Tè: l’amore e il tramonto

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“Falk: […] Ditemi piuttosto quale fiore in particolare simboleggia l’amore, quale gli somiglia di più.
[…]
Falk: Tante teste, tante opinioni! No, brancolate tutti per vie erronee. Ascoltate il mio paragone, adesso: non fa una grinza, da qualunque lato lo guardiate. Nell’estremo oriente cresce una pianta; la sua patria è nel giardino dei figli del sole…
Le ragazze: È il tè! È il tè!
Falk: Esso dimora in una valle del paese delle fiabe, ben mille miglia oltre gli squallidi deserti; riempimi la tazza, Lind. Grazie. Ha la sua patria dunque nel paese delle leggende; anche l’amore ha laggiù la sua. Soltanto i figli del sole sanno coltivare quella pianta, farla crescere e fiorire. E con l’amore non è la stessa cosa? Una goccia del sangue del sole deve cadere nelle vene, se l’amore vi deve ardere incandescente, e germogliare, e crescere e fiorire ancora.
[…]
Falk: Signore mie, ciascuno ha nella propria anima un pezzettino di <<Celeste Impero>>. Spuntano migliaia di germogli, dietro quella muraglia cinese in rovina che è la timidezza. E le piccole bambole della fantasia sognano lontano, tanto lontano. Per loro raccolgono le prime gemme della terra, senza pensare al raccolto futuro. Vedete infatti il tè che arriva da noi, con gli steli e la sabbia, sta a quell’altro come il lino alla seta.
Guldstad: Parlate del tè nero.
Falk: …che riempie i mercati. Invece, per avere libero transito sino qui, l’amore deve passare per la Siberia delle convenzioni, dove nessun vento di mare potrà danneggiare la merce, poi deve mostrare il sigillo nero apposto dal sagrestano, dall’organista e dallo scaccino, da parte della famiglia, dei conoscenti e del diavolo e di tante altre brave persone senza ripresentare il passaporto che ottenne direttamente dal buon Dio. E poi l’ultimo grande punto di somiglianza: considerate come la mano della libertà s’è posata pesantemente sul Celeste Impero in estremo oriente; la sua Grande Muraglia va in rovina, la sua potenza politica è vinta mentre hanno impiccato l’ultimo mandarino leggittimo e mani profane hanno raccolto il tè. Tra poco questo Impero d’Oriente non sarà più che una leggenda, una saga a cui nessuno crederà; e del resto tutto il mondo ingrigisce in un grigiore uniforme; abbiamo distrutto il paese del meraviglioso. Ma allora dov’è l’amore? È sparito anche lui. Ebbene allora che scompaia quello che è troppo bello per la nostra età… via, un brindisi col tè in onore di questo amore che è morto.”

Ibsen, La commedia dell’amore – atto secondo