Le veglie alla fattoria di Dikanka – Recensione

“Conoscete le notti ucraine? Oh, voi non conoscete le notti ucraine. Ammirate questa: la luna occhieggia a metà del cielo; lo sconfinato arco celeste s’è dilatato e spostato sino a divenire ancor più immenso, e arde e respira. La terra è tutta avvolta di luce argentea, e l’aria stupendamente limpida è fresca e pesante al tempo stesso e, piena di dolcezza, agita un oceano di profumi. Notte divina! Notte incantevole!”

Questo non è il primo libro che leggo e recensisco di Gogol, potete trovare qui la recensione de “Le Anime Morte” con due righe sulla sua vita, che questa volta decido di risparmiarmi, per poter avere un po’ più di spazio e parlare del libro.  [singlepic id=184 w=199 h=318 float=right]Detto questo, passiamo a raccontare qualcosa del libro. “Le veglie alla fattoria di Dikanka” è una raccolta di storie che prendono vita attingendo al folklore Ucraino, ma è anche molto di più, è la costruzione di un mondo, l’Ucraina, sospeso su un caos ribollente da cui fuoriescono diavoli, streghe e fantasmi. C’è chi, come Puškin, ha visto nel Gogol delle Veglie l’allegria, l’umorismo, e chi, come  Nabokov, ha ritenuto che chi vedeva l’allegria in Gogol era una persona “che s’intende poco di letteratura“, decidere quale delle due interpretazioni è la più veritiera è un’impresa che richiede probabilmente una competenza molto superiore alla mia, con Nabokov e Puškin lascio litigare voi. Tuttavia, forse, è possibile intuire il perché di queste due letture, mentre Nabokov arrivava dall’aver già letto l’ultimo Gogol delle Anime morte e del Cappotto, Puškin lo scopriva alla sua prima pubblicazione, ma questa resta un’ipotesi che lascia un po’ il tempo che trova. Fatto sta che delle molte, moltissime, cose che si possono dire sulle Veglie è bene iniziare a metterne qualcuna in tavola. Che le storie siano affascinanti lo considero quasi un dato di fatto, che l’intreccio è spesso così ben costruito da farti entrare nel racconto per seguirne le evoluzioni è un altro rilievo da fare. Quello che però mi ha forse coinvolto ancora di più è la costruzione delle ambientazioni che fanno da contrappunto ai racconti e ai personaggi, la costruzione di un’Ucraina fantastica, di una piccola isola di cosacchi impavidi, furbi, giocatori e sciocchi che camminano sospesi nel vuoto e il cui umore e le cui gesta si rispecchiano nell’ambiente, in descrizioni, come quella citata in apertura. Insomma, un piccolo gioiello, formato da tante perle narrative, idee e figure che solleticano la mente, stuzzicano la fantasia, divertono e fanno pensare, un’opera da leggere e gustare.

Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/.