Principi di Filosofia Naturale – Isaac Newton

“Rationem vero harum gravitatis proprietatum nondum potui deducere et hypotheses non fingo.

Se siete arrivati fino a qui, dopo il titolo, l’Autore e la citazione in latino vi meritate già una pacca sulla spalla. Se avete sempre recepito il motivo per leggere un classico letterario come oscuro e intimidatorio o se, peggio ancora, vi ricorda qualche marmoreo professore della vostra giovinezza, temo che non mi riuscirà di [singlepic id=415 w=200 h=336 float=right] convincervi che leggere un classico del pensiero scientifico non sia strettamente apparentato ad istinti suicidi, ma se avete letto sin qui, qualche speranza posso nutrirla.

Di tutte le edizioni che esistono di quest’opera, tralasciando l’originale latina e quelle per specialisti, prima che mi facciate rinchiudere gettando la chiave in un pozzo, con un po’ di giri per bancarelle o librerie che trattano usato si riesce a trovare una riduzione de i Principia ad opera di Federigo Enriques e Umberto Forti (io ho quella della Fabbri, ma ne dovrebbero esistere anche di altre case editrici). Questa edizione, oltre ad essere una riduzione sensata del testo Newtoniano, possiede un buon apparato di note ed una appendice estremamente curata riguardo il pensiero dell’Autore, fatti storici collaterali e sviluppi successivi della teoria della gravità.

Sciolto il nodo dell’edizione e dei curatori, torniamo al perché. Non vi dirò che si deve leggere Newton per forza, in realtà si può vivere tranquillamente senza, però… se avete alzato gli occhi al cielo, avete visto cadere un oggetto a terra e vi siete sentiti leggeri all’arrivo di un ascensore, ma soprattutto, se nell’osservare questi fenomeni, vi siete chiesti un buon numero di perché, dedicarsi con un po’ d’attenzione a questa lettura potrebbe essere illuminante. La fisica di Newton o, per meglio dire, la sua filosofia naturale e il suo modo di esporla attraverso assiomi “sperimentali” e dimostrazioni geometriche, senza incappare in spiegazioni artificiose o che tirino in gioco enti imprevedibili, rende tutto il libro di una chiarezza cristallina. Se poi avete avuto occasione di studiare un po’ di fisica e di geometria euclidea, per non parlare di qualche cenno di analisi di base, potrete finalmente scoprire “a-che-diavolo-servivano-quelle-cose-astruse-che-non-userò-mai-nella-vita”. Un’altra serie di spunti, questa volta un po’ indiretti, che si possono tirare fuori dalla lettura di questo testo, hanno a che fare con la filosofia della scienza (epistemologia), la genesi di alcuni leitmotiv di Kant e qualche bell’idea polemica nei confronti dell’idealismo.

In definitiva, poiché non stiamo parlando di una lettura da ombrellone, né di un romanzetto d’appendice, bisogna anche ammettere che ci vuole la dovuta attenzione e una buona dose di concentrazione, accompagnata magari da un blocchetto di carta per rifare qualche disegnino chiarificatore. La fatica, però, premia sicuramente l’avventuroso lettore. Alla fine è come arrivare, dopo una salita nell’aria pura di montagna, ad un punto ben saldo da cui si domina un bel panorama e un cielo, ovviamente, stellato con qualche strumento di comprensione in più.

P.S. Visto che ho citato Enriques, l’idealismo, Kant e un po’ di altre cose, se c’è qualcuno il cui masochismo non è ancora arrivato a saturazione, la butto là è…, vi consiglio di leggere questo articolo dei RudiMatematici: Buon Compleanno, Federigo!

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Computer a DNA – D. Shasha e C. Lazere

“Nello scrivere questo libro, abbiamo incontrato una costellazione di idee che potrebbero essere decisive per cambiare il mondo, in meglio. […] Speriamo che le storie di questi avventurieri senza paura piacciano a chi le leggerà quanto a noi è piaciuto scriverle.”

Questo libro raccoglie quattordici interviste a scienziati, classici e atipici, sull’evoluzione del calcolo in senso biologico. [singlepic id=301 w=200 h=300 float=left] Tre parole in una frase che potrebbero risultare più che oscure, tanto più messe l’una accanto all’altra. Il calcolo, l’invenzione o, secondo i vostri gusti filosofici, la scoperta di Leibniz e Newton, la sua implementazione attraverso i metodi informatici; l’evoluzione, la nostra, dei nostri mezzi e delle nostre conoscenze ed, infine, la biologia, una fonte di nuovi paradigmi per l’informatica.

