Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti

Tornarono in alto ad ardere le favole.

Cadranno colle foglie al primo vento.

Ma venga un altro soffio,
Ritornerà scintillamento nuovo.

Stelle, 1927 – Sentimento del Tempo

Prima di cominciare a dire qualsiasi altra cosa, leggetelo! Questo è un imperativo di quelli senza scampo, [singlepic id=291 w=200 h=327 float=right] non si può non provare ad imbarcarsi nella propria vita senza aver letto il Poeta del Tempo e delle Stagioni. Questo volume, che raccoglie tutte le poesie di Ungaretti, oltre ad alcuni saggi introduttivi, degli scritti di commento all’opera del Poeta ed  un’immensa raccolta di varianti, offre la possibilità di avventurarsi nella poesia dell’uomo di pena nel mondo migliore. Scoprire l’intera sua opera nel corretto ordine cronologico, riuscire a sentire e, tramite le varianti, a vedere l’immensa mole di lavoro necessaria a costruire quei versi concentranti, essenziali, ermetici. Un tipo di viaggio approfondito che, ahimè, non si riesce quasi mai a compiere durante i percorsi scolastici, superata la raccolta dell’Allegria, delle poesie scritte al fronte, a parte per qualche breve incursione nel Sentimento del tempo, il resto è una poesia tutta da scoprire. Una poesia che in buona approssimazione non si può svelare, che è difficilissimo spiegare e che mostra qualche parte di sé ad ogni rilettura. Mentre scrivo queste due righe, ho il libro aperto qui davanti e lo sfoglio, a distanza di solo un paio di giorni mi balzano già alla vista versi differenti da quelli su cui mi ero soffermato alla prima lettura.

Dopo quello che ho detto, non voglio tentare di inerpicarmi in spiegazioni della poesia o di Ungaretti in genere, un tipo di analisi che, per chi fosse interessato, è fatta benissimo nel commento del De Robertis, in coda al libro, insieme ai testi delle note. Tuttavia, voglio dare almeno un accenno al lavoro di lima e scalpello fatto sul verso, proponendovi in lettura, tutte le varianti, o almeno tutte quelle che sono riusciti a raccogliere i critici, di un verso della poesia Canzone (dalla raccolta La Terra Promessa):

E, in scandire sussurri, tenue, amore
E, scandendosi echeggi, tenue, amore
E, granivano echeggi, tenue, amore
E granendosi echeggi, tenue, amore
E gli echeggi granitisi, l’amore
Tenue, echeggi granivano, l’amore
Tenue, ed eco graniva, solo, amore
Tenue, e eco sorteggiava, solo amore
Tenue, e eco logorò iridi, l’amore
Tenue, e eco si smarrì in iridi, l’amore
In echi iri estenuandosi, l’amore
Echi a iridi estenuandosi, l’amore
A iridi echi estenuandosi, l’amore
Estenuandosi in iridi echi, amore

Questo per un solo verso, che aiuta, almeno un po’, a capire quanto sia complesso arrivare a quella sonorità e a quella forza di significato che hanno reso la poesia di Ungaretti unica e in grado di incidersi nel lettore, “Chiaro? Non lo so. Speriamo! La poesia non si spiega, è molto difficile spiegarla. Sono cose che l’uomo sente, che toccano vagamente la sua intelligenza, che lo colpiscono in modo intuitivo e non mai con precisione.”.

Insomma, non so se sono riuscito a convincervi alla lettura, anche se spero si sia capito quanto mi è piaciuta questa avventura libraria, magari però vi convince Lui:

httpv://www.youtube.com/watch?v=9gxKTXJ5RKA

Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/.

Danni con fantasia

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Perché le apparenze non durano?
Se ti tocco, leggiadra, geli orrenda,
Nudi l’idea e, molto più crudele,
Nello stesso momento
Mi leghi non deluso ad altra pena.

Perché crei, mente, corrompendo?

Perché t’ascolto?

Quale segreto eterno
Mi farà sempre gola in te?

T’inseguo, ti ricerco,
Rinnovo la salita, non riposo,
E ancora, non mai stanca, in tempesta
O a illanguidire scogli,
Danni con fantasia.

Silenzi trepidi, infiniti slanci,
Corsa, gelose arsure, titubanze,
E strazi, risa, inquiete labbra, fremito,
E delirio clamante,
E abbandono schiumante,
E gloria intollerante,
E numerosa solitudine,

La vostra, lo so, non è vera luce,

Ma avremmo vita senza il tuo variare,
Felice colpa?

Danni con fantasia, Giuseppe Ungaretti

Finale

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Più non muggisce, non sussurra il mare,
Il mare.

Senza i sogni, incolore campo è il mare,
Il mare.

Fa pietà anche il mare,
Il mare.

Muovono nuvole irriflesse il mare,
Il mare.

A fumi tristi cedé il letto il mare,
Il mare.

Morto è anche lui, vedi, il mare,
Il mare.

Finale, La Terra Promessa, Giuseppe Ungaretti