Defenestrati – Spettacolo Teatrale

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Con questo spettacolo c’entro un po’ di meno, sono solo il piccolo uomo delle luci, tuttavia se in questi quattro giorni volete passare una serata alternativa e sostenere un gruppo di giovani artisti, venite a teatro a vedere questo spettacolo. Dalle prove che ho visto merita veramente!

Per le informazioni al riguardo:
– Sito del Teatro Aurelio.
Informazioni sullo spettacolo.
– Per chi vuole prenotare i biglietti online.
– Per quelli che bazzicano dalle parti di Facebook c’è qualche foto e qualche estratto video sulla pagina della compagnia.

Video:
httpv://www.youtube.com/watch?v=aGDlG8ERKGc

Nel caso decidiate di venire io sono in regia a giocare con le levette delle luci =)

Tenebre e tempi d’esposizione

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[…] This deep world
Of darkness do we dread? How oft amidst
Thick clouds and dark doth Heaven’s all-ruling Sire
Choose to reside, his glory unobscured,
And with the majesty of darkness round
Covers his throne, from whence deep thunders roar.
Mustering their rage, and Heaven resembles Hell!
As he our darkness, cannot we his light
Imitate when we please? This desert soil
Wants not her hidden lustre, gems and gold;
Nor want we skill or art from whence to raise
Magnificence; and what can Heaven show more?
Our torments also may, in length of time,
Become our elements, these piercing fires
As soft as now severe, our temper changed
Into their temper; which must needs remove
The sensible of pain. […]

John Milton, Paradise Lost (libro 2°)

Strike!

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I am alone, in spite of love,
In spite of all I take and give —
In spite of all your tenderness,
Sometimes I am not glad to live.

I am alone, as though I stood
On the highest peak of the tired gray world,
About me only swirling snow,
Above me, endless space unfurled;

With earth hidden and heaven hidden,
And only my own spirit’s pride
To keep me from the peace of those
Who are not lonely, having died.

Alone, Sara Teasdale

Tutto il Teatro (Vol. 1) – Nino Martoglio

“Dammi furtuna o sorti e jettami a mari! Quannu ‘a sorti ti voli aiutari, ti cerca macari o’ ‘nfernu! Guarda sudd’è veru. ‘U mari s’arrobba la megghiu giuvintù d’ ‘u paisi, a quannu non si l’agghiutti, t’a manna a’ casa vecchia e china di malattii, senza nu soldu ‘ntr’a sacchetta… si po niari?… Cc’è cchiù boia e tradituri d”u mari?”

‘U Paliu

Primo dei due volumi che raccoglie l’opera di Nino Martoglio (1870-1921), uno dei tanti rimossi dalla nostra storia della letteratura, di origini Siciliane figlio di un garibaldino, [singlepic id=440 w=200 h=328 float=right] regista, sceneggiatore e cantore delle storie e dei personaggi della sua Sicilia. Probabile causa della sua rimozione dall’alvo dei letterati di cui fare memoria è il suo del dialetto siciliano, in una variante strettamente catanese, che ne fa un esponente, almeno per quanto riguarda il linguaggio, di quella corrente letteraria dei primi del novecento che è lo strapaese, in opposizione alla stracittà.  Tuttavia, ridurre la sua opera alla forma del dialetto e al campanilismo è veramente riduttivo, se il suo tono e il suo modo di raccontare è fortemente legato alla sua terra d’origine, i suoi argomenti e il suo modo di affrontarli è privo di qualsivoglia stucchevole celebrazione dell’esser paese, ed isola, in opposizione al continente. Si mantiene in contatto e in collaborazione con gli altri autori siciliani dell’epoca come Pirandello e Verga, tanto da firmare alcune commedie col primo e tradurne altre del secondo in dialetto. Volendo ricordare, almeno per sommi capi e molto ad orecchio, una citazione di Camilleri: i dialetti sono le radici che portano la linfa vitale dalla terra all’albero della lingua. In questo senso, l’uso del dialetto di Martoglio è veramente sapiente e molto ben direzionato, tanto da portare molte suggestioni e idee che poi la lingua italiana ha riassorbito e rielaborato.

