L’origine delle specie – Charles Darwin

“Dunque dalla guerra della natura, dalla carestia e dalla morte, nasce la cosa più alta che si possa immaginare: la produzione degli animali più elevati. Vi è qualcosa di grandioso in questa concezione della vita, con le sue molte capacità, che inizialmente fu data a poche forme o ad una sola e che, mentre il pianeta seguita a girare secondo la legge immutabile della gravità, si è evoluta e si evolve, partendo da inizi così semplici, fino a creare infinite forme estremamente belle e meravigliose.”

Il racconto  dell’avventura della costruzione di una teoria scientifica complessa ed elaborata, un esempio magistrale della padronanza del metodo scientifico, la capacità di guardare nei più piccoli particolari, senza mai perdere il disegno d’insieme. [singlepic id=202 w=200 h=314 float=left] Questo potrebbe essere un sunto, estremamente restrittivo, di molto di quello che è “L’origine delle specie“. Questo è sicuramente un libro di non facile lettura, a meno di non voler tralasciare gran parte degli esempi, cioè perdendo gran parte della meravigliosa accuratezza con cui è scritto. Spesso ho trovato necessario consultare un’enciclopedia online (leggi Wikipedia) per visualizzare e scoprire  e visualizzare alcune tra le specie citate, una esempio per tutte: gli oscuri cirripedi (se vi interessa guardatevi wikipedia in inglese che è abbastanza esaustiva). Di particolare pregio  è il modo di esporre il dipanarsi delle idee lungo i capitoli, in testa ad ognuno un piccolo annuncio di quello che si tratterà, successivamente un’analisi puntuale e un riassunto conclusivo che raccoglie le fila del discorso e evidenzia i punti più importanti: quelli veramente necessari da tenere a mente per andare avanti nella lettura senza perdersi nei  meandri dei dibattiti particolari. Certo è che questo libro, questa teoria, hanno sollevato nella storia e, ahimè, continuano a sollevare critiche di scarsa originalità. Molte di queste, infatti,  sono quelle che lo stesso Darwin rileva come punti critici per la sua teoria e discute ampiamente per la metà del testo, proponendo soluzioni e indirizzi di ricerca, che  ad oggi sono stati esplorati e dimostrati in gran parte. Un altro grande pregio del suo stile e del suo modo di raccontare la scienza,  è quello di accompagnare ogni proposizione ad una serie di esperimenti e ad una disamina di tutti i possibili punti critici, sottolineando in modo particolare quello che non è noto e quello che si può, si deve, investigare per confermare o falsificare la teoria. In definitiva, questo è un libro che ha molto da insegnare sulla radicalità del pensiero scientifico e sul modo di fare ricerca e scienza. Si può dire che abbia ereditato, in buona misura, lo sguardo e l’ampio respiro degli scritti galileiani, tenendo sullo stesso piano un’esposizione formale e corretta delle sue scoperte e un attitudine divulgativa che rende non troppo ostico l’ingresso ai profani, purché siano volenterosi e ci si dedichino con attenzione.

Concludendo veramente, un occhio di riguardo per la bella prefazione di Edoardo Boncinelli e la, ahimè solita, geremiade per gli errori di battitura di cui è disseminato il testo, quanto sarebbe bello avere quel poco di cura in più per evitare almeno queste grossolanità.

Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/.

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