The Roaring Twenties – 13 Aprile

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Note:

Siamo negli anni ’20, la Grande Guerra è appena finita, mentre la vecchia e stanca Europa tenta di ritrovarsi tra le macerie, gli Stati Uniti d’America entrano nella loro prima fase di esplosiva vitalità. Il Jazz e le flapper invadono le strade, le donne iniziano a lottare per i loro diritti e nelle sale da ballo risuona il Charleston. L’Era Vittoriana è abbattuta dai nuovi schemi dell’espressionismo e del surrealismo. Tutto il mondo si prepara a volare con Lindbergh e a lasciarsi trasportare sulle ali del suo monoposto, verso il cielo, attraverso l’Atlantico, dritti tra le braccia della modernità. Subendo la spinta di questo vento di novità, prima dei giovedì neri e del disgregarsi dei mondi finanziari, ci proponiamo di costruire queste due serate per respirare l’ebbrezza di un modo che cambia, con leggerezza, ironia e la capacità di raccontarsi di un’era attraverso il Teatro.

Informazioni:

Data: 13 Aprile ore 21.00
Luogo: Teatro “La Casetta”, Via Federico Borromeo 75, Roma
Spettacolo: Vaudeville di Harry L. Newton
Recitano: Lucrezia Coletti, Emanuela Larosa, Martina Malfitana e Edoardo Massa.
Testi a cura di: Sabrina Merola, Fabio Durastante
Scene, costumi e trucco: Eleonora Casciani
Luci e audio: Fabio Durastante

Evento facebook: http://www.facebook.com/events/183691958415827/

Discorso sulla matematica – Gabriele Lolli

“Perché le frasi della matematica sono formule, questo termine nel parlato comune ha due significati, entrambi presenti nell’uso matematico, da una parte la formula indica l’essenza condensata in una o poche parole, pochi elementi che dicono tutto. Dall’altra la formula è l’evocazione del segreto di una magia.”

Partiamo dal titolo intero del libro: “Discorso sulla matematica. Una rilettura delle Lezioni Americane di Italo Calvino”.  Se non avete letto le Lezioni di Calvino cessate in questo momento qualsiasi cosa voi stiate facendo, recuperatele, mettetevi sulla vostra [singlepic id=438 w=200 h=345 float=left]poltrona preferita e leggetele, poi, magari, tornate qui. Fatto? Bene! Ora possiamo tornare a noi.

Gabriele Lolli, di professione Filosofo della Matematica, insegna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Autore di svariati libri di divulgazione della Matematica, della Logica in particolare, ha deciso di cimentarsi in questo libro in un’opera piuttosto ambiziosa: costruire una biezione tra i valori della letteratura raccolti nelle lezioni di Calvino e i medesimi tratti nella costruzione e nel procedere del pensiero matematico.

I temi delle sei lezioni, di cui, purtroppo, Calvino pote completarne solo le prime cinque sono: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e Consistenza. Analizzando ognuno di questi concetti, senza tralasciar mai di spendere due parole sul loro opposto, non si potrebbe parlare di leggerezza senza spendere almeno due parole sul peso, Lolli ricostruisce e ricuce insieme quello scisma del pensiero contemporaneo, soprattutto italiano, che vede una frattura insanabile tra la letteratura e la matematica, più in generale, tra le possibilità dell’arte e il linguaggio della scienza. A titolo di esempio, come la Letteratura ha spesso il ruolo di calderone in cui ricomporre in sé le più disparate esperienze del vissuto, la Matematica tende a raccogliere nelle forme del suo linguaggio di simboli e figure i più disparati concetti e i più disparati modelli da tutti i settori della scienza. Ambedue si occupano spesso di concetti quali l’infinito, l’indefinito e di come rapportarsi ad esso, per approfittare di una citazione dal libro: “[…] se l’indefinito da piacere a Leopardi perché non lo fa sentire legato, l’esattezza formale sostituisce per il matematico all’indefinito vago fluttuare di tutte le possibili interpretazioni l’infinito nascosto nella forma.

Come avrete già notato da queste due citazioni, il discorso è scorrevole e in linguaggio riesce ad evitare elegantemente i tecnicismi, soprattutto matematici, non da nulla per scontato e spiega con la giusta dose di particolari tutto quello che introduce, riuscendo a non cadere nella trappola dell’elefantiasi delle note. Come ho detto all’inizio per decidere di cimentarsi con questo libro è necessario aver letto le Lezioni di Calvino e possibilmente tenerle a portata di mano per gettare uno sguardo qua e là.

Nel complesso, come se a questo punto non si fosse capito, vi dico che il libro è veramente da leggere sia per quei matematici, quei cultori delle scienze in generale, che credono che i letterati non siano altro che spolvera liberi a tradimento, sia per quei letterati che ritengono i matematici, ed in generale gli uomini di scienza, dei pedanti dai piedi di piombo e senza un briciolo di fantasia o immaginazione. Direi che è giunto il momento di ricomporre questa frattura e riconoscere come un’unica entità la letteratura e la matematica e, più in generale, l’arte classica  e la scienza.

