Lee Smolin, L’universo senza stringhe – recensione

“Una teoria scientifica che non formula previsioni e quindi non è soggetta all’esperimento non potrà mai essere confutata, ma non potrà mai essere confermata, finché la scienza rappresenta conoscenze ottenute con argomenti razionali avvalorati da prove.”

Lee Smolin

Un lungo saggio di 350 pagine che si propone un obiettivo ambizioso: fare un bilancio di ciò che si è fatto nella fisica teorica, analizzare quali siano stati i risultati e perché il progresso della fisica è rallentato, tutto questo attraverso l’analisi della questione “Teorie delle stringhe”. L’autore, Lee Smolin (www.leesmolin.com/), è un fisico teorico e svolge le sue attività di ricerca, nel campo della fisica teorica, presso il Perimeter Institute for theoretical physics (www.perimeterinstitute.ca/). 

L’analisi che l’autore compie della teoria delle stringhe si muove agile, riesce ad attraversare le criticità insite nella teoria, a spiegarle e a dar loro un ordine. Il tentativo è quello di mostrare come si costruisce una teoria scientifica, cosa si cerca e a che genere di problemi si vuole rispondere con le proprie analisi. Lo stile è fresco,  infatti nonostante i tecnicismi insiti nell’analisi la lettura riesce a non risultare pesante. Probabilmente per gustare alcuni passaggi è necessario aver avuto almeno un approccio liceale ad alcune idee della fisica, poiché altrimenti alcuni richiami potrebbero risultare oscuri. Oltre al gioiello divulgativo, rappresentato dalle prime tre parti del libro, ho trovato molto profonda l’analisi fatta nella quarte parte sul ruolo e i meccanismi del sistema “Scienza”, gran parte della riflessione è vincolata al suo ambiente americano, tuttavia molti spunti risultano interessanti anche per l’ambiente europeo. La formazione dei blocchi accademici, l’ossificazione di un certo tipo di pensiero unico, la distribuzione degli incarichi e la lotta per i finanziamenti. Tutti punti su cui bisogna riflettere ed essere critici. Per usare le parole dell’autore: “Al pubblico colto: siate critici. Non prestate fede alla maggior parte di ciò che sentite dire. Quando uno scienziato sostiene di aver fatto qualcosa di importante, chiedete di poter considerare le prove. Valutatele con le stesso rigore con cui valutereste un investimento. Esaminatele in modo minuzioso e critico come fareste con una casa da comprare o una scuola da far frequentare ai vostri figli.” Per chi fosse interessato al mondo scienza, alla fisica in particolare, un libro che consiglio assolutamente di leggere.

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I Re del Sole, il racconto dell’astronomia moderna.

Siamo sul punto di realizzare una scoperta sulla natura del cosmo con cui nulla di quanto finora si è immaginato potrà reggere il confronto.”

John Herschel

Un buon saggio scientifico. L’autore, Stuart Clark, di formazione astrofisico, è uno dei giornalisti di astronomia più letto in Inghilterra. Gran parte del suo lavoro è incentrato sulla divulgazione dell’astronomia e della sua storia. S. Clark è un membro della Royal Astronomical Society ed è stato vicedirettore dell’Association of British Science Writers.

Il testo in oggetto è un volumetto di 250 pagine circa, scritto con uno stile chiaro e di stampo giornalistico. I capitoli si avvicendano velocemente ripercorrendo la corsa, iniziata con Galileo Galilei, ma non ancora terminata, per indagare l’immensità del cielo. A far da filo conduttore al racconto è la scoperta e l’indagine scientifica delle macchie solari, che, sin dalla pubblicazione de “l’Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro accidenti” di Galileo Galilei, è stato uno dei cardini della ricerca astronomica. Attraverso le pagine del libro si vedono sfilare i protagonisti, i ricercatori, gli uomini e le donne, che hanno dedicato la loro vita a indagare gli spazi siderali. L’autore riesce ad avvicinarci a loro, a trasmetterci il loro stupore davanti all’immensità e alla forza sconvolgente degli eventi cosmici. Ci mostra quanto sia difficile far accettare una teoria fisica rivoluzionaria, farla comprendere, ottenere i finanziamenti necessari ad allestire laboratori e quanto sia importante il ruolo dello Stato nella ricerca.

