Ciao Mario!

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“La vita, come sai, non sempre merita di essere conservata. Non è un bene il vivere, ma il vivere bene. Perciò il sapiente vivrà tutto il tempo che può vivere. Vedrà lui dove dovrà vivere, in quale società, in quale condizioni e in quale attività. Egli pensa sempre quale sarà la vita, non quanto debba durare. Se gli si presentano molte disgrazie che turbano la sua serenità, dà l’addio alla vita. E non lo fa solo nell’estrema necessità. Appena la fortuna comincia a sembrargli sospetta, considera con cura se non sia il momento di por fine alla vita. Egli giudica cosa di nessuna importanza darsi la morte o riceverla, morire prima o dopo. Egli non teme la morte come una grande perdita. Nessuno può perdere molto in seguito alla caduta di poche gocce. L’importante non è morire più presto o più tardi, ma morire bene o male. Ora, morire bene significa sfuggire al pericolo di vivere male.”

Seneca, Lettere a Lucilio, Lettera 70

httpv://www.youtube.com/watch?v=-jbk6NlFe78

Anche se non c’è bisogno di dirlo, dal Marchese del Grillo sceneggiato e diretto da Mario Monicelli, ciao maestro!

Le veglie alla fattoria di Dikanka – Recensione

“Conoscete le notti ucraine? Oh, voi non conoscete le notti ucraine. Ammirate questa: la luna occhieggia a metà del cielo; lo sconfinato arco celeste s’è dilatato e spostato sino a divenire ancor più immenso, e arde e respira. La terra è tutta avvolta di luce argentea, e l’aria stupendamente limpida è fresca e pesante al tempo stesso e, piena di dolcezza, agita un oceano di profumi. Notte divina! Notte incantevole!”

Questo non è il primo libro che leggo e recensisco di Gogol, potete trovare qui la recensione de “Le Anime Morte” con due righe sulla sua vita, che questa volta decido di risparmiarmi, per poter avere un po’ più di spazio e parlare del libro.  [singlepic id=184 w=199 h=318 float=right]Detto questo, passiamo a raccontare qualcosa del libro. “Le veglie alla fattoria di Dikanka” è una raccolta di storie che prendono vita attingendo al folklore Ucraino, ma è anche molto di più, è la costruzione di un mondo, l’Ucraina, sospeso su un caos ribollente da cui fuoriescono diavoli, streghe e fantasmi. C’è chi, come Puškin, ha visto nel Gogol delle Veglie l’allegria, l’umorismo, e chi, come  Nabokov, ha ritenuto che chi vedeva l’allegria in Gogol era una persona “che s’intende poco di letteratura“, decidere quale delle due interpretazioni è la più veritiera è un’impresa che richiede probabilmente una competenza molto superiore alla mia, con Nabokov e Puškin lascio litigare voi. Tuttavia, forse, è possibile intuire il perché di queste due letture, mentre Nabokov arrivava dall’aver già letto l’ultimo Gogol delle Anime morte e del Cappotto, Puškin lo scopriva alla sua prima pubblicazione, ma questa resta un’ipotesi che lascia un po’ il tempo che trova. Fatto sta che delle molte, moltissime, cose che si possono dire sulle Veglie è bene iniziare a metterne qualcuna in tavola. Che le storie siano affascinanti lo considero quasi un dato di fatto, che l’intreccio è spesso così ben costruito da farti entrare nel racconto per seguirne le evoluzioni è un altro rilievo da fare. Quello che però mi ha forse coinvolto ancora di più è la costruzione delle ambientazioni che fanno da contrappunto ai racconti e ai personaggi, la costruzione di un’Ucraina fantastica, di una piccola isola di cosacchi impavidi, furbi, giocatori e sciocchi che camminano sospesi nel vuoto e il cui umore e le cui gesta si rispecchiano nell’ambiente, in descrizioni, come quella citata in apertura. Insomma, un piccolo gioiello, formato da tante perle narrative, idee e figure che solleticano la mente, stuzzicano la fantasia, divertono e fanno pensare, un’opera da leggere e gustare.

Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/.

L’Era Glaciale – ZappAttori

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Sabato 4 dicembre ore 21 & Domenica 5 dicembre ore 18

TEATRO AURELIO
(Largo S. Pio V, 4 – Fermata metro A – Baldo Degli Ubaldi – uscita Piazza Irnerio)

Per info e prenotazioni contattare i numeri: 06 99705058 & 349 3588564

Costo biglietto: intero 12 €, ridotto over 65 e gruppi (min. 6 pers.) 10 €, ridotto disabili e bambini (max. 10 anni) 7 € (Nel costo sono già incluse le 2 € di tessera obbligatoria).

Link utili: Note di Regia, Foto di Anteprima, Sito Teatro Aurelio, evento Facebook Sabato 4 Dicembre, evento Facebook Domenica 5 Dicembre, pagina Facebook degli ZappAttori, sito degli ZappAttori.

    Ode della gelosia

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    Quei parmi in cielo fra gli Dei, se accanto
    Ti siede, e vede il tuo bel riso, e sente
    I dolci detti e l’amoroso canto! —
    A me repente,
    Con più tumulto il core urta nel petto:
    More la voce, mentre ch’io ti miro,
    Sulla mia lingua: nelle fauci stretto
    Geme il sospiro.
    Serpe la fiamma entro il mio sangue, ed ardo:
    Un indistinto tintinnio m’ingombra
    Gli orecchi, e sogno: mi s’innalza al guardo
    Torbida l’ombra.
    E tutta molle d’un sudor di gelo,
    E smorta in viso come erba che langue,
    Tremo e fremo di brividi, ed anelo
    Tacita, esangue.

    Ode della gelosia, Saffo, tradotta da Ugo Foscolo.

    Lettere a Lucilio – Recensione

    Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt difficilia.

    [singlepic id=181 w=200 h=318 float=left] Lanciarsi nella recensione delle Lettere a Lucilio, dopo che persone come Quintiliano e Montaigne, è una manovra piuttosto avventata. Tuttavia, il valore di quest’opera è così grande che anche smettere di parlarne, a solo millenovecentoquarantacinque anni dalla sua ultimazione, è sconsiderato. La forza di quest’opera, in gran parte, risiede nella profonda capacità di Seneca di scavare nell’animo umano, ma anche nella sua abilità di richiamare immagini, sentimenti e paure che attanagliano l’uomo. Affermare che tutta la vita di Seneca sia stata cristallina ed elegante, come il suo stile, non è certamente possibile, ma d’altro canto, il suo inserimento nella storia dell’impero, le vicende degli imperatori Claudio e Nerone, gli hanno reso possibile un’analisi dell’uomo che, per la sua profondità, è anticipatrice di molte situazioni che oggi viviamo. La sua sfida alla morte, la sua risoluzione nel vivere fin quando si deve e non fin quando si può, il richiamo ad essere essenziali, coerenti e contenuti, l’invito a “far pace” con noi stessi, accettandoci, per poter porre poi le basi della conquista della Saggezza. Il suo stile, accompagna questo progetto filosofico, costruendosi su di un doppio binario che mette in contatto continuamente l’Io con l’esterno, costruendo una dialettica filosofica e fruendo di una ampia dose di racconti di vita quotidiana.  Queste 124 epistole si rendono una testimonianza importante della storia dell’uomo e del suo dialogo con l’esistenza e con l’esistente. Un’opera che è dunque da leggere, col giusto tempo, con la dovuta pazienza e con tutta l’attenzione che il Filosofo richiede.

    Recensione pubblicata anche su: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/.