Per concludere una piccola perla dagli archivi Rai:

httpv://www.youtube.com/watch?v=fpvLGfe2gj8

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it

I vecchi e i giovani – Luigi Pirandello

…a porre avanti al Governo lo spettro sanguinoso di alcuni contadini massacrati in Sicilia a Calatavutùro, ad agitare innanzi a tutti con fiera minaccia il pericoloso, non si radicasse nel paese la credenza perniciosa che si potessero impunemente colpire i miseri e salvare i barattieri rifugiati a Montecitorio.” (p. 279)

Romanzo storico pubblicato da Luigi Pirandello nel 1913 ripercorre gli avvenimenti dei moti Siciliani del 1893 intrecciandoli con lo scandalo bancario della Banca Romana, anno 1982. In una Sicilia abbandonata a se stessa, depredata della sua autonomia dopo l’unità d’Italia, quelle che oggi chiameremmo le tensioni sociali sono sul punto di esplodere. Alcuni uomini, di idee socialiste, [singlepic id=437 w=200 h=330 float=right] stanno mettendo in piedi in tutta la Sicilia delle organizzazioni dette Fasci Siciliani dei Lavoratori in cui convogliare la protesta e ottenere terre e autonomia. Pirandello intreccia alla vicenda storica la vita di due generazioni della famiglia Laurentano, da cui il primo significato del titolo, a contrapporre chi ha compiuto l’unità d’Italia, la quasi mitica figura del generale Gerlando Laurentano, a chi quest’unità l’ha subita, i due figli Don Ippolito e Don Cosmo principi di Colimbetra e Valsania, di cui il primo, in particolare, tiene così viva la fedeltà al Re borbone da aver deciso di esiliarsi nella sua villa in campagna di Colimbetra difeso da una pagliaccesca compagnia di uomini agghindati da soldati del Regno delle due Sicilie. Mentre l’altro, Don Cosmo, vive nella casa del fu Generale insieme ad una vecchia casiera e al servo e compagno d’armi del padre: Mauro Mortara, che tutto ha sacrificato all’idea della Patria e alla memoria del Generale, di cui conserva, come una reliquia, la stanza ammuffita di Valsania. A questa, generazione dei Vecchi, si oppone la generazione dei giovani, tutti, o quasi, nati nell’Italia unita e che in quest’Italia tentanto di inserirsi, che in questo paese hanno le loro speranze e che vogliono aiutare a crescere. Eppure, nonostante questa volontà, non riescono a modificare ciò che è a causa dei vecchi che sono impossibilitati a scalzare dai loro scranni, conquistati perché guerrieri e patrioti.

A questo punto non scendo ulteriormente nell’intreccio in sé, troppo lungo e colmo di personaggi per essere dipanato in un modo e in uno spazio accettabile e provo a raccontarvi alcune delle mie impressioni.

Questo è un romanzo in cui, sostanzialmente, non accade nulla, ovvero, un romanzo in cui si ammassano digressioni, si aprono scorci ovunque di storia, politica e racconti sociali e si relegano i fatti della storia narrata in passaggi veloci, quasi affrettati e molto spesso riassunti per bocca di terzi che vi hanno assistito. Come opera la si potrebbe definire un tentativo più storico che di racconto o meglio una lunga riflessione storica sui fatti della politica Italiana dei primi anni dell’unità che ha come scusa quella di una storia di famiglia.

Ammetto di essere rimasto spesso incagliato e di essermi piuttosto annoiato nel procedere attraverso la lettura di queste 515 pagine in cui, troppo spesso, si ribadiscono gli stessi concetti, quasi a volerli infilare a forza nella mente del lettore. Ovviamente non mancano i lampi di luce e le argute trovate narrative tra le pagine, ma sono decisamente affogate nel fluire generale della storia.

Per quanto riguarda i personaggi pochi sono costruiti con la cura tipica del dettaglio del Pirandello degli altri romanzi, per molti manca quella connotazione che li faccia sollevare dall’essere solamente voci per le idee dell’autore, il migliore, almeno secondo me, resta il personaggio del vecchio Mauro Mortara, l’innamorato della patria, che ha combattuto per essa e che continua farlo, nonostante gli scandali, i dispiaceri e le disillusioni che su di lui gli altri personaggi finiscono sempre per scaricare.

In definitiva non stiamo parlando delle migliori pagine di Pirandello e dovendo scegliere di leggere qualcosa di suo vi direi di lasciare questo come ultima scelta, quella da compiere se proprio volete leggere tutto quello che ha scritto.

Recensione pubblicata anche su: http://www.lalibreriaimmaginaria.it/