Le interviste contenute in questo libro si muovono in questa ottica, presentando quattordici diverse applicazioni e qualche possibile approccio al problema di superare la tecnologia del silicio, o quantomeno, di integrarla con i meccanismi della biologia. Costruire macchine biologiche, cellule in grado “di fare i conti” e di modificarsi ed agire per noi. Tanto per fare un esempio di quelli entusiasmanti e ancora al di là dal venire, cellule che inserite nella pelle o nell’organismo possano ripararlo, protesi che potremmo definire bio-meccaniche. Sfruttare le nostre conoscenze sulla biologia per costruire algoritmi ispirati ai processi evolutivi, un tipo di programmazione che si dice “genetica”, cioè lo sfruttare il meccanismo dell’evoluzione, piccoli mutamenti casuali, selezione e adattamento, per far sopravvivere i programmi più adatti; per fare di nuovo un esempio, questa volta di una tecnica abbastanza in uso, un programma in grado di assemblare e ricombinare progetti diversi in base a regole di adattamento e a specifiche da garantire, in modo da ottenere il progetto che si avvicini di più all’efficienza massima e che rispetti tutte le regole necessarie.

Una serie di scenari veramente molto interessanti e che sembrano essere piuttosto promettenti. La grossa pecca del libro è probabilmente proprio nella forma, una raccolta di interviste e di dialoghi con gli scienziati che lavorano a questi progetti, interessanti e di semplice comprensione, ma molto poco approfondite nel senso delle idee, più che raccontare l’idea in sé si preoccupano di raccontare l’idea dell’idea e le sue possibili ricadute. Qualche dettaglio in più avrebbe sicuramente aiutato. In definitiva, da leggere: ni.

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Scritti sulla Luce e i Colori – Isaac Newton

“Anzi poiché la scienza accurata di questi [i colori] sembra essere tra le più difficili che un filosofo possa desiderare, spero, quasi ad esempio di mostrare quanto la matematica valga in filosofia naturale e quindi di esortare i geometri ad accingersi a un più stresso esame della natura, e gli amanti della scienza naturale ad appropriarsi prima della geometria, […] affinché, filosofando i geometri ed esercitano la geometria i filosofi, otteniamo invece di congetture e cose probabili, che si smerciano ovunque, una scienza della natura finalmente confermata con la più alta evidenza”

Non credo che ci sia bisogno di ricordare chi sia stato Isaac Newton, anche se, probabilmente, molti lo ricordano solo come un curioso inglese raffigurato con una grande parrucca bianca [singlepic id=262 w=200 h=318 float=left] in assorta contemplazione sotto ad un melo. Altri, affiancato a ricordi di aule buie, mattine sonnacchiose e temibili professori di fisica. Tuttavia, gettando uno sguardo alle sue carte, alle montagne di lettere, di scritti, che vanno dalla fisica alla teologia passando per l’alchimia, non si può che rimanere stupiti dall’incredibile profondità del suo pensiero e piacevolmente sorpresi dallo scoprire della sua umanità, che, a dirla tutta, è un’umanità testarda, puntigliosa e che non aveva alcuna paura del lanciarsi a testa bassa in scontri frontali sulla scienza, la filosofia e la fede. Una buona testimonianza di tutto questo è rappresentata da questa antologia di scritti sull’ottica. Divisa in sei parti raccoglie l’evoluzione dell’idea di Newton riguardo la luce, gli esperimenti, le riflessioni e le dimostrazioni. Scritta in uno stile asciutto e semplice la parte tecnica si lascia seguire in modo semplice, gli esperimenti sono chiari, accompagnati dai disegni degli apparati e molti sono anche facili da riprodurre. Particolarmente interessanti sono le lettere, le comunicazione, le dispute e i diverbi per posta tra Newton, Hooke, padre Pardes e Huygens. Per chi pensa che la scienza sia un luogo di persone tranquille, quasi fredde, questa può essere un’occasione per vedere cosa succede quando non si è in accordo e si va a caccia con metodica ferocia di qualsiasi tipo di errore nei lavori degli altri, cavillando su ogni cosa, criticando tutto il criticabile e sottolineando qualsiasi cosa possa anche solo essere in aria di essere stata trascurata. Anche se può sembrare bizzarro, questa è, probabilmente, una delle migliori garanzie che si hanno nell’ottenere teorie coerenti e in grado di fare previsioni sempre più accurate e realistiche. La soddisfazione nello scovare errori e nel correggersi a vicenda fa sì che la maggior parte venga evitata o corretta in tempo piuttosto breve. Se volete farvi un’idea di come nasce una teoria scientifica, dei suoi primi passi, delle metodologie, gli esperimenti e le critiche, quest’antologia offre una buona occasione per farlo.

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Tanti Auguri Newton!

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“Ma la scienza se deve prosperare, non deve mirare a scopi pratici. Come regola generale, il sapere e i metodi che crea perseguono scopi gli scopi pratici solo indirettamente, e in molti casi, non prima che siano trascorse diverse generazioni. Trascurare la scienza porta alla susseguente povertà di intellettuali capaci, in virtù dell’indipendenza della loro visione e del loro giudizio, di illuminare nuovi percorsi per l’industria o di adattarsi alle nuove situazioni. Laddove la ricerca scientifica viene bloccata, la vita intellettuale della nazione si inaridisce, il che significa il prosciugamento di tante possibilità di futuro sviluppo. Ecco quello che dobbiamo prevenire”

Albert Einstein, Il mondo come io lo vedo

Tanti auguri di buon anniversario della nascita di Newton, un modo per ricordare il ruolo della scienza e della conoscenza!