Prometeo Incatenato – Eschilo

Doloroso è parlare, doloroso è tacere.

Eschilo, in una qualche data a cavallo tra il VI e il V secolo avanti cristo, è stato il primo a raggiungere la maturità del genere tragico. O almeno questo è quello che ci racconta il sempre molto autorevole Aristotele e quel che ci piace pensare poiché non abbiamo che pochi frammenti dei suoi predecessori. [singlepic id=447 w=200 h=323 float=left] Oramai, visto che il grande vecchio di Stagira l’abbiamo scomodato, approfittiamo e mettiamo in scena la sua definizione di tragedia dalla Poetica:

Tragedia è dunque imitazione di un’azione seria e compiuta, avente una propria grandezza, con parola ornata, distintamente per ciascun elemento nelle sue parti, di persone che agiscono e non tramite una narrazione, la quale per mezzo di pietà e paura porta a compimento la depurazione di siffatte emozioni.

La depurazione di pietà e paura tramite l’azione e con l’uso di una parola ornata, nobile, piena di significato. Il Prometeo Incatenato di Eschilo fa agire una storia, un mito, che dovrebbe essere più o meno noto, spero veramente più, ma comunque, Prometeo, titano, figlio di Temide, dopo aver aiutato Zeus a vincere i Titani si oppone alla sua decisione di distruggere il genere umano, prodotto di Crono, per ricrearlo da capo. Per impedirgli l’atto decide di aiutare quelli che:

operavano sempre e non sapevano,
finché indicai come sottilmente
si conoscano il sorgere del sole e il calare
degli astri, e infine per loro scoprii
il numero, la prima conoscenza
e i segni scritti come si compongono,
la memoria di tutto, che è la madre
operosa del coro delle Muse.

e dopo aver aiutati a sviluppare quello che potremmo identificare come l’approccio razionale alla vita, una conoscenza per imporsi sulla natura, per fare memoria e vincere il terrore della morte con la poesia e le arti delle muse, dice ancora:

[…] Arsi carni avvolte d’adipe
e lunghi lombi e guidai i mortali,
a una conoscenza indimostrabile,
e aprii i loro grevi occhi velati
ai vividi presagi della fiamma.

mostrando agli uomini un approccio misterico, al di là dell’umano, che possa spingerlo verso ciò che è al di là della comprensione. L’arte delle divinazione con cui conoscere ciò che ancora non è, la possibilità di scoprire le carte del Fato. Per tutto questo viene punito dal padre degli dei, incatenato, da un Efesto riluttante e pietoso che è costretto all’azione dalla volontà di Zeus e dalle dure parole di Potere (Kratos,Κρατος), ad una roccia impervia, in solitudine. A questo punto, Prometeo, ergendosi in tutta la sua statura ancora non si piega al volere di Zeus, gli rifiuta i suoi vaticini, gli nega la conoscenza che aveva donato agli uomini, irride Ermete per il suo essere un misero servo e viene ancora punito: un’aquila gli strazierà il fegato di giorno, ma il suo sangue immortale glielo farà ricrescere durante la notte e questo supplizio si ripeterà per tutta l’eternità. O fino a che qualcuno non deciderà di liberare il Titano, ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.

Questa è l’azione, almeno per sommi capi, poi restano le parole ornate di Eschilo, le splendide parole di Eschilo, che ti tengono incollato alla pagina e ti fanno divorare la cinquantina di pagine della tragedia, come a lasciarti attaccato a quella roccia con Prometeo. Una lettura da fare tutta d’un fiato e da gustare a tutto tondo. Un elogio dell’ostinazione, della pervicacia e delle proprie convinzioni. Qualcosa che, sicuramente, non è morto con il tragediografo greco in quel remoto V secolo.

Che dirvi più: buona lettura!

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it

Quattro Saggi Sulla Scienza – Enrico Bellone

“L’abisso, insomma, ci salva, se riusciamo ad essere liberi di esercitare la nostra curiosità sulla natura e di fabbricare ponti e sentieri che sempre meglio colleghino ciò che percepiamo grazie ai sensi a ciò che evolve nelle nostre teorie sul mondo.”

Galilei e L’Abisso

Enrico Bellone (1938 – 2011) è stato un fisico, filosofo e un grande divulgatore scientifico. Direttore della rivista scientifica “Le Scienze“, edizione italiana di Scientific American, dal 1995 al 2009 quando ha lasciato il posto all’attuale direttore Marco Cattaneo. [singlepic id=445 w=200 h=295 float=right] Personaggio poliedrico e quello che, a tutti gli effetti, si può definire un grande comunicatore con una cultura scientifica e filosofica di respiro veramente ampio corredata da una passione enorme per la scienza e per i suoi racconti.

Questo volume raccoglie, come il titolo lascia non proprio velatamente supporre, quattro saggi sulla scienza, i cui titoli sono:

  1. L’Origine delle Teorie;
  2. Galilei e l’Abisso (da cui ho tratto la citazione in apertura);
  3. Qualcosa, là fuori;
  4. La Scienza Negata.

