Rovine da salvare

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“Avea raggiunto uno dei più alti fini della sua ambizione. In una contea nota per l’abbondanza di ruderi antichissimi; in un villaggio nel quale esistevano ancora delle memorie di un remoto passato, egli — presidente del Circolo Pickwick — avea scoperto una strana e curiosa iscrizione di incontrastabile antichità, che era sfuggita all’osservazione di molti eruditi che lo avevano preceduto.”

Charles Dickens – Il circolo Pickwick

Il monastero, di epoca basileana, della Lica (o dell’Alica), nella frazione di Pietrapennata, Palizzi, RC. Visitato nel corso di un trekking del festival Paleariza. Uno dei piccoli gioielli d’Italia e di Calabria che avrebbe un grande bisogno di essere valorizzato e difeso. Ci sarebbe da soddisfare almeno la necessità di recintare l’area per impedire al bestiame di entrare nei ruderi e di consolidare quello che resta delle mura e del campanile. Tentiamo almeno di salvare i gioielli di famiglia e di usarli per il rilancio dell’area.

Marzouk Ensemble – Palizzi Superiore

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Segue il sontuoso suono mediterraneo di Marzouk Ensemble. Il gruppo guidato dal virtuoso polistrumentista tunisino Marzouk Mejri presenta un affascinante incrocio fra la musica malouf e le nuove composizioni, fra l’ancestrale suono della mezzoued e timbriche che ricordano il rai.

Un ensemble di virtuosi che ha movimentato la serata portando gli ascoltatori a fare un viaggio sulle acque del Mediterrano. Un ritmo travolgente e appassionante. Un rinnovato esempio di cosa accade quando le culture si mischiano e le suggestioni di altre terre ci trascinano lontano e ci portano un poco più in alto.

Grecanica! – Paleariza – Chora tu vua

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La traccia principale di quest’anno è dedicata agli antichi strumenti calabro-greci e al sonu a ballu. Si tratta come sempre di un’occasione da non perdere per gli amanti del suono più usu anticu. A seguire, come oramai consuetudine, il Ballu di lu Camiddu a cura di Mimmo Vazzana accompagnato dalla Banda di Bova. Serata in collaborazione con il Museo dello Strumento Musicale di Reggio Calabria.

Nella foto c’è Leone Romeo che all’augusta età di 97 anni si lancia nella musica col suo tamburello. Questo simpatico, geniale, coinvolgente signore ha compiuto, prima di iniziare a suonare, una cavalcata della storia italiana, una rivisitazione dei suoi momenti, di cosa vuol dire essere italiani, guidandoci in una meditazione sullo smantellamento dello stato che stiamo vivendo. Come ha fatto  lui questa sera voglio ricordare una terzina della Commedia di Dante che rievocata in quel momento, con quell’enfasi e quel coinvolgimento mi ha trasmesso un brivido. Una scarica che è partita dalla spina dorsale fino a farmi drizzare i capelli in testa.

“Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.”

Commedia, Purgatorio, Canto Primo, vv. 70-72.

Ecco una lezione sulla libertà che, di questi tempi, non va dimenticata.

Link utili:

Piccola Banda Ikona – Chora Tu Vua (Bova)

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“Un viaggio affascinante tra i suoni e le culture del Mediterraneo alla ricerca di un linguaggio musicale e lirico che unisca tanti popoli diversi che si affacciano sullo stesso mare.”

Salve a tutti,

Eccoci a commentare un vecchio/nuovo evento. Anche quest’anno ecco la prima serata dell’iniziativa Paleariza (antiche radici) a cui ho preso parte. Questa volta un geniale, quanto bravissimo, gruppo: “La Piccola Banda Ikona” ha allietato la serata nella splendida cornice di Chora Tu Vua. Il gruppo ha presentato una serie di canzoni nelle lingue, per meglio dire in una commistione linguistica, dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Mischiando in maniera sapiente tra loro le lingue, di popoli anche rivali, la Piccola Banda ha mostrato i segni di una coesione culturare che è diventata possibile e che ha trovato nella musica, nel canto, il suo momento fondante. Una bella dimostrazione di cosa accade quando culture diverse si incontrano e si fondono.

“Pis trechi glìgora de thorì tìpote”
(Chi va veloce non vede nulla)

PENTAX Image

Concludo con la trascrizione di un’insegna di Chora Tu Vua che riporta una poesia in dialetto.

Supra la testa mia lucia la luna:
supra a li pedi mei chiangia lu mari.
Spuntavanu li stiddi ad una ad una
parianu li candili di l’artari.

Passavanu du barchi pari pari:
lu me’ distinu cu la mea furtuna
Fermativi, firmati o marinari!
Chi fazzu sulu sidda m’abbanduna?

Ntisi na vuci ianca e fina fina:
-l’unda la leva comu la portau,
Chiamai di novu. Nuddu rispundiu:

Dintra a lu pettu si rumpiu na vina:
lu cori fici forza e mi juntau:
l’unda si fici russa… e lu nghiuttiu.

Napoleone Vitale