Saggezza tramontante

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This I say, and this I know:
  Love has seen the last of me.
Love’s a trodden lane to woe,
  Love’s a path to misery.

This I know, and knew before,
  This I tell you, of my years:
Hide your heart, and lock your door.
  Hell’s afloat in lovers’ tears.

Give your heart, and toss and moan;
  What a pretty fool you look!
I am sage, who sit alone;
  Here’s my wool, and here’s my book.

Look! A lad’s a-waiting there,
  Tall he is and bold, and gay.
What the devil do I care
  What I know, and what I say?

Wisdom, Dorothy Parker

Al margine, ma non troppo, questo Venerdì, cioè il 17 Settembre 2011, si terrà, presso il teatro stesso, l’inaugurazione della stagione del Teatro Aurelio. Nel programma della serata, che avrà inizio alle ore 20.00, dopo una breve presentazione delle attività del teatro la “Compagnia Stabile del Teatro Aurelio” e gli “ZappAttori” presenteranno i seguenti spettacoli teatrali:

1- “La Topastra” di Stefano Benni (ZappAttori)
2-“La Quercia del Tasso” di Achille Campanile (ZappAttori)
3- “L’anniversario” di Anton Cechov (Compagnia Stabile del Teatro Aurelio)
4- “Poesie” di Trilussa (ZappAttori)
5- “Il Funerale” di M. Lopez, T. Solenghi e A. Marchesini (ZappAttori)

La serata verrà presentata dall’attore e presidente di TeatroSenzaTempo Accademia Antonio Nobili. Nella galleria verranno esposti i lavori degli allievi del corso di Fotografia condotto da Pasquale Rianna. A seguire un ricco buffet! L’ingresso è libero su prenotazione da effettuare tramite un messaggio privato su Facebook o telefonando il pomeriggio allo 06.99705058.

Romanzi – Ernest Hemingway

“L’amore è l’amore e il divertimento è il divertimento. Ma c’è sempre un tale silenzio quando muore un pesciolino rosso.”

Di là dal fiume e tra gli alberi

Dunque, 19 giorni passati in compagnia di un uomo straordinario e delle sue storie. Questo volume dei meridiani, il secondo, contiene i romanzi: Avere e non avere, Per chi suona la campana, [singlepic id=390 w=200 h=332 float=left] Il vecchio e il mare e Di là del fiume e tra gli alberi. Prima di andar distinguendo tra le quattro opere, andiamo per quello che c’è in comune. La prima cosa che balza agli occhi è la prosa asciutta, il tono non elevato e la scorrevolezza del testo. Tre caratteristiche che si associano a perfezione al carattere dei protagonisti maschili di queste quattro opere. Quattro stoici, due anziani oramai vicini alla fine della loro vita, un giovane soldato e un marinaio di contrabbando di cui seguiamo un ampio arco di vita. Quattro uomini che affrontano la vita a testa alta, che non si lasciano piegare dagli avvenimenti e che portano al termine il loro peregrinare e le loro vite con determinazione e una grande forza d’animo. Non sono assolutamente assimilabili al classico modello dell’eroe, ma d’altronde Hemingway resta un autore estremamente vicino al modernismo, hanno molti dubbi, meditano a lungo e vacillano molto e nonostante tutto arrivano alla fine.

Per quanto riguarda le singole opere, un accenno alla trama. Avere e non avere è la storia di un marinaio che si guadagna da vivere portando a pesca di marlin uomini dalle tasche gonfie e le teste vuote nel mare tra L’Avana e Key West e che, per arrotondare sui guadagni, contrabbanda liquore, profughi e si occupa di altri traffici più o meno leciti. Per chi suona la campana è, invece, una storia di guerra, nella Spagna divisa tra Lealisti e Repubblicani un giovane americano deve far saltare un ponte per consentire all’esercito repubblicano di condurre un’offensiva. Nello svolgere la sua missione conoscerà un gruppo di partigiani spagnoli e tra loro l’amore della sua vita che lo aiuteranno nella missione. Il vecchio e il mare è quella che si potrebbe dire, in modo estremamente semplicistico, la storia di un vecchio pescatore che di notte sogna i leoni, alla mattina presto beve caffè nero e legge di baseball in compagnia di un ragazzo e prende il largo per pescare i marlin. Di là del fiume e tra gli alberi ha una trama ancora più semplice, un colonnello, generale degradato, dell’esercito americano torna in Italia, a Venezia, nei luoghi in cui ha combattuto ben due guerre mondiali, per vivere una storia d’amore con una donna molto più giovane di lui ed andare a caccia di anatre.

Quattro storie che si riassumono in poche parole, ma che affrontano temi di ampio spettro con grande profondità. Amori disperati, eppure estremamente consapevoli, consumati in luoghi e in momenti improbabili, ardenti e veri, colmi di un’intensità travolgente. Camminare sul ciglio della vita con la morte al fianco, lottare per un ideale, con la natura, ma non contro di essa. Invecchiare, ricordare ed emanciparsi dai propri incubi avendo il coraggio di riviverli.

“L’amore è l’amore e il divertimento è il divertimento. Ma c’è sempre un tale silenzio quando muore un pesciolino rosso.”

