La voglia dei cazzi e altri fabliaux medievali – Alessandro Barbero

“Senza dire una parola si siede su una panca a togliersi le scarpe; non era certo allegro. E la moglie gli fa: ma cosa c’è? Com’è che non dite una parola? Non siete mica malato? No, signora, fa il contadino, mentre si toglie le scarpe e si spoglia. E lei gli tira su la coperta, e lui salta al letto, e si rannicchia in un angolo, voltandole le spalle, e non dice una parola, come quei monaci che hanno la proibizione di parlare. E lei lo vede lì, lungo disteso e muto, e gli fa: ma la mia fica non ce l’avete? No, signora, no e no! Magari non fossi andato a cercarla! Mi è caduta per terra, lì fuori, e a quest’ora sarà annegata in un fossato.”

Il topolino nella stoppa

Per chi non lo sapesse, comincio questa recensione con lo spendere due parole sul genere dei fablieaux, con questo termine stiamo parlando di brevi racconti umoristici in versi, nati e sviluppati durante il medioevo in Francia.  [singlepic id=248 w=200 h=277 float=right] Scritti col fine di far divertire il lettore, di farlo ridere e di alleggerirgli la vita. Sul pubblico di questi racconti il dibattito è ancora piuttosto aperto, tra il popolo e la corte, ma, certo è, che aggiungerci all’elenco del pubblico moderno non nuocerà. Detto cosa sono e accennato a chi si rivolgono, non resta che dire di che parlano, come il titolo della raccolta suggerisce, sessualità e fisiologia legata, ma anche parodie dell’amor cortese, della religione e della spiritualità. I protagonisti sono villani, cavalieri e ecclesiastici di vario rango che ne combinano di tutti i colori, mettendosi nelle situazioni più assurde e paradossali per cavarsi poi d’impaccio con arguzia, una battuta di spirito e qualche bastonata ben assestata. Il ricorso al turpiloquio, alla parolaccia, al termine scurrile è onnipresente, ripetuto, accentuato, ma tant’è “Se io, quando ho messo nome alle cose che tu tanto disprezzi, avessi chiamato reliquie i coglioni, e coglioni le reliquie, tu, che adesso mi rimproveri, avresti considerato brutta e volgare la parola reliquie, mentre per quanto riguarda coglioni l’avresti ritenuta una parola meravigliosa”. Se una cosa ha un suo nome  ben preciso, chiamarla con un sinonimo per pudicizia o perché così vuole il buon costume, è cosa da ipocriti o da baciapile, o, almeno, così la pensavano nel medioevo. Con questa idea in testa e leggendo la citazione d’apertura, il tono dei racconti potete ben immaginarlo, senza bisogno che io vi rovini la lettura anticipandovi altri particolari. Un ultimo paio di note sulla traduzione, che si lascia molto apprezzare, pur non essendo particolarmente aderente al testo originale come afferma lo stesso Barbero, che motiva la sua scelta nell’aver voluto mantenere l’idea e l’effetto dei racconti. I versi sono stati sciolti in una narrazione, semplice e coinvolgente, che sicuramente rende l’effetto della lettura e dell’ascolto molto più vicino all’originale. Nel medioevo c’era l’abitudine, che noi abbiamo in gran parte perso, a raccontare e ad ascoltare storie in versi, per questo la scelta della prosa al posto dei versi aiuta a mantenere la leggerezza della lettura. Con questo concludo e vi invito a gettarvi a capofitto nella lettura di queste raccolta, un buon modo per lasciarsi andare al piacere del riso.

Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/.

Io ♥ il Software Libero

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Elenco, parziale e non esaustivo, di buon software libero per la Matematica e le Scienze:

  • Gnuplot, grafici, diagrammi, interpolazione e trattamento dati;
  • Maxima, a computer algebra system;
  • Geogebra, software libero per l’apprendimento e l’insegnamento della matematica;
  • Celestia, simulatore dello spazio libero, una guida per andare a spasso tra le stelle;
  • Latex – CTAN, come scrivere di matematica e di scienze in modo semplice, elegante e tipograficamente corretto.

Questo è solo un piccolo assaggio di un universo libero tutto da scoprire ed esplorare, innamoratevene!

