La Cantatrice Calva – Eugène Ionesco

“Lo yoghurt è quel che ci vuole per lo stomaco, le reni, l’appendicite e l’apoteosi.”

Eugène Ionesco nasce in Romania nel 1912 e vive a cavallo delle due guerre mondiali, tra la Romania e la Francia, laureatosi all’università di Bucarest comincia a lavorare presso l’ambasciata di [singlepic id=280 w=200 h=343 float=right] Romania in Francia per il governo collaborazionista di Vichy. In questa vita, che potrebbe sembrare quella comune di un laureato e un funzionario dei primi anni del novecento, si innesta una passione, nata in gioventù, abbandonata e poi riscoperta per caso, il teatro!  Tentando di apprendere l’inglese con il metodo Assimil cominciò a copiare su dei fogli le frasi da imparare e:

“Mi misi al lavoro e coscientemente copiai, per impararle a memoria, le frasi prese dal mio manuale. Rileggendole con attenzione, imparai dunque, non l’inglese, ma delle verità sorprendenti: che ci sono sette giorni nella settimana, ad esempio, cosa che già sapevo; oppure che il pavimento sta in basso, il soffitto in alto. […] Per mia enorme meraviglia, la S.ra Smith faceva sapere a suo marito che essi avevano numerosi figli, che abitavano nei dintorni di Londra, che il loro cognome era Smith, che il Sig. Smith era un impiegato […]. Mi dicevo che il Sig. Smith doveva essere un po’ al corrente di tutto ciò; ma, non si sa mai, ci sono persone così distratte…”

Con queste premesse e queste idee nella testa, Ionesco cominciò a scrivere “La Cantatrice Calva”, un anticommedia che fu un fiasco totale per il pubblico che non riusciva a calarsi nello stravolgimento linguistico e d’ambiente, ma che segnò una svolta nel modo di fare teatro. In quest’opera sono state rilevate, in buona approssimazione, le influenze di tutte le avanguardie del ‘900 dal gusto Dada per il nonsense, all’uso spregiudicato della parola e dei suoni tipico dei futuristi passando per le suggestioni del Surrealismo e come non citare il Teatro dell’Assurdo. Tutto questo, ma anche molto di più, condensato in una commedia di una quarantina di pagine, perché se questo è il livello stilistico, c’è anche un livello contenutistico tutto da scoprire, pieno di allusioni, luoghi comuni e dei paradossi della vita di tutti i giorni. Ad ogni lettura, ma sfogliandolo anche ora nel mettere insieme questa recensione,  continuano a svelarsi altri giochi di parole e altri rimandi di senso. Una di quelle opere che ha sempre qualcosa da raccontare o da svelare, per questo, da annoverare tra i classici imperdibili.

In tutto questo ho volutamente tralasciato di dire due parole sulla trama, che probabilmente si potrebbe riassumere con due parole, ma che è meglio lasciare al suo interno borghese inglese, perché quelle due parole che servono è impossibile scegliere nel modo giusto per rendere l’abilità di Ionesco. Leggetelo, scopritelo e sicuramente non ve ne pentirete.

Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.