Lassù sulle montagne sventola bandiera nera: è morto un partigiano…

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“Assistiamo a un revisionismo reazionario che apre la strada alla democrazia autoritaria, da noi e nel resto del mondo. Uno di quei cicli storici che dimostrano che anche la libertà ha le sue stagioni.[…] C’è stata una mutazione capitalistica, una rivoluzione tecnologica di effetto obbligato: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri ed emarginati. È questa la ragione di fondo per cui la Resistenza e l’antifascismo democratico appaiono sempre più sgraditi, sempre più fastidiosi al nuovo potere. Padroni arroganti e impazienti non accettano più una legge uguale per tutti, la legge se la fabbricano ad personam con i loro parlamenti di yes-men.”

Giorgio Bocca

La rivoluzione impossibile – recensione

[singlepic id=164 w=199 h=319 float=left] Un libro che è una raccolta di documenti riguardanti la nascita e la morte della Nuova Destra italiana. Saggi e articoli di giornale inseriti in un ampio discorso, guidato dalla mano di Marco Tarchi (http://www.unifi.it/dispo/CMpro-v-p-62.html) che riesce a dargli un senso di quasi omogeneità e coerenza, persa nell’artificiosità di molti interventi. Articolisti e movimenti che pensarono di volersi riallacciare all’esperienza del fascismo movimento (argh!), per poi tentare di separarsene, di gettarsi nella metapolitica e di fondare un “gramscismo di destra” (argh!) sfruttando le parole e i termini del “sinistrese”. Un’analisi dell’universo di una destra giovanile schiacciata tra l’autoritarismo del MSI-DN e le spinte “progressiste-conservatrici” dei giovani, mediata tramite il racconto dei tre Campi Hobbit (http://it.wikipedia.org/wiki/Campi_Hobbit) e l’appropriazione, a mio parere indebita, del Signore degli Anelli e del suo mondo immaginario come punto di riferimento per un conservatorismo esistenziale. In realtà nel testo si parla molto poco, dell’opera di Tolkien rimandando alla prefazione di Elémire Zolla per la prima edizione italiana ad opera Rusconi.  Da questa rivoluzione impossibile esce un grande guazzabuglio di idee, spesso poco sostenute, molto abbozzate e dai contorni imprecisi, le cui uniche note di pregio sono rappresentate dalle cornici di Tarchi.

Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/