Sito dell’iniziativa: http://fsfe.org/campaigns/valentine/2011/valentine-2011

Il meglio di Asimov – Recensione

“L’ultima mente dell’Uomo esitò, prima della fusione, contemplando uno spazio che comprendeva soltanto i fondi di un’ultima stella quasi spenta e nient’altro che materia incredibilmente rarefatta, agitata a casaccio da rimasugli finali di calore che calava, asintoticamente, verso lo zero assoluto.”

L’ultima domanda.

Ho sempre nutrito qualche dubbio nei confronti delle raccolti di racconti, in particolare di quelle intitolate “il meglio di”, ma almeno questa volta devo ammettere di essermi sbagliato [singlepic id=211 w=200 h=312 float=left]. Questa raccolta che, come lo stesso Asimov ci dice nella prefazione, si sarebbe potuta intitolare “Racconti abbastanza buoni e piuttosto rappresentativi di Isaac Asimov“, anche se con questo titolo, probabilmente, non l’avrebbe comprata nessuno. I racconti contenuti coprono l’intero arco della sua vita, dal suo primo racconto, pubblicato all’età di diciotto anni, a uno degli ultimi, scritto e pubblicato poco tempo prima dell’uscita della raccolta. Asimov è stato spesso criticato per la mancata evoluzione del suo stile, scriveva a diciotto anni come negli anni della maturità, e sostanzialmente, devo ammettere, che questa è una critica piuttosto azzeccata: mettere in ordine cronologico questi racconti basandosi solo sullo stile  è un’impresa quasi disperata. Questo, per dire che il valore di questi racconti e la loro bellezza non è da ricercarsi nell’eleganza dello stile o nel funambolismo lessicale, quanto nella semplicità con cui sono narrati, nell’abilità di intreccio e nella profondità di alcune intuizioni. Il fascino dell’esplorazione spaziale, almeno per chi non soffre di claustrofobia, l’ipotesi della vita su altri pianeti, il ruolo della scienza e della tecnologia nella vita di tutti i giorni. Domande, soluzioni e idee, molte idee, che vengono raccontate sapientemente e fatte provare nell’immaginare scenari e nell’intrecciare racconti avvincenti. Tra i dodici racconti, i due migliori, cioè il meglio secondo me de il meglio di Asimov, sono Notturno e L’ultima domanda. Il secondo, quello da cui è tratta la citazione d’apertura, è un racconto incentrato su una semplice domanda fatta da due tecnici, piuttosto alticci, a Multivac, il più grande computer che l’uomo abbia mai costruito che, parafrasata, suonerebbe circa così: “è possibile impedire la morte termica dell’Universo invertendo l’entropia?”, un buon interrogativo che potrà affliggerci tra qualche annetto, sempre che si sopravviva a noi stessi, e che Asimov dipana fino alla fine dei tempi. Il primo, che per una questione di buon ordinamento, è il secondo di cui vi parlo, Notturno, nasce dalla seguente osservazione del filosofo R. W. Emerson “Se le stelle apparissero una sola notte ogni mille anni, come gli uomini potrebbero credere e adorare, e serbare per molte generazioni la rimembranza della città di Dio?“, ed è proprio quello che vediamo accadere, l’incombente minaccia della notte e delle misteriose stelle su un pianeta che non ha conosciuto altro che luce da che la civiltà che lo popola possa ricordare. Nelle poche pagine di questo racconto vi è una densità e una varietà di osservazioni, personaggi e argomenti veramente unica e tutta da apprezzare e carpire.

Nel caso vi abbia convinto ad andare a spasso per l’universo in compagnia di Asimov, vi auguro un buon viaggio e una serena navigazione, nell’altro caso … bè fateci ancora un pensiero, questo è un tipo di fantascienza che almeno una volta nella vita è bene assaggiare.

Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/.

In piazza con pentole e coperchi!

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Ecco una cosa da fare questo Sabato, scendere in piazza con pentole e coperchi per manifestare il nostro sdegno. Per informazioni sul luogo di raduno nella vostra città, visitate la pagina web: http://violapost.wordpress.com/12-febbraio-in-piazza-in-tutta-italia-con-pentole-e-coperchi/. Vigiliamo gente, vigiliamo!