
“Il foco contende l’acqua posta nel laveggio, dicendo che l’acqua no merita star sopra il foco, re delli elemente, e così vo’ per forza di bollore cacciare l’acqua del laveggio; onde quella per farli onore d’ubbidienzia discende in basso e anniega il foco.”
Leonardo Da Vinci, Favole XLVIII “Il fuoco e l’acqua”
Le associazioni che la mente umana compie, ad onor del vero son tentato di dire la mia mente e salvare dall’accusa di follia il resto del genere umano, sono veramente incredibili a dirsi. Un paio di giorni or sono stavo preparando la mia solita tazza di tè pomeridiana quando, nella mia buia ed ombrosa cucina, anche qui bisognerebbe dire buia e ombrosa casa, dopo aver messo il boiler sul fuoco, al fischio di richiamo, ho notato la riflessione sul pianale della cucina e la nube di vaporeo acqueo. Afferrata la macchina fotografica, sempre in zona e sempre carica, ho scattato questa foto. Oggi riguardandola la mente si è lanciata in un volo pindarico atterrando nelle zone mentali di Leonardo e ricordandomi le sue, malauguratamente poco note, Favole.
Dopo avervi, anche qui uso un plurale coll’ottimistica speranza che questo “vi” ogni tanto passi di qua, probabilmente tediato con la genesi del post, arrivo alla riflessione, per darvi, vedi sopra per l’uso del plurale, il fatidico colpo di grazia.
Spesso ci sentiamo come il fuoco, vogliamo ad ogni costo ricongiuncerci alla nostra sfera d’appartenenza e così ci protendiamo con tutte le nostre forze verso il cielo. Puntualmente qualcuno si pone sopra, qualcuno che riteniamo peggiore di noi, solo perchè soggiace sulla nostra spinta, ma questo, al nostro sprezzante richiamo, con onor d’obbidienza discende annegandoci. Impegno di chi in alto mira è sospingere chi su di lui soggiace, in silenzio, con garbo, senza trasmetterne il peso. Compito del fuoco è infiammare e riscaldare.
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