’apparato teorico e di dibattito, non restava che provare a cimentarsi con un romanzo. Ed ecco che arriviamo a Stella del Mattino.

Perché vi sto raccontando tutto questo invece del solito preambolo introduttivo sull’autore? Ve lo dico con questa citazione di Wu Ming 1: “Trasparenti verso i lettori, opachi verso i media“. Per cui ho preferito raccontarvi un pezzetto della mia storia di lettore, se volete sapere qualcosa di più sul loro modo di narrare e interpretare il mondo vi rinvio nuovamente a leggere Giap.

Veniamo, finalmente, al libro in questione: Stella del Mattino. Per chi di voi possegga un po’ di familiarità con la Terra di Mezzo e con tutto il suo apparato mitico, il titolo potrebbe aver fatto accendere una lampadina, o per essere più fedeli all’autore, il bagliore di un lampo:

Aiya Eärendil Elenion Ancalima!

Eärendil, figlio di Idril e Tuor, nato nella città di Gondolin, colui che navigò fino alle terre dei Valar e da loro elevato a diventare la Stella del Mattino. Qui mi fermo, prima di perdermi in un’infinita digressione che mi porterebbe molto lontano. Se vi ho incuriosito il Silmarillion di J.R.R. Tolkien ha tutte le informazioni che volete in merito.

Proviamo a riprendere le redini di questa chiacchierata, magari diamo anche un senso a quest’ultima digressione: Stella del Mattino è un libro che parla, almeno su di un primo livello, di Lawrence D’Arabia, J.R.R. Tolkien, C. S. Lewis e R. Graves. E poi è un libro che parla del raccontare e del racconto, di io narrati e di io narranti. Un crocevia di punti di vista sulla letteratura e la vita sapientemente intessuto nella Oxford del primo dopoguerra. Sullo sfondo si intravede e si vede un’epoca in trasformazione. Si annunciano le battaglie del futuro e i rivolgimenti del secolo breve, la forza delle rivoluzione russa, la polveriera innescata nella zona araba dall’intervento inglese e il peso delle scelte nei confronti della Germania.

Il tutto, annunciato così, come elenco, sembra fare del libro una specie di condensato storico di quel periodo, eppure, la capacità di Wu Ming 4 è stata quella di tessere tutti questi spunti e tutti questi contenuti in un arazzo di grande impressione. La storia, a questo punto in tutti i sensi, avanza a passo di carica e trascina il lettore attraverso le pagine mantenendo viva la curiosità e l’attenzione.

Insomma, siamo in presenza di un libro da leggere e da gustare sotto molti punti di vista e assolutamente consigliato. Concludo con questa poesia di Robert Graves, che potrebbe, quasi dovrebbe, acquistare un senso aggiuntivo dopo la lettura del romanzo, ma che vale comunque la pena di leggere:

Thick and scented daisies spread
Where with surface dull like lead
Arabian pools of slime invite
Manticors down from neighbouring height
To dip heads, to cool fiery blood
In oozy depths of sucking mud.
Sing then of ringstraked manticor,
Man-visaged tiger who of yore
Held whole Arabian waste in fee
With raging pride from sea to sea,
That every lesser tribe would fly
Those armed feet, that hooded eye;
Till preying on himself at last
Manticor dwindled, sank, was passed
By gryphon flocks he did disdain.
Ay, wyverns and rude dragons reign
In ancient keep of manticor
Agreed old foe can rise no more.
Only here from lakes of slime
Drinks manticor and bides due time:
Six times Fowl Phoenix in yon tree
Must mount his pyre and burn and be
Renewed again, till in such hour
As seventh Phoenix flames to power
And lifts young feathers, overnice
From scented pool of steamy spice
Shall manticor his sway restore
And rule Arabian plains once more.

Manticor In Arabia, Robert Graves

A conclusione, questa volta vera, per chi di voi è dotato di lettore di e-book, si può scaricare gratuitamente il libro dal loro sito: http://www.wumingfoundation.com/giap/?page_id=6338, se poi volete, una donazione per mandare avanti i loro progetti fattibile dal sito, immagino sia più che gradita.

Recensione pubblicata su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it

Indovinello dell’anno nuovo

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Questa cosa ogni cosa divora,
ciò che ha vita, la fauna, la flora;
i re abbatte e così le città,
rode il ferro, la calce già dura;
e dei monti pianure farà.

J.R.R. Tolkien – Lo Hobbit

Soluzione stra-nota, ma un gran bell’esempio di indovinello e una soluzione che ci ricorda il lato positivo e quello negativo del giungere dell’anno nuovo. Buona fine e buon principio, da parte mia e del caro Gollum.

La via prosegue …

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<<Gli elfi vivono in quei boschi?>>, chiese.
<<No, che io sappia>>, rispose Pipino. Frodo era silenzioso. Anche lui fissava le giravolte della strada, come se le vedesse per la prima volta. Improvvisamente disse ad alta voce, ma come a se stesso:

La via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Devo inseguirla ad ogni costo
Rincorrendola con piedi alati
Sin all’incrocio con una più larga
Dove si uniscono piste e sentieri.
E poi dove andrò? Nessuno lo sa.

<<Sembrano versi del vecchio Bilbo>>,  disse Pipino. <<Oppure è una tua imitazione? Non molto incoraggiante, comunque>>.

J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello