Corti Cinema America – Spettacolo Teatrale

Ma   se   l’illusione   comica   è   un’illusione   di sogno, se la logica del comico è la logica dei sogni,   si   possono   trovare   nella   logica   del risibile tutte le particolarità della logica del sogno.

Bergson, Il Riso

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Note al Margine.

La nostra scelta per queste tre serate è stata quella di un percorso eclettico sul tema della commedia e della risata. Nell’ottica dell’esplorare in ampiezza le possibilità del genere abbiamo costruito questi tre spettacoli, unità fluide di forme esteriori e temi apparenti che si ricongiungono nell’uso strumentale della risata come ponte verso altre isole di significato.

Vogliamo suonare, nonché farci suonare, dallo strumento comico per portare in “piena luce una profonda verità […] che ci è velata dalle necessità della vita.” (Bergson, Il Riso). Toccare e sollevare questo velo, nella brevità di un corto e nel frizzo di una filastrocca, dalla varietà dei tipi umani. Svelare quei meccanismi e quegli automatismi che il genere comico esalta. Infrangere i luoghi comuni, le convenzioni, tutto questo per gettare uno sguardo su ciò che di solito si vuole sia negato e nascosto.

Il riso amaro che suscita chi, non riconoscendo la propria solitudine, si ammanta di una cattiveria di facciata per giustificare il suo abbandono. L’ironia liberatoria di chi, avendo vissuto una vita nelle regole imposte dal perbenismo, se ne libera e riscopre la propria autenticità. Lo sguardo fiero e il tono sarcastico di chi, avendo vissuto la sua vita al di fuori della società, alla fine, se ne riconosce parte inscindibile e necessaria opposizione. La risata come lancio per le proprie rivendicazioni e come mezzo di denuncia. Tutto questo e qualcos’altro con la possibilità di osservarne l’indipendenza dai confini geografici e temporali, spaziando dall’America alla Russia passando per l’Italia.

Insomma, vogliamo provare a risolvere, insieme a voi, la frammentazione del reale in una sintesi dialettica di risate e riscoperte. Ovvero vogliamo riconoscere, di nuovo con Bergson, che “il riso ha precisamente il compito di reprimere tutte le <<tendenze separatiste>>. Il suo dovere è di piegare la rigidezza in arrendevolezza, di riattaccare il singolo al tutto, infine di arrotondare dappertutto gli angoli.”.

Recitano:

Lucrezia Coletti
Daniele Fabbri
Emanuela Larosa
Martina Malfitana
Edoardo Massa

Tecnici:

Scene, costumi e trucco: Eleonora Casciani
Luci, audio e grafica: Fabio Durastante

Dove e Quando:

Cinema America Occupato, Via Natale del Grande 6, Roma (vedi mappa qui)
Giovedì 11 Aprile 2013 – ore 19.00
Venerdì 10 Maggio 2013 – ore 21.00
Venerdì 31 Maggio 2013 – ore 21.00

Link:

Evento Facebook: http://goo.gl/8BPyH
Evento Google+: http://goo.gl/4WOAp
America Occupato: http://www.americaoccupato.org/

Materiale:

Scarica la locandina.

Muta e Immobile Spettatrice di Amori in un Parco Lungo Un Tempo – Spettacolo Teatrale

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Consiglio, a dire il vero un po’ interessato* visto il mio coinvolgimento, ma comunque sincero e sentito. Per questo week-end trovatevi il tempo di regalarvi una serata a teatro per uno spettacolo degno di nota. Un bel progetto, giovane e corale da sostenere e gustare.

*Interessato perché faccio il piccolo omino che aziona le luci, cosa che comunque c’è scritta sotto insieme a tutte le altre informazioni e alle Note della Regista.

Vi aspetto a teatro!

Lo spettacolo.

Regia: Lucrezia Lanza

di: Antonio Di Gioia, Manuele Guarnacci, Lucrezia Lanza, Marta Lapiana

Giacomo BottoniLuca GabosCarlotta MangioneValentina Pacchiele
Marco Palange
Ilaria PizziFederico PontieroPaola Simona Pucci

Voce: Marta Lapiana – Musica: Giordano Maselli – Video: Damiano Daresta

Scene: Irene Fiorentini – Scenotecnica: Luigi Lanza

Costumi: Eleonora Casciani– Foto: Claudia Antignani

Disegno Luci: Manuele Guarnacci – Tecnico Luci: Fabio Durastante

Assistente: Alessio Di Pietro – Collaborazione al testo: Angela Giassi – Trucco: Sara Pascolini

Un luogo fisso. Una panchina in un parco, spettatrice muta, di incontri e di amori, nel tempo che scorre. Parlare al suo posto, dare voce alle sue tavole, alle sue viti, raccontare ciò che di bello il destino può far magicamente capitare. Tante storie che narrano della più grande necessità dell’uomo… amare.

Note di regia

Nella natura umana c’è un istinto che ci guida nelle azioni. È la necessità ad imporci delle scelte nella vita. Tutto nasce da un’esigenza, anche l’uomo più apatico ne ha.

A volte è il destino a metterci alle strette. A volte incontriamo qualcuno con una necessità più forte della nostra tanto da influenzarci scatenando in noi una necessità similare. Per me l’amore è questo. È solo una necessità. Abbiamo sete: beviamo. Abbiamo sonno: dormiamo. Ci sentiamo soli: allora prendiamo qualcuno che ci è più vicino degli altri e lo amiamo.

