L’acqua non si vende!

Sito della campagna referendaria.
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Mappa dei banchetti per firmare.

“Vecchie piante, acqua corrente
che volete voi da me?

La parola onnipossente [singlepic id=106 w=287 h=406 float=right]
nel mio core più non è.

I colori, le canzoni
io vi diedi un dì, lo so;
ma non tinte, ma non suoni
io mai più darvi potrò.

Or tu passi uggiosa e muta
acqua, e il fine tu non sai;
alla mèta sconosciuta
docilmente te ne vai.

Vecchie piante, voi crescete
sotto il sole, sotto il vento,
non più tristi, non più liete
in un cieco assentimento.

Tale adesso ormai sopporta
il suo fato, indifferente,
il mio core, dove è morta
la parola onnipossente.”

Vittoria Aganoor, Ancora nel vecchio parco.

Buon 25 Aprile!

httpv://www.youtube.com/watch?v=Kyj2N4uYOk0

“Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA”

Monumento, di Piero Calamandrei

Somme, controlli e rivisitazioni

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I look into my glass,
And view my wasting skin,
And say, “Would God it came to pass
My heart had shrunk as thin!”

For then, I, undistrest
By hearts grown cold to me,
Could lonely wait my endless rest
With equanimity.

But Time, to make me grieve,
Part steals, lets part abide;
And shakes this fragile frame at eve
With throbbings of noontide.

I Look Into My Glass, Thomas Hardy

I Re del Sole, il racconto dell’astronomia moderna.

Siamo sul punto di realizzare una scoperta sulla natura del cosmo con cui nulla di quanto finora si è immaginato potrà reggere il confronto.”

John Herschel

Un buon saggio scientifico. L’autore, Stuart Clark, di formazione astrofisico, è uno dei giornalisti di astronomia più letto in Inghilterra. Gran parte del suo lavoro è incentrato sulla divulgazione dell’astronomia e della sua storia. S. Clark è un membro della Royal Astronomical Society ed è stato vicedirettore dell’Association of British Science Writers.

Il testo in oggetto è un volumetto di 250 pagine circa, scritto con uno stile chiaro e di stampo giornalistico. I capitoli si avvicendano velocemente ripercorrendo la corsa, iniziata con Galileo Galilei, ma non ancora terminata, per indagare l’immensità del cielo. A far da filo conduttore al racconto è la scoperta e l’indagine scientifica delle macchie solari, che, sin dalla pubblicazione de “l’Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro accidenti” di Galileo Galilei, è stato uno dei cardini della ricerca astronomica. Attraverso le pagine del libro si vedono sfilare i protagonisti, i ricercatori, gli uomini e le donne, che hanno dedicato la loro vita a indagare gli spazi siderali. L’autore riesce ad avvicinarci a loro, a trasmetterci il loro stupore davanti all’immensità e alla forza sconvolgente degli eventi cosmici. Ci mostra quanto sia difficile far accettare una teoria fisica rivoluzionaria, farla comprendere, ottenere i finanziamenti necessari ad allestire laboratori e quanto sia importante il ruolo dello Stato nella ricerca.

Un libro da leggere per comprendere qual è il ruolo di un’astronomia che, per quanto possa essere ritenuta distante dalle possibilità applicative, possiede potenzialità e ricadute nella vita di tutti i giorni di considerevole interesse. Un modo per avvicinarsi ad una scienza lontana, capirne le spinte e stupirsi, in luce di una nuova considerazione, davanti agli eventi del cosmo. Dopo averlo letto non guarderete più il Sole sotto la stessa prospettiva.

Recensione pubblicata su http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com/.

Qualcuno era comunista…

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“Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani “ipotetici”.
E ora? Anche ora ci si sente come in due, da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si era rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.”

Giorgio Gaber, Qualcuno era comunista.