Di là dal fiume e tra gli alberi

Dunque, 19 giorni passati in compagnia di un uomo straordinario e delle sue storie. Questo volume dei meridiani, il secondo, contiene i romanzi: Avere e non avere, Per chi suona la campanaIl vecchio e il mare e Di là del fiume e tra gli alberi. Prima di andar distinguendo tra le quattro opere, andiamo per quello che c’è in comune. La prima cosa che balza agli occhi è la prosa asciutta, il tono non elevato e la scorrevolezza del testo. Tre caratteristiche che si associano a perfezione al carattere dei protagonisti maschili di queste quattro opere. Quattro stoici, due anziani oramai vicini alla fine della loro vita, un giovane soldato e un marinaio di contrabbando di cui seguiamo un ampio arco di vita. Quattro uomini che affrontano la vita a testa alta, che non si lasciano piegare dagli avvenimenti e che portano al termine il loro peregrinare e le loro vite con determinazione e una grande forza d’animo. Non sono assolutamente assimilabili al classico modello dell’eroe, ma d’altronde Hemingway resta un autore estremamente vicino al modernismo, hanno molti dubbi, meditano a lungo e vacillano molto e nonostante tutto arrivano alla fine.

Per quanto riguarda le singole opere, un accenno alla trama. Avere e non avere è la storia di un marinaio che si guadagna da vivere portando a pesca di marlin uomini dalle tasche gonfie e le teste vuote nel mare tra L’Avana e Key West e che, per arrotondare sui guadagni, contrabbanda liquore, profughi e si occupa di altri traffici più o meno leciti. Per chi suona la campana è, invece, una storia di guerra, nella Spagna divisa tra Lealisti e Repubblicani un giovane americano deve far saltare un ponte per consentire all’esercito repubblicano di condurre un’offensiva. Nello svolgere la sua missione conoscerà un gruppo di partigiani spagnoli e tra loro l’amore della sua vita che lo aiuteranno nella missione. Il vecchio e il mare è quella che si potrebbe dire, in modo estremamente semplicistico, la storia di un vecchio pescatore che di notte sogna i leoni, alla mattina presto beve caffè nero e legge di baseball in compagnia di un ragazzo e prende il largo per pescare i marlin. Di là del fiume e tra gli alberi ha una trama ancora più semplice, un colonnello, generale degradato, dell’esercito americano torna in Italia, a Venezia, nei luoghi in cui ha combattuto ben due guerre mondiali, per vivere una storia d’amore con una donna molto più giovane di lui ed andare a caccia di anatre.

Quattro storie che si riassumono in poche parole, ma che affrontano temi di ampio spettro con grande profondità. Amori disperati, eppure estremamente consapevoli, consumati in luoghi e in momenti improbabili, ardenti e veri, colmi di un’intensità travolgente. Camminare sul ciglio della vita con la morte al fianco, lottare per un ideale, con la natura, ma non contro di essa. Invecchiare, ricordare ed emanciparsi dai propri incubi avendo il coraggio di riviverli.

Una galleria di umanità che vive e arde raccontata con la perizia di un grande romanziere e i tocchi di genio del giornalista e dell’uomo che ha vissuto in prima persona quello che racconta.

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it/

Tè: l’amore e il tramonto

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“Falk: […] Ditemi piuttosto quale fiore in particolare simboleggia l’amore, quale gli somiglia di più.
[…]
Falk: Tante teste, tante opinioni! No, brancolate tutti per vie erronee. Ascoltate il mio paragone, adesso: non fa una grinza, da qualunque lato lo guardiate. Nell’estremo oriente cresce una pianta; la sua patria è nel giardino dei figli del sole…
Le ragazze: È il tè! È il tè!
Falk: Esso dimora in una valle del paese delle fiabe, ben mille miglia oltre gli squallidi deserti; riempimi la tazza, Lind. Grazie. Ha la sua patria dunque nel paese delle leggende; anche l’amore ha laggiù la sua. Soltanto i figli del sole sanno coltivare quella pianta, farla crescere e fiorire. E con l’amore non è la stessa cosa? Una goccia del sangue del sole deve cadere nelle vene, se l’amore vi deve ardere incandescente, e germogliare, e crescere e fiorire ancora.
[…]
Falk: Signore mie, ciascuno ha nella propria anima un pezzettino di <<Celeste Impero>>. Spuntano migliaia di germogli, dietro quella muraglia cinese in rovina che è la timidezza. E le piccole bambole della fantasia sognano lontano, tanto lontano. Per loro raccolgono le prime gemme della terra, senza pensare al raccolto futuro. Vedete infatti il tè che arriva da noi, con gli steli e la sabbia, sta a quell’altro come il lino alla seta.
Guldstad: Parlate del tè nero.
Falk: …che riempie i mercati. Invece, per avere libero transito sino qui, l’amore deve passare per la Siberia delle convenzioni, dove nessun vento di mare potrà danneggiare la merce, poi deve mostrare il sigillo nero apposto dal sagrestano, dall’organista e dallo scaccino, da parte della famiglia, dei conoscenti e del diavolo e di tante altre brave persone senza ripresentare il passaporto che ottenne direttamente dal buon Dio. E poi l’ultimo grande punto di somiglianza: considerate come la mano della libertà s’è posata pesantemente sul Celeste Impero in estremo oriente; la sua Grande Muraglia va in rovina, la sua potenza politica è vinta mentre hanno impiccato l’ultimo mandarino leggittimo e mani profane hanno raccolto il tè. Tra poco questo Impero d’Oriente non sarà più che una leggenda, una saga a cui nessuno crederà; e del resto tutto il mondo ingrigisce in un grigiore uniforme; abbiamo distrutto il paese del meraviglioso. Ma allora dov’è l’amore? È sparito anche lui. Ebbene allora che scompaia quello che è troppo bello per la nostra età… via, un brindisi col tè in onore di questo amore che è morto.”

Ibsen, La commedia dell’amore – atto secondo