L’impressione si riceve dalla lettura dei suoi drammi e delle sue commedie è quella di una radicata conoscenza della sua terra e la capacità di usarne i vizi ed i pregi per estrapolarne alcune caratteristiche umane universali. Ai giorni d’oggi molte delle situazioni e dei motivi usati per costruire le trame sembrano inconsistenti e persino un po’ ridicoli, ma le emozioni e le reazioni che suscitano sono invece così tipicamente umane da riuscire a superare lo scoglio del tempo con agio. Per il lettore che non abbia un po’ di dimestichezza con il dialetto la lettura potrebbe risultare ostica, anche se le note sono piuttosto d’aiuto a sbrogliare alcuni dei discorsi più ingarbugliati. Per usare un termine di paragone recente, se riuscite a cavarvela con i romanzi di Camilleri con Martoglio non dovreste avere problemi. Se vi piace il teatro questa è una direzione che merita sicuramente di essere esplorata con attenzione. Se vi divertite anche a mettere in scena qualcosa questa può essere una buona fonte di ispirazione, magari non proprio agevole da portare in scena, ma comunque una buona fonte di soluzioni sceniche e idee di regia. Buona lettura!

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it/

Ars Ripetendi – Assurdario (Parte 1)

Assurdario, parola che temo di aver appena inventato, di  frasi e situazioni prodotte tentando di inculcare la matematica e  la scienza a qualche giovane virgulto:

[singlepic id=439 w=200 h=269 float=right]Un evergreen le equazioni di secondo grado:
Ripetente
(Da ora in poi abbreviato RIP, con piacevole ambiguità del termine): “Ho fatto il compito in classe però c’era un’equazione troppo difficile che non sono riuscito a fare”
Io: “Va bene, fammi vedere.”
Rip: “Ecco, guarda.”, mi porge un foglio con un’equazione di secondo grado con un po’ di conti da fare che, anomalia delle anomalie, è in t.
Io: (ingenuo) “va bene, ma cosa ha di strano?”
Rip: “C’è la t, io le so fare solo con la x”

Alle prese con le disequazioni:
Io: “Allora adesso dobbiamo risolvere: 4k < 1, come facciamo?”
Rip: Un silenzio denso di ignoranza…
Io: “Dai ne abbiamo fatte tante, non è difficile!”
Rip: “Ok devo portare 4 di là (indica col dito) giusto?”
Io: “Perfetto, dai fallo”
Rip: (Prende la penna scrive e mi guarda con la stessa intensità di un pesce lesso) “Allora è: k < 5, giusto?”

Un’altra perla dal settore disequazioni:
Io: (Dopo 20 minuti di interminabili conti) “Dai adesso siamo arrivati in fondo, ora viene la parte facile, quali sono le soluzioni di x^2 > -1?”
Rip: (sicuro della sua risposta) “Si è facile è x > 1”
Io: “Sei sicuro? Prova a sostituire, ad esempio ‘-3’, alla x”
Rip: “Viene 9 > – 1”
Io: “Ed è vero?”
Rip: “Sì”
Io: “Quindi?”
Rip: “Quindi x > 1”
Io: “Ma scusami x^2 che numero è? Cioè voglio dire, come numero, com’è? Sempre p…?”
Rip: “Ma è una x, non è un numero…”
Io: “Sì, ma sta al posto di un numero, com’è il quadrato di un numero? è sempre posi…?”
Rip: “Positivo?”
Io: “E allora?”
Rip: “x > -1?”
Io: “Stai sparando a caso di nuovo, se ho qui un numero positivo e qui un numero negativo, quando è che un numero positivo è maggiore di un numero negativo?”
Rip: “Ahh quando è maggiore di zero!”

Le dimostrazioni per assurdo:
Io: “Adesso abbiamo dimostrato che la perpendicolare da un punto ad una retta esiste, dobbiamo quindi mostrare che è unica, procediamo per assurdo: supponiamo che la perpendicolare non sia unica e disegniamo dal punto P due perpendicolari alla retta r…”
Rip: “Ma questa non è perpendicolare, come faccio a disegnare due perpendicolari da un punto ad una retta? Non si può!”
Io: “Questo è quello che vogliamo dimostrare, il fatto che io e te non siamo capaci di disegnarle, in linea di principio, non vuol dire che non sia possibile farlo, hai capito?”
Rip: “Sì, ma questa non è perpendicolare.”
Io: “Ok, infatti, noi supponiamo per assurdo che lo sia, lo supponiamo noi”
Rip: “Ma perché?”
Io: “Perché questo genererà una contraddizione da qualche parte che ci farà capire che, necessariamente, la perpendicolare deve essere unica.”
Rip: “Euclide non aveva proprio niente di meglio da fare”

E con questa terminerei la prima puntata, anche perché a ripensarci rientro sull’orlo dell’esaurimento nervoso. Appena mi riprendo di coraggio e forze ne produco qualcun’altra, sperando sempre di vederle diminuire… povero Euclide sob, sob…

P.S. Ho appena pensato di mettere una simpatica foto di un matematico a corredo e non so bene perché il primo della lista è il caro vecchio Hilbert.