Un libro da leggere per comprendere qual è il ruolo di un’astronomia che, per quanto possa essere ritenuta distante dalle possibilità applicative, possiede potenzialità e ricadute nella vita di tutti i giorni di considerevole interesse. Un modo per avvicinarsi ad una scienza lontana, capirne le spinte e stupirsi, in luce di una nuova considerazione, davanti agli eventi del cosmo. Dopo averlo letto non guarderete più il Sole sotto la stessa prospettiva.

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Dracula, Bram Stoker

Benvenuto nella mia casa! Entrate libero e franco. Andatevene poi sano e salvo, e lasciate alcunché della felicità che arrecate!”

L’autore, Abraham Stoker nasce a Clontarf, Irlanda, nel 1847. Vive i suoi primi otto anni di vita costretto a letto da una malattia che gli impedisce di muoversi. Miracolosamente, il suo stato di salute migliora e riesce a trascorrere una vita normale. Si iscrive all’università di Dublino dove studia Matematica, Fisica, Storia e Letteratura, conseguendo poi una laurea a pieni voti in Matematica. Iniza a lavorare, a titolo gratuito, come critico teatrale per il “The Evening Mail”, conosce e stringe amicizia con Henry Irving, che nel 1878 gli affida la direzione del suo teatro, il “Lyceum Theatre”. Conosce sia James McNeil Whistler che Arthur Conan Doyle, compie diversi viaggi all’estero e, nel 1890, a seguito dell’incontro con il professore ungherese Arminius Vambéry, comincia il lavoro di ricerca e scrittura che porterà alla pubblicazione nel 1897 di “Dracula”.

La trama. Il procuratore legale Jonathan Harker intraprende un viaggio da Londra verso la Transilvania e il castello del conte Dracula. In quel momento attraverso una serie di sapienti colpi di scena avviene il disvelamento riguardo la reale esistenza del conte e si iniziano ad intravedere i suoi propositi. La sua volontà di installarsi in un paese più ricco di anime e prede, la sete di potere che lo pervadeva da vivo è sopravvissuta alla sua vampirizzazione. La storia si dipana intorno a questo nucleo ramificandosi e immergendo il lettore in un modo gotico in cui le ombre dominano.

I luoghi. Dracula, ultimo grande romanzo della tradizione gotica, sfrutta tutto il potere e le suggestioni consolidatesi attraverso le opere che lo hanno preceduto. Le atmosfere cupe, le suggestioni prodotte dalla notte, il barocchismo descrittivo, l’orrore prodotto dalle descrizioni all’eccesso, il grottesco dell’horror-vacui. Tutto questo si condensa creando il “Castello di Dracula”, i territori della Transilvania, il senso di oppressione e meraviglia generato dalla presenza dei Carpazi e delle loro vette. Anche Londra, attraverso quest’ombra, si trasfigura e assume un aspetto irreale. Le ombre si fanno più dense, tutti i luoghi che sono toccati dalla presenza del Conte si modificano, sono coinvolti nella sua decadenza, nella sua dannazione. Attraverso i luoghi si concretizza la presenza e l’intensità della malvagità di chi li abita segnandoli, si trasmette il senso e il tono generale dell’opera.

Il tempo. Il tempo del romanzo è scandito in maniera decisa, il mezzo narrativo del diario alterna le voci narranti, le introspezioni in maniera netta. Si passa dalla mente e dal punto di vista di un personaggio all’altro. La storia va avanti per blocchi narrativi, le voci si alternano e, spesso, alcuni eventi sono narrati da più punti di vista, sono filtrati attraverso le diverse ottiche dei personaggi e particolareggiati secondo le diverse sensibilità.

Dracula è una delle opere immortali della letteratura, un classico a pieno titolo, è assolutamente da leggere e da gustare. I personaggi sono vivi e vitali, scolpiti in maniera perfetta sono in rilievo sullo sfondo del romanzo. Le ore passate in compagnia di quest’opera sono decisamente ben spese, la forza narrativa esce dalle pagine e immerge il lettore nel mondo d’ombra popolato dai vampiri. Ci si trova a parteggiare con i buoni che vogliono fermare i piani del malvagio conte. Tuttavia, la divisione non è così netta, la penna di Stoker riesce a dare uno spessore, immortale, anche alla figura del conte. Dracula è il male assoluto, ma non per questo, è privo di fascino. I suoi modi, la sua astuzia lo rendono il prototipo dell’antagonista di classe. Egli riesce ad incarnare quell’aspetto del male che è seducente, attrattivo, connaturato alla struttura stessa del mondo e dell’uomo. La sua vicinanza è, nello stesso momento, ripugnante e piacevole. In fondo, il vampiro è un predatore di uomini e come tutti i predatori affascina e avvicina le sue prede. Leggetelo e fatevi affascinare dal Conte Dracula.