 Il primo ed il terzo saggio hanno molti in comune e fanno parte quasi di una stessa riflessione sulla nascita di quelle che chiamiamo “Teorie” e su che senso abbia, in realtà, l’uso di parole quali nascita ed origine al riguardo. Con un linguaggio che si poggia sempre delicatamente sui termini tecnici, non lasciandoli mai non spiegati, o sui concetti sempre ben delineati nelle premesse e nelle conclusioni, Bellone conduce il lettore alla scoperta del metodo detto scientifico di approcciarsi al mondo e al suo rapporto con le percezioni, il cervello come organo e la mente come astrazione  da risolvere in chiave neurologica. Si parla di idee e di trasmissione di idee, come avviene la trasmissione di un’idea in realtà? Quando si legge qualcosa, come questa recensione, il giornale od un saggio scientifico, si entra nella “mente” dell’autore per prelevarne le idee? Se ne fa una copia? Dov’è davvero situata un’idea e cosa vuol dire possederla? Queste e molte altre domande al riguardo sono analizzate in questi due saggi ed alcune di queste è delineata una risposta a base di sensate esperienze e necessarie dimostrazioni.

Il Saggio su Galilei ripercorre brevemente la vita dello scienziato italiano e della gestazione della sua cinematica, ovvero la scienza del descrivere quantitativamente il moto dei corpi in modo indipendente dalle cause che l’hanno generato. Del suo osservare, [singlepic id=446 w=200 h=307 float=left] meditare e sperimentare coltivando, in modo più o meno segreto, le idee di Copernico destreggiandosi tra i giochi politici dello Stato Pontificio e il rischio di subire delazioni presso l’inquisizione, cosa che in realtà subì una volta già prima del famoso processo, anche se in quel caso riusci a cavarsela con un insabbiamento ad opera del governo di Venezia. Al di là di queste generalità riguardo la vita, la parte fondamentale è l’analisi e il commento de “Dialogo de Cecco Ronchitti da Bruzene. In perpuosito de la Stella Nuova“, un’opera di probabile attribuzione galileiana in cui due contadini discutono dell’apparizione di una nuova stella il 9 Ottobre del 1604. Il dialogo riporta attraverso le parole dei due contadini della discussione sorta tra un filosofo ex libris che, in rigida osserva aristotelica, ne voleva la posizione in un luogo intermedio tra la Terra e la Luna, per non intaccare la perfezione e l’incorruttibilità del cielo delle stelle fisse, ed un certo matematico, in modo praticamente sicuro Galileo, che invece esibiva delle misure e delle prove che la collocavano molto più lontana della Luna e dei Pianeti, nella parte del cielo che doveva competere all’incorruttibilità. Un’opera, riportata per intero in fondo al saggio in dialetto e tradotta in un italiano seicentesco, che vale veramente la pena leggere per respirare un po’ del clima culturale del tempo.

L’ultimo saggio, La Scienza Negata, parte dall’impietoso elenco dei dati e le classifiche che vedono il nostro paese in fondo, o quasi in fondo, a tutte le classifiche che riguardano i settori di Ricerca e Sviluppo (R&S) e l’istruzione e la cultura, con dei dati aggiornati fino al 2005, per poi dare il colpo di grazia andando indietro fino a risalire alle origini della decadenza con l’avvento del fascismo e delle sue pessime scelte in campo scientifico: numeri da scoramento.  Sopravvissuti in qualche modo alle statistiche comincia un’analisi di ampio respiro sui movimenti culturali e filosofici che da metà dell’ottocento ad oggi hanno negato la scienza, impilando una serie di citazioni e ricostruzioni dell’anticultura scientifica europea. Dalla matematica disumanizzante, agli scienziati imbroglioni e guidati sola da una volontà di potenza e di sopraffazione. Da presunti ritorni ad età dell’oro in cui era la filosofia e la religione a guidare la cultura, mentre gli intelletti minuti (sob) si potevano dedicare a giocare con i piani inclinati, agli esperimenti in genere e agli sterili formalismi. Tra le affermazioni più sconcertanti alcune perle sulla matematica e la fisica di personaggi che, tutto fuorché degli stupidi, sia chiaro, non avrebbero comunque saputo distinguere un melone da un teorema. Il risultato disarmante per cui poi l’Italia si caratterizza è quello di aver fatto gioco sul diffondere questa diffidenza per spostare fondi e impegno verso altri settori e depotenziare i cattivi scienziati disumanizzanti indirizzandoci verso i tempi bui per la ricerca. Quest’ultimo è un saggio decisamente utile e da leggere per riuscire ad interpretare molte delle scelte politiche e delle affermazioni che sentiamo sulla scena politico culturale del nostro paese.

Se qualcuno di voi è arrivato a leggere fino a qua giù, complimenti, ora però correte a rimediare questi quattro saggi e lasciatevi affascinare dal come comprendere il mondo tentando di tenere a mente come funzioniamo e in che modo percepiamo. Vi lascio con una simpatica canzone di Caparezza in cui la voce registrata che si sente sul finire è quella di Enrico Bellone:

httpv://www.youtube.com/watch?v=gzlm7NSJcJE

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Il nostro Maggio

[singlepic id=444 w=420 h=280 float=center]

Un simpatico scatto dal concertone del 1° Maggio. Una bella giornata/serata/tour-de-force attraverso la musica. Gran bella impressione da parte di Caparezza, che non avevo mai sentito suonare dal vivo, che per quanto mi riguarda si classifica migliore degli artisti. Anche se, in effetti, l’orchestra Roma Sinfonietta e il maestro Pagani hanno fatto un’ottima riuscita con gli arrangiamenti in chiave orchestrale dei classici del rock.

“Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.
[…]
E se credente ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.”

Fabrizio De Andrè