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Res gestae ante diem sextum Kalendas Apriles

Ante diem sextum Kalendas Apriles MMDCCLXI Ab Urbe Condita

foto-incidente

“Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava…” potrebbe essere un buon inizio in media res, tanto che ho deciso di adottarlo quindi.

Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava ed eravamo al km 29 dell’Aurelia quando un vecchierel canuto e stanco, con la sua bicicletta, ha deciso di tuffarsi nel mezzo della carreggiata. Al che in una dinamica da esercizio di fisica siamo finiti a fare la dimostrazione dell’urto anelastico, con somma delle masse dei corpi, risultato:

  1. La matiz rossa ha perso parafanghi e paraurti;
  2. La peugeout 206 ha deciso di fermarsi al km 29;
  3. Un’altro vecchierel canuto e stanco, autista della macchina di fronte alla nostra, ha deciso di darsi per malato e di farsi portare via in ambulanza.

La cosa migliore di tutto questo è che il nostro allegro gruppo era su entrambe le macchine, quindi l’incidente l’abbiamo fatto tra di noi.

Molto probabilmente, se l’inizio in medias res ha funzionato come si deve, non ci avrete capito nulla, che era esattamente ciò che volevo, nel caso contrario o eravate sulla macchina o incredibilmente siete riusciti a penetrare l’insondabile della mia mente.

Oggi abbiamo deciso, visto la bella giornata, di andare al mare, tuttavia non sapevamo che il destino ci era avverso. In una solo giornata siamo incappati in:

  • Un incidente a catena sull’Aurelia;
  • Un pomeriggio passato a Villa Doria Panphili a fare le salamandre;
  • L’unica macchina delle tre sopravvissute all’incidente forzata e aperta;
  • Il furto dalla macchina forzata di due giubbotti con chiavi e portafogli.

Al termine di questo sconclusionato racconto vogliamo tirare le fila per ottenere una morale:

“Possiamo fare ciò che vogliamo, andare ovunque vogliamo, ma tanto la jella e quelli che ci vogliono male saranno sempre un passo avanti a noi. Tuttavia siamo un popolo di dura cervice e non ci lasciamo abbattere dalle avversità, finché riusciamo a raccontarle, per dimostrarlo guardatevi la foto fatto sul luogo della strage”

P.S. La foto potrebbe anche indicare uno stato di demenza piuttosto avanzato, tuttavia questa interpretazione critica non è quella ufficiale.

Cui prodest?

Casa Rurale
Dove fiorisce il rosmarino
c’è una fontana scura
dove cammina il mio destino
c’è un filo di paura
qual’è la direzione
nessuno me lo imparò
qual’è il mio vero nome
ancora non lo so

Quando la luna perde la lana
e il passero la strada
quando ogni angelo è alla catena
ed ogni cane abbaia
prendi la tua tristezza in mano
e soffiala nel fiume
vesti di foglie il tuo dolore
e coprilo di piume

Sopra ogni cisto da qui al mare
c’è un pò dei miei capelli
sopra ogni sughera il disegno
di tutti i miei coltelli
l’amore delle case
l’amore bianco vestito
io non l’ho mai saputo
e non l’ho mai tradito

Mio padre un falco
mia madre un pagliaio
stanno sulla collina
i loro occhi senza fondo
seguono la mia luna
notte notte notte sola
sola come il mio fuoco
piega la testa sul mio cuore
e spegnilo poco a poco.

Fabrizio De André, Canto del Servo Pastore