Amare è la più grande necessità dell’uomo. Ne va della sua sopravvivenza come essere umano e del suo essere “vivente”. Dietro ci sono tutte le motivazioni possibili, personali e sociali, che come uomini ci impongono di avvicinarci a qualcun’altro per soddisfarle.

Le persone aiutano le persone e non è un atto benevolo, entrano nelle vite degli altri, per un secondo o un’intera vita: vedono, vivono, agiscono, assaporano, e poi vanno via.

Un luogo fisso: un parco. Personaggi diversi, su tempi diversi, mossi dal bisogno che hanno di “amare”. Spettatrice di tutto questo è una panchina, sempre la stessa, che guarda con occhio esterno quello che i protagonisti, troppo coinvolti, non possono vedere, invidia la loro fortuna, giudica, sentenzia, con occhi, parole e anima…

Parliamo per lei, diamo voce alle sue tavole, alle sue viti, raccontiamo ciò che di bello e bizzarro il destino può far capitare, personaggi ignari in una storia frammentata.

Lucrezia Lanza

Date ed informazioni:

15 / 16 / 17 MARZO 2013

TEATRO AURELIO

Largo San Pio V, 4 – Roma (Metro A – BALDO DEGLI UBALDI)

orari: venerdì e sabato ore 21 – Domenica ore 18

costo biglietto: intero 10 euro, ridotto (under 12, over 65) 8 euro, + 2 euro di tessera.

info e prenotazioni: 06982615143477234102info@teatroaurelio.it

www.teatroaurelio.itprogettostabileteatroaurelio.wordpress.com

Galileo. Le opere e i giorni di una mente inquieta – Enrico Bellone

Di Enrico Bellone vi avevo già parlato in un’altra recensione, tuttavia visto che meno della metà dei miei 23 lettori, 25 sarebbe veramente troppo immodesto, andranno a gettare uno sguardo al vecchio vi ricordo qualcosa. Che vuol dire che se siete nella metà dei 23 potete saltare il prossimo paragrafo.

Enrico Bellone, 1938-2011, è stato un fisico e [singlepic id=468 w=195 h=300 float=right] ordinario della storia della scienza presso le università di Genova, Lecce, Milano e Padova, dove occupò la Cattedra Galileiana. Nel 1995 diventa direttore de Le Scienze, edizione italiana di Scientific America. Ricoprendo questo ruolo avvia nel febbraio 1998 la pubblicazione della collana i Grandi della Scienza, di cui questo fu il primo volume. Da Febbraio di quest’anno Le Scienze ha ripreso la pubblicazione di quei volumi, ricominciando proprio dal Galileo di Bellone.

A questo punto sorge, più o meno, spontanea la domanda, ma perché questa fissazione con Galileo? Sono davvero così importanti e fondamentali le sue scoperte? Ho la speranza che molti rispondano che sì le sue scoperte sono veramente importanti e che riescano a citare l’invenzione del metodo scientifico e la famosa affermazione:

La mathematica è l’alfabeto in cui Dio à scritto l’Universo.

Seguito immediatamente, o quasi, dalla storia di Galileo, Bellarmino e l’inquisizione. Tutto giusto, ma, in effetti, erano già esistiti gli empiristi e le istanze dimostrative riconosciute in Aristotele, mentre, per quanto riguarda la seconda affermazione, Platone aveva già ampiamente investigato l’idea. Dunque cosa c’è di veramente importante e innovativo nel paradigma galileiano?

“Queste due immagini sono, a mio avviso, troppo unilaterali. Vero è che prima di Galileo la conoscenza scientifica era spesso ancorata all’esperienza e alla misura, ma è anche vero che Galileo seppe trovare rapporti originali tra osservazione e teoria. […] Si tratta, allora, di rileggere l’opera galileiana senza eccedere nel privilegiarne la componente sperimentale a scapito di quella teorica, e senza dimenticare che la struttura della teoria di Galileo era meno potente di quanto spesso si immagina.”

È dunque una questione di sintesi e raffinamento quella che Galileo ha affrontato. L’opera di una mente inquieta e straordinariamente attiva che merita di essere riletta nel dettaglio e attraversata in tutte le sue fasi per scoprirne l’eredità e le ricadute sulla nostra vita quotidiana. Il saggio di Bellone, nell’affrontare quest’opera di rilettura e sistemazione, riesce anche a trasmettere il sentimento di amore per la ricerca e la passione per la scienza come chiave per entrare a vedere la verità e la bellezza del cosmo. Una grande opera passionale e che distrugge l’aridità con cui ahimè molto spesso viene recepita e trasmessa la scienza, oggi, specialmente tra gli studenti delle scuole superiori, che probabilmente si sentirebbero in pieno accordo con il Simplicio del Dialogo nel considerare che:

I filosofi si occupano sopra gli universali principalmente; trovare le definizioni ed i più comuni sintomi, lasciando poi certe sottigliezze e certi tritumi, che son poi più tosto curiosità, a i matematici

per infrangere questa credenza di perdere tempo in sottigliezze, tritumi e la massimo inutili curiosità, e riconquistare il contenuto di verità e bellezza che è possibile raccogliere dall’indagine scientifica, rileggere l’opera di Galileo con la guida di Bellone è un itinerario sicuramente valido. Chiarezza, citazioni puntuali ed esempi sempre spiegati in modo chiaro e linguaggio cristallino.

Datevi la possibilità di superare le vostre diffidenze in quella fisica che non avete mai capito, in quel mare di numeri e figure che vi sono sempre restate oscure. Risalendo alle fonti e rivivendo il percorso di molte di quelle idee vedrete aprirsi un mondo nuovo.

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it/