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Pulp – Recensione

Poi la porta si spalancò. Ed entrò quella donna. Tutto quello che posso dirvi è che ci sono miliardi di donne, sulla terra, giusto? Certune sono passabili. La maggior parte sono abbastanza belline, ma ogni tanto la natura fa uno scherzo, mette insieme una donna speciale, incredibile. Cioè, guardi e non ci puoi credere. Tutto è un movimento ondulatorio perfetto, come l’argento vivo, come un serpente, vedi una caviglia, un gomito, un seno, un ginocchio, e tutto si fonde in un insieme gigantesco, provocante, con magnifici occhi sorridenti, bocca leggermente piegata in giù, labbra atteggiate in modo che sembrano scoppiare in una risata alla tua sensazione di impotenza. E sanno vestirsi, e i loro lunghi capelli incendiano l’aria. Troppo di tutto, accidenti.

L’autore. Charles Bukowski (16 agosto 1920 – 9 marzo 1994), il “cattivo ragazzo” della letteratura americana. Scrittore prolifico, ha all’attivo migliaia di poesie, centinaia di racconti brevi e sei romanzi, per un totale di 60 libri in stampa. Il suo stile è fortemente influenzato dalla vita a Los Angeles e dalla frequentazione continuativa dei bassi fondi. Spesso lo si è tentato di inquadrare come appartenente alla Beat Generation, ma lui mai si è schierato e accostato a qualsivoglia movimento. Tuttavia, il tentativo non è del tutto casuale: il suo alcolismo, la passione, smisurata, per i cavalli le donne e il sesso, l’approccio, sporadico, alla droga, il suo anti-classicismo e la fuga dagli schemi letterari lo giustificano ampiamente.

La trama. Il libro racconta la storia di Nick Belane, il detective “più dritto” di Los Angeles, alla presa con dei casi che spaziano tra il paradossale e il fantastico. Assoldato dalla Morte, da un impresario di pompe funebri, da un imprenditore e da un collega, si trova a dover cercare uno scrittore francese, che dovrebbe essere morto, ad uccidere una aliena, incastrare una donna con il suo amante e scoprire dove si nasconde l’enigmatico passero rosso.

I luoghi. La storia si dipana partendo dall’ufficio di Nick, attraverso le vie di Los Angeles, negli infiniti chilometri percorsi da un luogo all’altro, gli ambienti di Hollywood e l’infinita sequela di bar in cui Nick, come Bukowski, si ferma a bere e a trovare guai e informazioni. Tutto è descritto tra realtà e follia, tra possibile e immaginario. Ogni luogo è una particella di Los Angeles, ogni particella è divisa da un’altra dagli spostamenti in macchina e tutto sembra galleggiare insieme senza continuità.

Il tempo. Il tempo della narrazione è dettato dal flusso di pensieri di Belane, è discontinuo, altalenante. I momenti sono spesso tagliati, interrotti, la noia e la svogliatezza del protagonista dettano il tempo, tra una bevuta e l’altra, tra un capitoletto e l’altro. Tutto determinato dal tintinnio dei bicchieri e dalla comparsa delle bottiglie.

Il libro porta la dedica “la cattiva scrittura” ed, in effetti, si muove irridendo i cliché del giallo e del thriller. Nick Belane è un investigatore privato filtrato attraverso la personalità di Bukowski stesso. Qua e là, nascoste nella derisione del genere, si celano le toccate e i colpi di penna caratteristici di Bukowski. Osservazioni acute e irriverenti, riflessioni spettinate e ciniche, quasi fuori luogo nella bocca dell’investigatore privato. Questi sono i momenti in cui Charles si sostituisce a Nick, in cui l’ubriachezza dell’uno si rispecchia nella filosofia da beone dell’altro, quelli in cui ci si affeziona al vecchio e sboccato investigautore. Il racconto è molto particolare, va, decisamente, letto nell’ottica della dedica, che direziona la lettura e la rende piacevole. Il libro è da leggere, l’ultimo lavoro del grande autore, pubblicato nell’anno della morte. Molti critici vi riconoscono il suo testamento letterario, anche se ritengo che un’etichetta del genere la meriterebbero di più “Le Storie di Ordinaria Follia”, ma, in finale: “A volte le cose sono proprio come sembrano, ecco tutto.” e, forse, tutto il libro è solo l’ultima presa in giro del vecchio Charles, del suo genio e della sua ubriachezza.

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