Eros e Civiltà – Recensione

Un saggio di cui mi sono innamorato. [singlepic id=150 w=200 h=351 float=right] Il mio approccio al mondo della psicologia e della filosofia di Freud era un qualcosa di strettamente scolastico, trattato in modo anche piuttosto veloce: i famosi tempi contingentati pre-maturità. Il rapporto con Marcuse era, invece, del tutto inesistente, sentito nominare di sfuggita in qualche lezione, toccato, ma mai approfondito, così quando in libreria mi cade l’occhio sul libro colgo l’occasione per colmare una mia ignoranza. Herbert Marcuse rappresenta, insieme ad Max Horkheimer e Theodor Adorno, la Frankfurter Schule. Tre filosofi in fuga dalla Germania nazista e trasferiti in quel di New York, che hanno sviluppato un approccio alla filosofia e alla sociologia di stampo Neomarxista. Eros e civiltà è uno studio, e una critica, della teoria meta-psicologica freudiana. Dalle tesi filosofiche di Freud sulla nascita della civiltà, la dialettica tra Principio del Piacere, Principio della Realtà e Principio di Prestazione, per dimostrare e suggerire se e come sia possibile edificare una civiltà rispettosa del piacere, al di là dell’alienazione del lavoro e che riesca a ricostruire il giusto rapporto con il regno della fantasia e del sogno. La nascita di una ragione estetica, sensuale in senso Kantiano, il riuscire ad andare oltre, verso una stadio non traumatico di civiltà, ricordando che:

Il progresso al di là del principio di prestazione non viene promosso migliorando l’esistenza presente con l’aggiunta di un po’ più di contemplazione, un po’ più di tempo libero, propagandando e praticando <<valori superiori>>, elevando se stessi e la propria vita. Sono idee che appartengono all’economia culturale dello stesso principio di prestazione. Le lamentele sull’effetto degradante del <<lavoro totale>>, le esortazioni ad apprezzare il bene e le bellezze di questo mondo e di quello al di là, sono esse stesse un fenomeno repressivo in quanto riconciliano l’uomo col mondo del lavoro, lasciando il mondo del lavoro tale e quale. Inoltre rendono un servizio alla repressione facendo divergere lo sforzo proprio da quella sfera nella quale la repressione ha le sue radici, e dove essa si perpetua.

Un saggio da leggere e su cui riflettere, le avvertenze per l’uso sono legate all’aver sotto mano un qualche supporto su cui rispolverare qualche definizione di Freud che l’autore ritiene scontata.

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